“Bada all’orsa se sei capace!” Da “JJ4” e Juan Carrito ai plantigradi sloveni, tutti i disastri compiuti dall’uomo nella protezione della fauna

Anni addietro, nel Trentino Alto Adige, nacque l’esigenza di rinfoltire la presenza di orsi nel territorio forestale. Per rispondere alle bisogna furono avviati profondi studi sulla fauna ursina. La Regione stanziò ingenti somme di danaro al fine di osservare e conoscere i plantigradi per poterli inserire correttamente nell’ambiente. Insigni etologi si dedicarono alla soluzione del problema.

Cosa fa un etologo? Cito testualmente dal sito della città di Torino: “E’ una figura specializzata nello studio e nella conoscenza del comportamento degli animali – quindi anche delle persone – in relazione all’ambiente. Descrive il comportamento individuale all’interno delle specie animali attraverso l’osservazione, lo studio e la sperimentazione. Realizza interventi volti alla prevenzione, alla conservazione e alla salvaguardia delle specie. Gli ambiti principali in cui viene esercitata la professione sono la ricerca scientifica e universitaria, l’insegnamento e la divulgazione delle tematiche ambientali.”. Cosa fecero quelli dell’ Alto Adige? Chi lo sa?

I consiglieri regionali si riunirono più volte per trovare una soluzione al problema. Infine si optò per la realizzazione di una immigrazione di plantigradi sloveni. Qualcuno chiese per quale motivo si dovessero utilizzare immigrati di quelle parti. Se ne disponeva a iosa nel centro di accoglienza a Lampedusa ma gli fu risposto che trattavasi di orsi e non di essere umani.

Con tali premesse nacque il progetto “LIFE URSUS”. Prevedeva l’introduzione di questi esotici animali nel territorio altoatesino e proprio dal quel progetto, tanto per la cronaca, discende la femmina di plantigrado che ha aggredito il povero Runner. Si chiama Jj4, 17 anni d’età ed è nata in Trentino da due esemplari, Joze e Jurka, importati tra il 2000 e il 2001. Quell’iniziativa oggi pare aver cambiato il suo nome in “KILL URSUS”.

GLI SCIENZIATI ALL’OPERA

Yoghi, Bubu e il ranger Smith

L’apposita commissione che doveva incaricarsi dell’insediamento dei poveri animali cercò la documentazione scientifica atta a risolvere il problema. Acquistò centinaia di filmati della azienda statunitense Hanna & Barbera che aveva prodotto materiale filmico relativo alle vicissitudini dell’orso Yoghi e del fido compagno d’avventure Bubu.

Si evidenziò subito che non esistevano problemi di comunicazione tra orsi ed esseri umani. L’addetto al parco, tale ranger Smith, infatti, parlava con questi animali  i quali, a loro volta, lo comprendevano e gli rispondevano con frasi compiute. Verificata, quindi, la facilità di colloquio con i plantigradi, gli scienziati si posero un secondo problema: come insegnare loro le buone maniere inserendoli, poi, nel contesto boschivo? Venne in loro soccorso l’esperienza danese.

L’INSERIMENTO DEGLI ANIMALI

Negli anni Cinquanta in Danimarca esistevano (ed esistono) scuole materne che svolgevano regolarmente la loro attività didattica tra gli alberi e ad oggi, gli istituti che adottano questa formula sono oltre 700. “In fondo” – si dissero gli scienziati – “gli orsi sono un po’ bambinoni, perché non istruirli nei boschi?”. Se Marcellus nell’Amleto di Shakespeare si lamentava dicendo “c’è del marcio in Danimarca“, qui possiamo parafrasare la battuta con “c’è dello stolido nel Trentino“.

LE PLANTA-SCHOOL

Banchi per plantigradi

Con questo nome la regione realizzò, tra i boschi, delle scuole per plantigradi. I banchi erano tronchi e gli allievi erano i bestioni in questione che studiavano allo stormir delle fronde. Gli insegnanti distribuirono loro libri in Ceco e Slovacco e dizionari per far meglio comprendere la lingua italiana. Rimasero, però, stupiti allorquando gli animali si comportarono da bestie: non solo non dialogavano con i docenti ma alle esortazioni di leggere i il materiale fornito non se ne davano per inteso. Ad ogni modo, terminati i corsi e lasciata la documentazione nella foresta (non era noto a chi consegnarla), tutti si allontanarono: gli scienziati tornarono alle loro aule e gli orsi alle loro tane.

DALLI ALL’ORSO!

