Alieni in Abruzzo. Dalla mega base nel Monte Meta alla famiglia extraterrestre che si stabilì a Pescara

Dopo il precedente articolo sui fantasmi in Abruzzo, cosa ne direste se trattassi di alieni o meglio di una base aliena proprio nella Regione? Magari veniamo a scoprire che i marziani vanno matti per gli arrosticini e le pallotte cacio e ova a tal punto da stabilirsi qui! Volete sapere dove è situata la base? Eccovi la rivelazione: sul Monte Meta, nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ma la cosa, come vedremo, coinvolge anche Pescara! Pare che gli alieni, abbiano, sotto al monte, una loro base della lunghezza di trecento chilometri che si estende da Ortona a Rimini. Come se non bastasse un gruppo di extraterrestri, mezzo secolo orsono, hanno stretto amicizia con dei pescaresi e la vicenda balzò all’onore delle cronache proprio con il nome di “Il caso Amicizia”, ad indicare, non solo un incontro ravvicinato del IV tipo, tra la specie umana e quella extra-terrestre, ma un vero e proprio sodalizio, destinato a chissà cosa…

Monte Meta

Quella del Monte Meta è una storia che in passato (anni ’50 e ’70) venne subito tacitata e che va, pertanto, presa “cum grano salis”. Tutto ebbe inizio quando un satellite spia del Pentagono avrebbe trovato nella zona del Meta una cavità dentro alla montagna che sembrava, all’apparenza, essere stata scavata artificialmente. Qui inizia la fantascienza: Il satellite avrebbe scoperto anche due grandi scudi energetici a protezione di un ampio passaggio sotterraneo lungo fino al centro della montagna. Secondo testimonianze rimaste sconosciute, l’ingresso di questo tunnel era sbarrato da un enorme cancello di pietra. Tre membri di una presunta squadra di ispezione dei servizi segreti statunitensi sarebbero morti fulminati da un repentino attacco cardiaco solo per averne sfiorata la superficie. Come entrare? Cerca che ti ri-cerca, alla fine fu trovato il modo di aprire lo sbarramento svelando l’accesso ad una “Grande Galleria” che portava ad una sorta di auditorim.  Nascosta dietro un pannello, su di un piedistallo, sarebbe stata rinvenuta, poi, un’anfora contenente polvere bianca finissima, che pare fosse un prodotto ricavato dall’oro monoatomico. Tale sostanza, se stimolata correttamente, avrebbe la capacità d’invertire il processo d’invecchiamento e questa parrebbe essere una buona motivazione per insabbiare la faccenda, riservando la scoperta a pochi.

L’oro monoatomico è una vecchia storia… . Tale Sir Laurence Gardner, sostiene che esiste la possibilità di riprodurre l’ “oro monoatomico”, che consisterebbe, per chi vuole saperlo, di  una sostanza in grado, di entrare in risonanza col DNA umano. Tale sostanza sarebbe ottenuta dall’oro puro modificandone la disposizione degli atomi. Sottoposta la cosa al CICAP ecco una parte della risposta: “Dal punto di vista scientifico si tratta di puri vaneggiamenti privi di alcun senso. […] Se invece per monoatomico si intende costituito da un solo tipo di atomi, questo vale per qualsiasi elemento allo stato puro e non si capisce quindi in che cosa consista l’eccezionalità del prodotto. Laurence Gardner e tutti coloro che decantano le proprietà dell’oro monoatomico si rifanno alla tradizione alchemica utilizzando concetti e principi che sono da tempo stati confutati dalla chimica moderna. In più utilizzano in modo del tutto improprio termini e concetti scientifici moderni. Anche l’idea secondo la quale l’oro monoatomico entrerebbe in risonanza con il DNA non ha alcun senso dal punto di vista scientifico.

Gaspare De Lama

Tornando al ritrovamento nel monte, pare che vi fosse anche una enorme cupola in cui erano proiettati ologrammi relativi al passato più remoto della specie umana, fin dalla sua creazione. Secondo tali immagini il 90% della storia dell’umanità sarebbe del tutto falso. Mi direte:  “Leo perché ci racconti queste cose delle quali nemmeno tu ne sei convinto?” Il perché si lega al fatto che una ulteriore vicenda si intreccia con questo evento e che ebbe per oltre venti anni una grande rilevanza mediatica. Il fatto ha per oggetto un gallerista di nome Gaspare De Lama che incontrò gli extraterrestri a Pescara negli anni ’60.

Stefano Breccia

Il “Caso Amicizia” è senza dubbio uno degli accadimenti più pregnanti nella storia dell’ufologia moderna: dal 1956 al 1978 una dozzina di persone ebbero cordiali rapporti, a Pescara, con una comunità di sedicenti extraterrestri che qui avevano la loro base. In uno slancio di ottimistica esultanza gli umani pescaresi soprannominarono la comunità alienaW56”, che voleva dire di “viva il ‘56” (anno dell’incontro). Gli alieni in questione provenivano da diverse galassie e il loro nome era (oppure è, chi lo sa?) Akrij, che in sanscrito significa “i Saggi”. Questa storia rimase ignota fino al 2007 quando tale Stefano Breccia pubblicò un libro dal titolo “Contattismi di Massa” che gli provocò una valanga di inviti e conferenze sia a lui che a uno dei testimoni, il 97enne Gaspare De Lama. Veniamo alla vicenda:

