Aggressione a Don Francesco. Lobene: «La sua forza un esempio, ma niente accuse alla famiglia dell’aggressore»

E per noi anche il diritto di cronaca ha dei limiti

TRASACCO – Migliorano le condizioni di salute di Don Francesco Grassi, dimesso dall’ospedale civile di Avezzano e tornato a casa sua, a Trasacco.

Anche se ancora scioccato e impaurito per l’accaduto, il parroco ha scelto di reagire immediatamente all’episodio e di stare vicino alla sua comunità che, in queste ore di grande apprensione, si è stretta attorno a lui.

Nella mattinata ha ricevuto i parenti stretti del suo aggressore, con i quali ha interloquito a lungo in un momento di grandi emozioni.

«Don Francesco è il nostro parroco – dichiara il sindaco Cesido Lobene – nonché un punto di riferimento per la collettività e per tutto il tessuto sociale di Trasacco.

È la nostra guida spirituale e il nostro confidente ma, soprattutto, è nostro amico.

Quanto accaduto è ingiustificabile e ci ha scossi tutti nell’anima, ma il suo coraggio e la sua voglia di lasciarsi alle spalle questo brutto episodio sono un esempio da seguire.

Lo aspettiamo a braccia aperte, desiderosi di vederlo presto al suo posto nella nostra bellissima chiesa.

Al tempo stesso mi appello a tutti affinché i famigliari dell’aggressore non vengano coinvolti in questa vicenda, poiché estranei ai fatti e senza alcun legame con l’accaduto.

Invitiamo – conclude Lobene – alla preghiera ed alla vicinanza alla famiglia».

Le nostre considerazioni

Il comportamento esemplare di Don Francesco Grassi, una famiglia che sente il peso della responsabilità dell’azione di un congiunto,  un sindaco che prova sulla propria pelle i dolori della sua gente, un’intera comunità che ha giustamente condannato il gesto, ma nel contempo ha cercato di capire come si sia potuto arrivare a tanto e che cosa si muovesse nell’animo dell’anziano, provato anche da profondi dolori, ci devono ricordare che il giudizio, il racconto impietoso e dettagliato di ogni singolo momento dell’episodio, sbattuto su alcuni giornali, non è più, a nostro avviso, diritto di cronaca.

Si tratta di un atto dove deontologia ed etica vengono cancellati per dare in pasto una vicenda che ha mille risvolti e che nessuno di noi può, al momento, valutare, ammesso che ciò ci sia concesso.

Sia di esempio per tutti la lezione di solidarietà e vicinanza che questo paese, con parroco e sindaco in primis, ha dato in questa triste vicenda.

Per quanto ci riguarda, noi continueremo a fare il nostro tipo di informazione, ricordando sempre che dietro ogni fatto di cronaca, anche il più scabroso, non c’è solo “un colpevole” ma ci sono anche persone, figli, nipoti, bambini che, seppur indirettamente, vengono travolti da uno tsunami emotivo difficilmente gestibile.

E a noi tutto ciò non piace.

Affatto.

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