Quasi manzoniani untori, qualcuno vuole abbattere gli orsi “problematici”, quelli che non hanno studiato bene (non tutti lo sanno ma sono tre). Purtroppo gli orsi si comportano da tali e questo non piace. Non si ritiene opportuno, a quanto pare, prendere posizione contro coloro che hanno inserito gli animali in un luogo senza considerarne correttamente l’impatto ambientale e senza praticare un controllo efficace. Voglio essere cattivo: temo sia in corso un tentativo, che usa come motivazione il carattere “problematico” del plantigrado, per mettere al riparo dalle proprie responsabilità chi doveva controllare il territorio e l’efficienza dei sistemi tecnologici usati.

I CONTROLLI

Il radiocollare dell’orsa Jj4, protagonista della triste vicenda alla ribalta delle cronache, ad esempio, non funzionava . Dopo un primo guasto, il dispositivo che era stato applicato nel luglio 2020 è stato sostituito il 30 agosto 2021. Il nuovo radiocollare, però, ha smesso di funzionare il 5 agosto del 2022 da allora fine delle trasmissioni! Me lo fate dire? Questo la dice lunga sulla gestione del posto. Se consultate il sito della provincia autonoma di Trento nella pagina “Mappa orsi radiocontrollati” https://grandicarnivori.provincia.tn.it/Comunicazione/MAPPA-ORSI-RADIOCOLLARATI troverete questa bella notizia: “Gli aggiornamenti in mappa sulle posizioni degli orsi M62 e JJ4 sono momentaneamente sospesi a causa del difettoso segnale proveniente dai relativi radiocollari.”. Roba da far cadere le braccia… . Se si fosse conosciuta la posizione di JJ4 forse le cose sarebbero andate diversamente e invece… invece ora dobbiamo temere anche M62 . Speriamo abbiano provveduto al ripristino dello strumento trasmittente.

ORSI “PROBLEMATICI”

La tradizione nel Trentino

Questo è il termine adottato da quelle parti non solo verso alcuni plantigradi che hanno assalito l’uomo ma usato anche nei confronti di altri animali ritenuti “scorretti”.

Un po’ come alcuni giovani umani che si comportano male, con violenza, che danneggiano le altrui proprietà, insomma agiscono come bestie.

Sono giovani “problematici” che, però, non sopprimiamo ma ne rispettiamo l’esistenza.

Il rispetto si deve ad ogni forma di vita e “comprensione” si deve allo studio delle motivazioni di taluni comportamenti, insomma ad un corretto studio ambientale.

DIAMOCI DENTRO!

Sembra che da quelle parti uccidere gli animali più o meno fastidiosi sia un hobby diffuso. L’ex presidente della Provincia di Bolzano e l’ex direttore dell’ufficio caccia e pesca già nel 2018 subirono la condanna della Corte dei Conti d’Appello al pagamento di 468.000 euro ciascuno. Avevano emanato dei decreti che consentivano ai cacciatori l’uccisione di un bel po’ di animali selvatici (volpi, marmotte e varie specie di uccelli) alcuni, tra l’altro, protetti dalle normative europee. Non so se indossassero i lederhosen, quei tipici pantaloncini tirolesi di pelle e si sculacciassero ululando lo yodel mentre vergavano, felici, quei decreti.

E GLI ALTRI ANIMALI?

Vita difficile per i non umani. Le volpi? Nel 2020, siamo sempre in Alto Adige, sorse il problema di alcune volpi considerate al solito “esemplari problematici” e la cui soluzione fu trovata dal primo cittadino del paese della val d’Ega: l’autorizzazione a dar di piglio al fucile.

Lo crederete? Esiste anche il “Piano di controllo del cervo” e ha una durata di 5 anni, dal 2022 al 2026. Prevede, nel primo biennio, l’abbattimento di 100-180 cervi nel territorio del Parco nazionale dello Stelvio per ridurre la popolazione di questi ungulati. Di sterilizzare gli animali non se ne parla e tanto meno di portarli altrove.

Potevano mancare i lupi? In Tirolo la nuova legge sulla caccia prevede la possibilità di ordinare, per decreto, l’abbattimento di lupi ad alto rischio o dannosi. Naturalmente tutte le modifiche alla legge sulla caccia si applicano ai grandi predatori come il lupo, l’orso, la lince e lo sciacallo dorato. Insomma se lassù, tra le vette e i boschi incontaminati, un animale dà noia premi il grilletto! Il cervo fa il cervo? Spara! L’orso si comporta da peloso plantigrado? Spara! La volpe e il lupo danno noia? Spara e non ci pensare!

L’ORSO MARSICANO

Il primo paragone che sorge spontaneo è il parallelo tra la situazione degli orsi marsicani e quelli in Alto Adige. “Sono diversi”, si dice, quasi ad indicare che quelli dell’Italia Centrale siano bestie rimbambite. In realtà sono animali controllati che agiscono in un ambiente a sua volta controllato dove l’uomo è educato alla convivenza e al rispetto. Non ci sono Schützen con i loro fucilini e la segnaletica, avvertimenti lungo i percorsi boschivi, una continua informazione on line, fanno da contorno alla “buona vicinanza” tra uomo e animale. Incidenti ne avvengono e uno ha visto la morte dell’orso Juan Carlito per mano di un automobilista che, però, non è stato messo, giustamente, a morte.