Alcuni extraterrestri che abitavano in una base segreta a Pescara si manifestarono ad un manipolo di umani. Da questo originò un sodalizio dal quale nacque un gruppo di cui il nostro 97enne amico, allora molto più giovane, ne fece parte. Qui gli fu rivelato cosa accadeva a Pescara, il livello tecnologico di questi visitatori ultraterreni e il loro amore per il prossimo e per la Terra che chiamavano “Pianeta Madre”. Dagli scambi di informazioni si venne a sapere che questi amichevoli Ufo non viaggiano nello spazio come si è sempre pensato e che sono già a conoscenza di tutto quello che concerne la nostra razza. Provengono da universi paralleli;  sono telepatici e in grado di smaterializzare e spostare sé stessi e oggetti un po’ ovunque: insomma posseggono tutto l’armamentario del classico alieno, bello, buono e generoso e che si esprime benissimo nelle nostre lingue. Avessi mai trovato un extraterrestre che dichiarasse: “ siamo sulla Terra perché con gli umani si fa un ottimo spezzatino”.  Sapete di cosa si cibavano questi spaziali? Di frutta e verdura dalla quale ne estraevano le vitamine e tanta acqua. Vagonate di frutta e verdura e barili di acqua che chiedevano ai nostri amici pescaresi.  I tir erano parcheggiati in un determinato punto e mentre gli autisti si pigliavano un caffè, l’intero contenuto veniva smaterializzato in un istante. Scompariva letteralmente alla vista, quasi teletrasportato.

La voce di Sigir

La forma di energia usata dagli alieni si chiama Uredda, parola che al primo ascolto sembrerebbe essere di origine sarda ma non lo è. A proposito dell’amore, un alieno di nome Sigir spiegò che “L’amore  è quando tu non esisti, esistono gli altri”. Bella frase, sulla Terra diciamo che “Amare vuol dire non dover mai dire mi spiace” frase tratta dal film Love Story.

Copertina della Domenica del Corriere

Tornando ai nostri Ufo pescaresi, De Lama ne fotografò addirittura uno e la Domenica del Corriere, dietro intervento di Dino Buzzati che di cose oscure ne capiva, ne fece una sua copertina nel 1962. Politicamente i nostri alieni pare che non stiano evangelicamente bene e che la fazione dei CTR, malevoli, covino idee di espansione spaziale belluine e che abbiano contattato nientemeno che gli USA. Piedi sulla Terra! Nella storia di questo gruppo, qualcuno ebbe problemi mentali e ci credo bene! Naturalmente di prove provate non se ne parla. Quando si discute dell’argomento a chi di questa vicenda ne fa parte chiedendo perché questi signori non si mostrino, risponde che i tempi non sono ancora maturi e quando si obbietta che, però, qualcosa comincia a filtrare la risposta è che i tempi sono più maturi d’una volta. Insomma “Oggi più di ieri e meno di domani

La puntata di Voyager dedicata al Caso Amicizia

Questa che ho riesumato è una vicenda tutta abruzzese e solo nell’Abruzzo percorso da storia, tradizioni, miti e leggende poteva avere luogo. Pensate quanto a Torino, che è un po’ la patria del paranormale, ci siano rimasti male… . I Torinesi hanno il monte Musinè che strombazzano a destra e a manca essere il posto principe dove il mistero trova albergo ma in Abruzzo, a Pescara, c’è stato un gruppo di persone che ha stretto amicizia con gli alieni e come se non bastasse in un monte c’è pure una base extraterrestre!

Scherzi a parte se fossi in voi io non prenderei la cosa a cuor leggero anche perché, se ben ricordate, nella notte fra il 14 e il 15 ottobre del 1978 marinai pescaresi assistettero terrorizzati ad uno strano fenomeno per cui colonne d’acqua si sollevarono per decine di metri, fasci di luci che dal cielo si riflettevano in mare, nebbia fitta, bussole impazzite e cambi di rotta improvvisi. Anche la capitaneria di porto di Pescara fu protagonista di strani fenomeni che misero fuori uso le apparecchiature delle loro motovedette e gli stessi ufficiali dichiararono di aver visto, in più di una occasione, strane luci sfrecciare dagli abissi verso il cielo. Nel tratto di mare davanti a San Benedetto del Tronto, sempre in quella strana notte si verificò la morte inspiegabile dei due fratelli Vittorio e Gianfranco De Fulgentiis, che colarono a picco col loro peschereccio. Uno dei due fu ripescato con lo sguardo terrorizzato e senza acqua nei polmoni a significare che non era morto per annegamento. L’invasione degli Ufo, così all’epoca fu definita, avvenne nel Triangolo dell’Adriatico, il tratto tra Ancona, il Gran Sasso e Pescara e quel nome ricorda quello delle Bermuda, dove spariscono inspiegabilmente navi e aerei. Attenzione: il 1978 è stato l’anno in cui furono registrati il maggior numero di avvistamenti: 69, la maggior parte dei quali proprio lungo la costa adriatica.

Queste storie sono state frutto della fantasia, della psicosi collettiva o dell’isteria di massa? Chi parla di basi Ufo sotto l’Adriatico o dentro il Gran Sasso o “infilate” nel Monte Meta, sulle vicende del’78 poi c’è chi parla di fuoriuscita di metano dai fondali del mare che a contatto con l’atmosfera esplodeva; qualcuno ventilava di esercitazioni militari. Fatto sta che in Italia, nel 1978, si viveva uno dei periodi più densi di avvenimenti. Dal caso Moro, alle conquiste civili come l’aborto e la legge Basaglia, i referendum, le dimissioni del presidente Leone e l’ascesa di Pertini, la morte di due papi e l’inizio del pontificato di Wojtyla. In quel periodo accadde di tutto e forse è per questo che la gente, stressata, vedeva i dischi volanti. Oggi nonostante i tempi siano cambiati, essendo ugualmente stressati dagli ultimi eventi, anche noi vediamo qualcosa ma non sono ufo: sono dei grandi e grossi sorci verdi! Occhio gli alieni ci osservano… . Un saluto da un metro e mezzo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.