A Capistrello una targa per Giovanni Palatucci, il questore di Fiume che aiutò migliaia gli ebrei

Capistrello – In occasione dell’anniversario della scomparsa dell’ex questore di Fiume, Giovanni Palatucci, avvenuta il 10 febbraio 1945, nel campo di concentramento di Dachau, questa mattina si è tenuta una cerimonia a Capistrello durante la quale è stata piantumata una pianta e scoperta una targa a memoria del Questore di Fiume, Medaglia d’Oro al Merito Civile e riconosciuto Giusto tra le Nazioni per aver salvato dal genocidio migliaia di ebrei. 

La cerimonia presso la Sala del Consiglio Comunale

La targa che si trova nella piazza recentemente realizzata nei presso del municipio del Paese, è stata scoperto alla presenza del Commissario di Avezzano Roberto Di Nino, del comandante della Stazione dei Carabinieri di Capistrello Maresciallo Luciano Di Giosia, del Sindaco Francesco Ciciotti, della Comandante della Polizia Locale di Capistrello Dott.ssa Angela Biancone, del Parroco Don Antonio Sterpetti, degli agenti di Polizia in alta uniforme e dei membri di giunta e consiglio dell’amministrazione Comunale del paese.

La storia di Giovanni Palatucci

Giovanni Palatucci

Giovanni Palatucci nacque a Montella, il 31 maggio 1909, è stato un poliziotto italiano, vice commissario aggiunto di pubblica sicurezza e Medaglia d’oro al merito civile. Inizialmente addetto all’ufficio stranieri dal 12 novembre 1937 e poi reggente della Questura di Fiume sino al 13 settembre 1944, quando fu arrestato dai tedeschi delle SS e internato il 22 ottobre successivo nel campo di concentramento di Dachau con il numero 117826, dove morì di stenti il 10 febbraio 1945, 78 giorni prima della liberazione del campo.

Il padre di Giovanni Palatucci lo avrebbe voluto avvocato in Irpinia, ma lui, dopo il Liceo a Benevento, era partito, era il 1930, per il servizio militare in Piemonte. Di stanza a Moncalieri, si laureò in Giurisprudenza a Torino all’età di 23 anni e pochi anni dopo divenne vice Commissario aggiunto di P.S. e nel 1938 divenne Commissario e poi Questore reggente, con la responsabilità dell’Ufficio stranieri. Grazie a questo ruolo, con le leggi razziali in vigore, svolse con gran rischio personale un’intelligente attività a favore di ebrei italiani e stranieri.

Un murale in memoria di Palatucci

Distruggendo archivi e procurando documenti falsi, abbia, nel giro di sei anni, ha salvato dalla deportazione (anche con la collaborazione di uno zio, vescovo della Diocesi di Campagna) almeno cinquemila persone. Palatucci continuò la sua generosa attività anche durante l’occupazione nazista di Fiume. Ad un certo momento il C.L.N. fiumano, nel quale Palatucci era entrato con il nome di dott. Danieli, fu informato che i nazifascisti avevano cominciato a sospettare della sua attività; a Palatucci fu consigliato di mettersi in salvo, ma lui rifiutò: una sua fuga, disse, avrebbe messo in difficoltà i sottoposti che lo avevano aiutato. Arrestato nella sua casa, il 13 settembre del 1944, dalla polizia di sicurezza germanica, il Questore di Fiume – che non aveva fatto nomi nonostante le torture – fu condannato a morte per “cospirazione e intelligenza con il nemico”.

Ingresso campo di concentramento

La pena fu poi commutata nella deportazione e, quaranta giorni dopo l’arresto, Giovanni Palatucci entrava nel campo di Dachau con il numero di matricola 117826. Vi sarebbe morto, in seguito agli stenti e alle sevizie patite, due mesi prima della liberazione del campo. Per lungo tempo in Italia, fuori della ristretta cerchia degli specialisti e dei compaesani, il nome di Giovanni Palatucci è stato quello di uno sconosciuto ma nel 1990 lo Yad Vashem, l’Ente nazionale per la memoria della Shoah dello stato di Israele, lo ha dichiarato Giusto tra le nazioni.

È stato merito di Goffredo Raimo, con il suo libro A Dachau, per amore, del 1989, se il nome di Palatucci è tornato nella memoria storica del nostro Paese, tanto che nel 1995, in occasione della festa della Polizia, l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, conferì a Palatucci la Medaglia d’Oro al merito civile alla memoria. A questo tardivo riconoscimento, seguì, nell’aprile del 2000, uno “speciale” della trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?“; nel settembre del 2001, la RAI ha dedicato all’eroico funzionario di Polizia uno sceneggiato in due puntate dal titolo Senza confini. Il Vaticano, dal 2004, lo ha proclamato “Servo di Dio”, titolo attribuito alle persone per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione. Mentre il 13 settembre 2006 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione della manifestazione promossa dal Comitato Giovanni Palatucci, per presentare il volume Bad Times, Good People, sulla vita dei deportati nel campo di concentramento di San Bartolomeo, ha inviato al Presidente del Comitato, dott. Michele Aiello, un messaggio in cui ricorda la figura del dott. Palatucci, ultimo Questore di Fiume italiana, morto nel campo di sterminio di Dachau, come “esempio eroico di coraggio e solidarietà a tutela del valore più alto proclamato dalla Costituzione repubblicana, la dignità umana. La sua straordinaria lezione di generosità e di altruismo ha contribuito a riscattare il nostro Paese dalla vergogna delle leggi razziali dimostrando come in significative occasioni gli italiani seppero anteporre le ragioni della loro coscienza alla violenza della dittatura. La testimonianza di tutti coloro che hanno vissuto quei drammatici avvenimenti richiama ancor oggi al dovere della memoria, soprattutto nel rapporto con i giovani, affinché si consolidi il rifiuto dell’intolleranza, e dell’odio razziale, e si diffonda il ripudio di ogni forma di intolleranza in favore del rispetto delle diverse identità culturali e religiose dei popoli.”

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