IL PATOM

Il PATOM è il “Piano d’Azione nazionale per la tutela dell’orso bruno Marsicano”, costituisce il principale prodotto del Protocollo d’intesa sottoscritto da un numeroso gruppo di enti, istituzioni e Associazioni.

La sua redazione si basa sulle migliori e più aggiornate conoscenze scientifiche e sul processo di partecipazione e discussione su obiettivi, metodi e azioni necessarie per garantire il miglioramento dello stato di conservazione della specie nell’Appennino centrale.

Menziono questa iniziativa, che vede in campo forze che vanno dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio all’Università di Roma “La Sapienza”, dal Corpo Forestale dello Stato, Provincia dell’Aquila, Provincia di Frosinone, Provincia di Roma, Provincia di Pescara per arrivare alla Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali, Legambiente Nazionale e WWF Italia, perchè tutte queste risorse concorrono alla conservazione e protezione dell’orso e non al suo abbattimento per l’incapacità di attuare una efficace politica del territorio.

HIC SUNT LEONES

Differenze tra gli orsi ce ne sono:
L’orso bruno nell’area alpina deriva dal citato progetto Life Ursus. Sono plantigradi di provenienza slovena, l’orso bruno marsicano è una sottospecie dell’orso bruno che è estinta nella gran parte dell’Europa occidentale a causa della persecuzione dell’uomo. Questo plantigrado, è sopravvissuto grazie alla tutela che l’Italia assicurò alla specie dal 1924.

Gli orsi marsicani hanno un comportamento meno aggressivo e più schivo dei loro “cugini” del Trentino. Secondo i soliti esperti questa differenza di comportamento sarebbe causata dalla provenienza dagli orsi sloveni trapiantati in Trentino: quest’ultimi, infatti, sono abituati a un territorio poco antropizzato, con bassa probabilità di incontrare esseri umani e possono quindi manifestare un comportamento “vagamente” nervoso incontrando gli uomini. Gli orsi marsicani invece convivono da sempre in una zona molto antropizzata. Sono riusciti a sopravvivere solo quelli più mansueti che hanno tramandato alla loro prole questo atteggiamento schivo. Ancora una volta ci domandiamo quale geniale mente ha provveduto ad introdurre orsi sloveni nell’area alpina.

DIFFERENZE DI GESTIONE TRA PARCHI

Sembrerebbe che in Trentino, a detta degli esperti, è stata carente la comunicazione sulla presenza dell’orso. Il padre del progetto Life Ursus, lo zoologo Andrea Mustoni in una intervista con “Repubblica” ha precisato: “In Trentino non è stata mai fatta una comunicazione seria, a scienza e cultura si è anteposta la strategia politica della paura. Il primo piano comunicazione è del 2002, l’ultimo del 2016: mai attuati”

L’approccio nel Palm (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) è stato diverso: ricco di progetti di comunicazione, la presenza dell’orso è stata valorizzata, è diventata un simbolo del territorio, un’attrazione turistica. Quando si sono verificati danneggiamenti sono sempre stati ripianati. Progetti finanziati hanno trasformato quello degli orsi da problema a opportunità.

Vagando per il parco, il turista deve osservare regole di comportamento molto ferree per minimizzare le possibilità di incontri potenzialmente pericolosi. Al visitatore è fatto divieto di uscire dai sentieri nelle zone di riserva integrale e di riserva generale. In alcune aree del Parco è possibile circolare liberamente, magari portando il cane, sempre al guinzaglio o a cavallo e in bici. In altre zone, al contrario, vige il divieto di abbandonare il tracciato, portare i cani al seguito, far entrare cavalli, muli e asini e qualsiasi mezzo meccanico incluse le biciclette.

ALLA FINE

Considerati gli ultimi accadimenti che hanno visto la morte d’un povero ragazzo assalito da un’orsa e alla cui famiglia va tutto il nostro affetto e solidarietà, appare chiaro che il voler sopprimere la bestia incriminata sia da intendersi come il lavarsi le mani alla stregua di Ponzio Pilato. L’animale ha ucciso noi e noi uccidiamo lui ed è para e patta. Ma davvero? Non è necessario essere ambientalisti per comprendere che l’uccisione dell’orsa in questione sia incompatibile con il comune buon senso così come è facile intuire come i plantigradi non siano gestiti, lassù, adeguatamente. Se le mele sono la specialità del Trentino si dedicassero a quelle, per la gestione dei parchi sarebbe bene s’affidassero ad altri.

Una cosa è certa: un giovane è morto perchè qualcuno non sapeva fare il suo lavoro. Un triste saluto a tutti.