La Banda della Magliana sul palco, ‘Romanzo criminale’ diventa opera lirica

(Adnkronos) – Un’opera lirica tratta da “Romanzo criminale” è “un sogno che si avvera”. Lo scrittore Giancarlo De Cataldo sceglie parole semplici, ma cariche di significato, per raccontare il passaggio di una delle sue opere più celebri dal romanzo al melodramma. Un approdo inatteso, almeno all’apparenza, che nasce dalla scoperta progressiva di un mondo, quello dell’opera, al quale lo scrittore si è avvicinato negli ultimi anni “in punta di piedi”, fino a definirsi un “neo-melomane”. Adesso, quella passione si traduce in una nuova esperienza creativa: venerdì 23 ottobre, alle ore 20, nella Sala Grande del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, va in scena la prima rappresentazione assoluta di “Romanzo criminale”, opera lirica tratta dal romanzo pubblicato nel 2002, con le musiche di Nicola Piovani, che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Maggio. 

“Mi sembra ‘spericolata’ l’idea di aprire una pista nell’opera”, confessa De Cataldo, “e mi piace enormemente farlo con Nicola Piovani e di farlo al Maggio Fiorentino”. È proprio in questa definizione, “spericolata”, che si concentra il senso dell’impresa: affrontare una storia già diventata un riferimento della narrativa italiana contemporanea, passata attraverso il cinema con il film di Michele Placido e la televisione con la serie diretta da Stefano Sollima, significa accettare il rischio di cambiarne ancora una volta forma e prospettiva. Per lo scrittore, però, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino rappresenta il luogo giusto per questa sfida. Un teatro nel quale, osserva, la “tradizione del nuovo” costituisce una cifra distintiva, dove sperimentazione e contaminazione tra le arti possono trovare spazio e concretezza. Non una semplice trasposizione, dunque, ma un confronto con le possibilità del linguaggio lirico, chiamato a restituire la forza dei personaggi attraverso il canto, la musica e l’azione scenica. 

Il primo elemento che De Cataldo mette in evidenza, parlando dell’impianto narrativo, è una scelta precisa: “Romanzo criminale” non è un “racconto politico”. I grandi eventi storici che accompagnano le vicende della Banda della Magliana nel romanzo resteranno fuori dal centro della narrazione. Sopravvive invece il nucleo più forte della storia originale, quello che ruota attorno ai protagonisti, alle loro ambizioni, alle passioni e ai rapporti di potere che ne determinano l’ascesa e la caduta. A raccontare la vicenda sarà Patrizia, interpretata da Vanessa Goikoetxea, figura femminile che assume un ruolo decisivo nell’economia dell’opera. “Bellissima prostituta”, la definisce De Cataldo, ma soprattutto personaggio capace di attraversare e comprendere il mondo criminale senza appartenervi secondo le stesse regole dei suoi uomini. È lei, nella visione dell’autore, a incarnare “l’eterno spirito della città di Roma, unica vera regina in un mondo di strada che logora un re dopo l’altro”. 

In questa immagine si trova una delle chiavi più interessanti della nuova opera. Gli uomini della Banda si contendono il dominio, costruiscono alleanze, tradiscono, accumulano potere e finiscono per esserne divorati. Patrizia, invece, resta la voce che osserva e restituisce il senso di una parabola collettiva. Roma non è soltanto lo sfondo geografico della storia: è una presenza che sopravvive ai suoi protagonisti, spettatrice di un mondo nel quale nessuna conquista sembra destinata a durare. La scelta di concentrare il racconto sui personaggi risponde anche alle esigenze del teatro musicale, dove il tempo della narrazione impone sintesi e selezione. “Per il resto domina l’italiano, una scelta stilistica precisa”, spiega De Cataldo, riferendosi alla lingua dell’opera, che concede spazio soltanto a poche espressioni legate all’universo originario del romanzo: “Stecca para pe’ tutti”, lo slogan che coincide con l’atto fondativo della Banda, e “fero”, il ferro, la pistola senza la quale non può esserci scalata criminale. Sono dettagli che conservano l’identità di quel mondo senza trasformare il dialetto in un esercizio di colore locale. La lingua diventa così parte integrante della costruzione drammaturgica, capace di mantenere il legame con la storia originale e, allo stesso tempo, di adattarsi alle esigenze del canto. 

A raccogliere la sfida musicale è Nicola Piovani, Premio Oscar nel 1999 per la colonna sonora di “La vita è bella” di Roberto Benigni. Compositore e direttore d’orchestra, Piovani firma la partitura e sale sul podio per dirigere l’Orchestra e il Coro del Maggio. Per lui si tratta della terza opera lirica, dopo “Amorosa presenza” e “Il labirinto di Creta”. 

