Avezzano, Contrae covid in ospedale, muore donna di 61 anni.

AVEZZANO – La vicenda riguarda una donna di 61 anni, originaria di Avezzano, che dopo aver subito un intervento delicato presso l’ospedale di Teramo, è stata trasferita nella struttura ospedaliera della sua città.

La vicenda inizia quando i medici dell’ospedale di Teramo sono dovuti intervenire per una lacerazione dell’aorta, alla quale è seguito un periodo in rianimazione, per poi essere finalmente riportata in reparto, seppure si rendeva necessaria la dialisi a giorni alterni. Dopo qualche giorno, viene data notizia ai familiari che sarebbe stata trasferita presso l’ospedale “SS. Filippo e Nicola”. Ovviamente, prima di procedere al trasferimento si è reso necessario effettuare un tampone, il cui esito è stato negativo.

Dopo qualche giorno di ricovero nella struttura avezzanese, nella quale viene rallentata la dialisi – in quanto non ce ne era bisogno – il tampone ha dato esito positivo, seppure asintomatica. Questa notte una crisi – non identificata, o forse semplicemente non meglio spiegata ai familiari – al quale seguirà l’arresto cardiaco della paziente. Quel che però è certo, è che nella diagnosi, oltre all’insufficienza renale, è stata riscontrata la presenza di addensamenti polmonari, comunemente chiamati “macchie polmonari” .

Ora, il primo problema è il contagio del covid, che con certezza è avvenuto all’interno della struttura ospedaliera. Il secondo, riguarda la situazione in cui versano, pazienti e personale all’interno della struttura. Qui non è più un conteggio di positivi o di salme, c’è il rischio che si crei un focolaio al quale sicuramente non riusciremo a far fronte. e di certo i primi a rimetterci saranno i più deboli.

Allora ci iniziano a sorgere dei dubbi, ossia se l’ospedale di Avezzano è pronto per ospitare pazienti positivi o è destinato a divenire luogo di contagio; se ha a disposizione le strumentazioni adatte per assistere pazienti positivi, ma soprattutto, se è giusto che siano all’interno dello stesso reparto con pazienti negativi. E’ davvero possibile evitare, pure con le dovute accortezze, che il personale funga da navetta al virus, o come pensiamo di evitare che diventi un lazzaretto?

Quel che è certo, è che la famiglia vuol vederci chiaro, intraprendendo anche azioni legali. Ci aspettiamo comunque un chiarimento da parte delle autorità competenti, oltre che sulla vicenda nello specifico, anche su come viene affrontata questa vicenda all’interno della struttura. I cittadini devono poter stare tranquilli, per loro stessi, e per i familiari.

Forse, è bene che anche le autorità politiche regionali prendano delle decisioni rapide per far fronte all’emergenza in corso, dotando gli ospedali di ciò di cui hanno bisogno o incrementando quelli già forniti o ancora, ove possibile, riaprire strutture già pronte, al fine di evitare che la convalescenza post-operatoria si traduca in contagio (quasi) sicuro.

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