Al Castello di Celano la storia di Mastro Tonino. Viaggio nel passato e nelle tradizioni d’Abruzzo

CELANO – Le piccole storie messe assieme fanno la storia dell’umanità. Le piccole storie spesso hanno come protagonisti grandi uomini, come Mastro Tonino, artigiano del legno. La sua incredibile avventura, che parte dall’entroterra abruzzese, verrà raccontata ai celanesi domenica 1° dicembre, e dove, se non nel suggestivo scenario del Castello Piccolomini.

L’epoca della globalizzazione più sfrenata, della produzione e commercializzazione di beni e servizi sempre più di massa, porta spesso a dimenticare che in passato ci sono state attività e tanti mestieri che hanno contribuito alla crescita dei nostri territori. Piccole botteghe, spesso incastonate nelle facciate delle abitazioni, che hanno fatto la storia del nostro Paese. La grande distribuzione e produzione ha fagocitato tutto questo, ha rubato la magia delle arti e delle professioni, tramandate per generazioni, creando un vuoto di memoria, soprattutto nelle giovani generazioni, che non conoscono la storia di tali eccellenti attività. La storia appunto, la si può oggi raccontare? Sì, attraverso gli occhi dei suoi protagonisti e cioè attraverso gli occhi di Mastro Tonino appunto, si può parlare di amore, per la propria terra, per il proprio passato, per le proprie radici. Uno spaccato di vita incontaminato, insomma.

Ed è partendo da questo scenario che, l’artigiano Antonio Palmerio il “Mastro” di Pretoro, provincia di Chieti, ormai conosciuto in tutto il mondo, sarà protagonista a Celano il 1 dicembre alle ore 16 presso il Castello grazie alla presentazione del libro di Fabrizio Fanciulli, ‘L’uomo di legno’. La bottega di Mastro Tonino è ricca di opere e di fatica, è un vero museo. Eppure Palmerio schivo e solitario, sa anche aprire il suo cuore e la sua “casa” al pubblico per mostrare i gioielli che custodisce gelosamente, e raccontare storiche verità. Di questo e tanto altro parlerà l’autore del libro molto impegnato nella cura e nella valorizzazione dell’amato borgo di Pretoro. Si parlerà dell’ultimo dei fusari d’Abruzzo, della sua vita, del suo amato lavoro che lo porta quotidianamente a riprodurre opere universali in legno. L’appuntamento voluto dal Castello Piccolomini di Celano (Polo Museale dell’Abruzzo diretto dalla Dott.ssa Lucia Arbace, ingresso gratuito), vedrà anche i saluti del sindaco del comune, Settimio Santilli. Modera l’evento la giornalista pescarese Alessandra Renzetti.

Il libro che verrà presentato alla comunità celanese è stato premiato a Napoli con la segnalazione di Giuria al Golden Books Award 2019 ed a Firenze lo scorso 13 ottobre in occasione dell’appuntamento “Ut Pictura Poesis 2019”. Un ulteriore approfondimento sull’artigiano di Pretoro sarà offerto dal docufilm realizzato dalla fotografa Stefania Proietto. Prestigiosi riconoscimenti per chi, oggi più che mai, è un vero richiamo soprattutto per i più giovani sbalorditi dinanzi alle splendide opere in legno realizzate da quel “Mastro” che, quasi come un eremita moderno ma pieno di magia, trascorre le sue giornate a “creare” in solitudine nel cuore della Majella.

A Celano, insomma, è sempre più tempo di cultura, e per i più orgogliosi delle proprie origini, è tempo di conoscere l’Abruzzo in ogni suo angolo. Ed allora concediamoci una piccola licenza riportando un brevissimo stralcio del libro di Fanciulli, bello ed interessante: “In una fredda giornata di gennaio, in un piccolo borgo di montagna, dove un silenzio assordante all’apparenza fa sembrare le giornate tutte uguali, si sente un ticchettio regolare, un ritmato pulsare di qualcuno intento a scandire il tempo”. E’questa solo una scena apparentemente ordinaria vissuta nel borgo di Pretoro che con le sue tradizioni e le sue incancellabili tracce di un passato ricco di testimonianze. Un angolo di paradiso d’Abruzzo, vivo e “romantico”, dove il tempo sembra essersi fermato, eppure anche il silenzio parla, anche il vento accarezza, anche il sole bacia e la montagna Madre: la signora Majella incanta con il suo splendido profilo di fertile donna. Un Abruzzo ancora forte e laborioso, custode indomabile delle proprie arti e tradizioni, dove la globalizzazione non sembra attecchire. Non ancora, per fortuna.

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