“Adua del lampionaio”: il nuovo lavoro della scrittrice marsicana Flora Fusarelli
Avezzano – “Ogni sera al calar del sole, suo padre usciva e si fermava sotto ogni lampione. Appoggiava la scala e saliva ad accendere la luce con una sostanza infiammabile, che aveva un odore forte che ad Adua piaceva moltissimo. … Biagio, suo padre, portava la luce. Era un lampionaio e, per questo motivo, per tutto il paese, lei era “Adua del lampionaio”. La ragazza impazziva per questa cosa; e andava immensamente fiera e lo ripeteva ogni volta che ne aveva occasione. Adua aveva un debole smisurato per suo padre, che la ricambiava in modo assoluto anche se non lo dava a vedere…”


“Adua del Lampionaio”, uscito da pochi giorni, è il nuovo romanzo della scrittrice marsicana Flora Fusarelli edito da Arkadia. Ancora un approfondimento del mondo femminile che l’autrice prosegue dopo le sue due precedenti opere: “Il sapore del buio” e “Le deboli”. Le protagoniste femminili dei romanzi di Flora Fusarelli sono donne speciali, forti, che affrontano la vita con il cuore aperto e le braccia spalancate, ma troppo spesso lasciate a lottare da sole.
Adua perde l’amato padre e tre dei suoi piccoli fratelli nel terremoto del Marsica del 1915: la madre era morta poco prima, all’improvviso, lasciando la famiglia nel dolore.
“Adua Balzo è una bambina come tante. Vive in un piccolo paese dell’entroterra abruzzese con la sua famiglia: la madre Vitina, il padre Biagio (il lampionaio del paese), la sorella maggiore, Nilde, e quattro fratellini più piccoli. Il terremoto del 1915 nella Marsica e i lutti familiari sconvolgeranno la quiete della famiglia di Adua e del paese intero e, come se non bastasse, la guerra aggiungerà patimento al patimento. I costi e i danni di tali eventi si riverseranno tra la gente che perderà ogni cosa, ma non la dignità. Drammi storici e naturali, malattia mentale, omosessualità, colpi di scena, personaggi eccentrici, macchinazioni interiori e forza si fondono in un affresco di vita comune. Le esistenze scorrono, cambiano, si incrociano e finiscono. Ognuno si perde in sé stesso nel tentativo di superare le avversità. Si cerca di sopravvivere con le unghie e con i denti. Adua – diventata donna – resiste, combatte, spera, cade e si rialza, cura le sue ferite e quelle degli altri, impara a farsi forza e a reagire, ma il peso che grava sulle sue spalle diventa sempre più difficile da sollevare e la spinge verso il buio”. (sinossi)
