L’Abruzzo che muore di lavoro e spopolamento: la Confsal affonda i bluff dei dati e chiede un tavolo d’urgenza alla Regione
L’AQUILA – Stipendi erosi da un’inflazione galoppante, servizi ridotti al lumicino, giovani costretti alla fuga e una scia di sangue nei luoghi di lavoro che non accenna a fermarsi. È un atto di accusa durissimo quello sferrato da Marcello Vivarelli, Segretario Regionale della Confsal Abruzzo, che scoperchia la contraddizione tra la propaganda dei dati macroeconomici e il dramma quotidiano vissuto dalle famiglie e dai lavoratori abruzzesi.
A far traboccare il vaso è stato un bilancio tragico: tre morti sul lavoro in una sola settimana sul territorio regionale. Un bollettino di guerra intollerabile che ha spinto il sindacato a richiedere ufficialmente e con carattere d’urgenza la convocazione di un tavolo di crisi permanente a Regione Abruzzo, Provincia dell’Aquila e Comune dell’Aquila.
“Un paradosso non più sostenibile”
La denuncia di Vivarelli punta il dito contro l’illusione delle statistiche ufficiali che dipingono scenari di ripresa ma nascondono una crisi sociale profonda.

«I dati sulla crescita economica e sull’occupazione raccontano solo una parte della realtà — incalza il segretario della Confsal Abruzzo —. La verità che vivono ogni giorno le famiglie è fatta di impoverimento progressivo e di un’inaccettabile scia di sangue nei cantieri. Siamo di fronte a un paradosso non più sostenibile: da un lato gli indicatori mostrano numeri positivi sulla carta, dall’altro le tasche dei lavoratori si svuotano, i nostri borghi perdono abitanti e nelle aziende si continua a morire. Se uno stipendio non consente di vivere con dignità e non vengono garantite le condizioni minime di sicurezza, non siamo di fronte a uno sviluppo, ma a un fallimento umano e sociale».
Fuga dalle aree interne e precarietà: una scelta politica
Per la Confsal, la condanna allo spopolamento delle aree interne e l’impoverimento dei ceti medi non sono il frutto della fatalità o del destino, bensì il risultato diretto di precise scelte: tagli indiscriminati ai servizi essenziali come sanità, trasporti e scuola, combinati con la precarietà dilagante e salari da fame.
L’appello alle istituzioni: “Servono controlli e impegni immediati”
Di fronte a questa emergenza, la richiesta inviata ai palazzi della politica locale e regionale è secca e inderogabile. Non c’è più spazio per il rinvio o per le passerelle della burocrazia.
«Regione, Provincia e Comune devono assumersi la responsabilità strategica di intervenire — conclude Vivarelli —. Servono controlli stringenti nei cantieri, incentivi e clausole sociali per il lavoro di qualità, insieme a un piano straordinario di investimenti e servizi per le aree interne. Non c’è più tempo per i rinvii né per le sole analisi statistiche: occorrono impegni precisi e risposte immediate per ridare speranza, dignità e sicurezza ai lavoratori. Attendiamo una convocazione a stretto giro».