Il compositore non nasconde le difficoltà di un progetto che deve confrontarsi con un romanzo e un film già profondamente radicati nell’immaginario collettivo. “Progettare una nuova opera musicale è un’idea appassionante e gioiosa, ma piena di molti interrogativi e di un po’ di paura”, ha dichiarato, riconoscendo nel teatro musicale una delle forme artistiche più alte, proprio per la capacità di unire poesia, canto, azione scenica e colori orchestrali. “Romanzo criminale è il titolo di un grande libro e di un grande film. Provare a farlo diventare un’opera all’altezza non sarà facile, ma le scommesse difficili mi affascinano”. L’incontro con De Cataldo si è rivelato, secondo Piovani, particolarmente naturale: alla forza della trama si unisce la sensibilità di un librettista che conosce e ama il mondo dell’opera. Accanto a loro, Massimo Popolizio contribuisce alla costruzione dello spettacolo con la propria esperienza teatrale e con una conoscenza diretta della storia, maturata anche attraverso l’interpretazione del Terribile nel film di Michele Placido. 

Il progetto, promosso congiuntamente dalla Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e dalla Fondazione Musica per Roma, riunisce così tre personalità che affrontano la medesima vicenda da prospettive differenti: la scrittura narrativa e drammaturgica di De Cataldo, la ricerca musicale di Piovani e la visione scenica di Popolizio. 

Proprio Massimo Popolizio individua nella contemporaneità della vicenda una delle maggiori difficoltà della regia. Il suo rapporto con “Romanzo criminale” attraversa diverse fasi: prima la lettura del libro, poi l’esperienza cinematografica nel ruolo del Terribile, infine la responsabilità di dirigere l’opera lirica. “Ogni volta che un’opera letteraria passa da un linguaggio a un altro inevitabilmente si trasforma”, osserva. La trasformazione, però, non può essere soltanto formale. Il nuovo linguaggio deve trovare una propria necessità teatrale, senza limitarsi a riprodurre quanto il pubblico già conosce. 

Nel caso di “Romanzo criminale”, il problema è particolarmente evidente: “Una pistola è una pistola. Un coltello è un coltello. Non c’è la spada: non sto trasferendo qualcosa di ‘antico’ nel presente o qualcosa che appartiene a un’altra epoca. Siamo nel contemporaneo e, dal punto di vista della regia, questo rende tutto più difficile”. La violenza, quindi, non può diventare un elemento spettacolare fine a sé stesso. Il rischio, spiega Popolizio, è quello di mettere in scena dei “cattivi che fanno i cattivi”, riducendo i personaggi a una rappresentazione univoca della ferocia. Al contrario, la regia punta a una dimensione più epica, senza caricature e senza retorica. Anche la ricostruzione visiva segue questa linea. Le scene sono firmate da Margherita Palli, i costumi da Silvia Aymonino, le luci da Pasquale Mari, la coreografia da Michele Abbondanza e le immagini da Jacopo Stoppa. I costumi evocano gli anni delle vicende attraverso giacche di pelle, jeans e silhouette riconoscibili, ma senza fissare con eccessiva precisione un riferimento cronologico. L’obiettivo è suggerire un ambiente, lasciando ai personaggi il centro della scena. 

La scelta di portare Romanzo criminale al Maggio Musicale Fiorentino nasce anche dalla convinzione del sovrintendente Carlo Fuortes, che ha sostenuto il progetto fin dalle sue prime fasi. “Ero e sono fermamente persuaso che Romanzo criminale potesse essere una storia in grado di raggiungere il palcoscenico dell’opera lirica per poter parlare al pubblico di oggi”, afferma Fuortes. Una storia “profondamente romana”, ma capace di raggiungere una dimensione universale attraverso il racconto di ambizioni, passioni, tradimenti e destini che si intrecciano con la memoria collettiva. È un principio che appartiene alla stessa tradizione del melodramma, da sempre capace di confrontarsi con il proprio tempo. L’approdo di un romanzo contemporaneo sul palcoscenico lirico non costituisce quindi una rottura con il passato, ma un modo per rinnovare una forma artistica che trova nella relazione tra parola, musica e azione una delle proprie ragioni fondamentali. 

Accanto a Vanessa Goikoetxea (Patrizia), che torna al Maggio a un anno dal successo del Macbeth dello scorso ottobre. Anthony Ciaramitaro vestirà i panni del Dandi, Matteo Desole quelli del commissario Scialoja, Toni Nežić interpreterà il Terribile, Carlo Raffaelli sarà il Libanese, William Hernández il Bufalo e Alberto Petricca il Freddo. Completano il cast Valentina Pernozzoli nel ruolo della Madre del Libanese, Davide Zaccherini in quello di Gemito e Ilaria Monteverdi come giovane prostituta. Lorenzo Fratini è il maestro del Coro del Maggio. 

La prima rappresentazione di venerdì 23 ottobre sarà seguita da tre repliche: domenica 25 ottobre alle ore 15.30, mercoledì 28 ottobre alle 20 e sabato 31 ottobre alle 17. L’opera sarà trasmessa da Rai Cultura in prima serata su Rai 3 venerdì 23 ottobre alle 21.20, con la regia televisiva di Claudia De Toma. Nel 2027 arriverà anche a Roma, all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. (di Paolo Martini) 

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