Dalla Marsica al Madagascar: la speranza fiorisce tra la polvere. Tre nuove aule, acqua e cura nel diario della missione di Africa Mission Cattedrale di Avezzano

AVEZZANO – Ci sono luoghi sulla Terra dove il tempo sembra scorrere secondo un ritmo antico, scandito non dalle lancette degli orologi, ma dalla polvere delle strade sterrate, dai tramonti rossi come il fuoco e dal battito sordo di cuori che non smettono mai di sperare. Il Madagascar è uno di questi luoghi. E per i volontari dell’associazione Africa Mission Cattedrale di Avezzano, reduci dalla loro intensa missione vissuta dal 18 settembre al 6 ottobre, questo viaggio non è stato soltanto una verifica sul campo: è stato un vero e proprio tuffo nel cuore vibrante dell’umanità.

I loro racconti e le loro immagini, filtrate attraverso lo schermo dello smartphone, hanno letteralmente contagiato il web, superando le cinquantamila visualizzazioni. Ma per chi era lì, immerso nel rosso della terra africana, la realtà travalica ogni schermo.

La festa ad Ambohimitombo: tre aule, un pozzo e quattrocento volti in festa

Il cammino inizia a Ambohimitombo, un piccolo villaggio incastonato tra le montagne. Qui, l’aria profuma di festa e di futuro. Sotto gli sguardi curiosi e vivaci di circa 450 persone accorse dai paesi vicini, sono state ufficialmente inaugurate tre nuove aule scolastiche e un pozzo d’acqua potabile che già da giugno lavora per dissetare e nutrire la comunità.

Suor Georgette, trasferitasi da appena un mese insieme a due consorelle, stringe le mani dei volontari con un’emozione profonda:

«Siamo grati a voi benefattori per aver dato la possibilità a questi 100 bambini di avere nuovi spazi per proseguire gli studi in questo piccolo paese tra le montagne.»

Attorno a lei, centinaia di bimbi poveri festeggiano, riempiendo l’aria di risate e condividendo un pasto caldo alla mensa del villaggio.

Tra cura e consolazione: la carezza nei luoghi del dolore

Andare in missione significa anche toccare con mano le ferite più profonde della povertà. Nei giorni successivi, il viaggio si fa silenzioso e riflessivo nella visita al dispensario di Imady, al nuovo punto nascite, al tubercolosario e al lebrosario. Lì dove la malattia tenta di spegnere la dignità, il supporto alla comunità non è mai mancato con alimenti, medicinali e vari materiali.

Poi si sale verso Tsaravavaka, all’orfanotrofio. Ritrovare questi bambini, visti crescere in questi anni con i loro sorrisi e la loro vitalità pur non avendo un’altra famiglia se non questa comunità, è una lezione di vita. C’è gioia nei loro occhi, ma anche bisogni concreti.

«Come tutti i bambini crescono ed hanno bisogno di scarpe ed indumenti nuovi a cui noi non riusciremo sempre a far fronte», confida la direttrice, chiedendo un ulteriore supporto per le continue necessità.

Ma la risposta dei volontari è prima di tutto umana: un pomeriggio di canti, danze e un indimenticabile cioccolata party trasforma le mancanze in un momento di pura felicità condivisa.

Belupaka: la sfida oltre l’impossibile

Raggiungere la missione nel villaggio di Belupaka è stata forse l’impresa più ardua. La collaborazione con questa comunità è iniziata da qualche anno, ma la posizione geografica e i tempi per raggiungere il posto ne avevano reso difficoltoso il raggiungimento. Questa volta, nonostante le condizioni avverse e le difficoltà logistiche che hanno remato contro, i volontari sono riusciti ad arrivare di persona.

L’impatto è forte: costruzioni di paglia e fango, sporadiche case in mattoni, piccole bancarelle di frutta e verdura, e tanta curiosità verso quegli uomini bianchi venuti da lontano. La sensazione e poi la certezza: è un luogo con estrema povertà. Nel dispensario tenuto dalle suore si registra un continuo movimento giorno e notte, dove le patologie sono le più disparate e la malaria la fa da padrona.

Ritorno alla Capitale e lo sguardo rivolto a casa

Rientrati nella capitale, si incontrano altre due comunità in crescita. Soprattutto quella vicino all’aeroporto, dove il numero dei bambini è cresciuto a dismisura: da 45 dello scorso anno si è passati a più di 140, e per la limitata presenza di aule di più non se ne riescono ad ospitare. Di pari passo, la mensa per i bambini poveri ha avuto un incremento numerico simile.

Si lascia il Madagascar dopo aver accolto e recuperato situazioni di abbandono di minori, predisposto nuovi ambienti scolastici e presi in carico altri edifici da terminare. La richiesta di adozioni a distanza si è fatta importante, e una prima risposta sarà data con l’arrivo degli alimenti contenuti nel container in arrivo a breve.

La solidarietà continua ad Avezzano

Il viaggio in Madagascar si è concluso, ma la vera missione continua. I volontari dell’associazione sono in continuo movimento: nella sede di Via Marconi 68 sotto la Cattedrale ad Avezzano si sta allestendo il grande presepe e il mercatino dell’artigianato, predisponendo mercatini di Natale, testimonianze nelle scuole e nelle parrocchie e serate di spettacoli.

Le occasioni e le attività per essere parte viva della solidarietà sono a disposizione di tutti coloro che vorranno avvicinarsi.