Avezzano come Marrakech. Yassine Bounou e Hakimi affondano la Spagna. Scatta la “Festa Mundial” per migliaia di marocchini residenti in città

FOTO ANSA

AVEZZANO – Intorno alle 20, poco prima, da ogni angolo di Avezano s son levati clacson di auto che suonavano a distesa, come le campane.

C’è il Mondiale di calcio in Quatar, è vero, ma peccato che non ci sia la nazionale azzurra, rimasta a casa dopo essere stata umiliata dalla Macedonia del Nord. Ma questa è un’altra storia.

La storia di questa sera è un’altra, ed è una storia di felicità, di gioia, di orgoglio e di voglia di essere considerati pari.

La festa dei clacson delle automobili è legata da sempre al Mundial, ma non sono i tricolori e le maglie azzurre a troneggiare sulle auto e ad invadere le strade.

Sono le bandiere rosse con la stella verde del Marocco, e su qelle auto ci sono bambini, ragazzi, adulti, famiglie intere.

Suonano, urlano, cantano, ridono, si abbracciano.

A scatenare tanta felicità sono state le imprese di Yassine Bounou, portiere della nazionale del ragazzi del Grande Atlante, e Hakimi, ex dell’Inter, l’attaccante che ha infilato per ultimo la porta niente di meno che delle ex “Furie Rosse” di Spagna, mandandole a casa.

Marocco ai quarti di finale del Mondiale 2022, marocchini d’Italia e della Marsica in strada a festeggiare, inebriati di gioia e di orgoglio.

Come fossero le strade di Casablanca, piuttosto che di Marrakech, della capitale Rabat, o Meknes, Fas o Agadir, le strade d Avezzano in pochi istanti si sono riempiti di una festa diversa, per colori e madalità, ma uguale per l’emozione di gioia totalizzante.

E allora adesso, checché se ne dica, visto che decenni ormai in queste contrade viviamo gli uni accanto agli altri, e che spesso, come sempre, sono di più le brave persone silenziose, che i pochi che non si comportano bene ma chiassosi (si sà che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce), abbiamo trovato un motivo per guardare questo Mondiale di Calcio sui generis: tifare per i nostri vicini di casa, i ragazzi del Grande Atlante, i camminatori infaticabili del Sahara che una sera di novembre hanno umiliato i Grandi di Spagna.

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