Basto in bronzo: ricordare la storia in una curva di periferia?

SANTE MARIE – Tutelare la storia e le tradizioni dovrebbe essere una delle priorità di un’istituzione (specie in piccole realtà storiche): allora perché delocalizzare una statua commemorativa?

Tutto nasce da uno scopo molto nobile, ovvero celebrare un antichissimo mestiere, nel quale Sante Marie era sicuramente un capofila: i “Mastari”.

I “mmastari” (rigorosamente con due M in dialetto) altro non erano che una delle forme artigianali più antiche e necessarie. Il loro lavoro consisteva nella conciatura della pelle, necessaria, insieme a parti in legno, a creare il “Basto” (“jo mmasto” in dialetto), ovvero l’antica sella da mulo (o altra bestia da soma) necessaria per il contadino; i masti inoltre erano importantissimi per i mulattieri, oltre che per i contadini, perché quando si tagliavano i boschi non c’erano i mezzi meccanizzati di adesso. La legna veniva caricata sui muli e portata nella strada più vicina. Un mestiere un tempo indispensabile, quando l’orto non era un passatempo, ma una necessità per il nutrimento della famiglia, il riscaldamento non c’era ed il settore agricolo era uno dei principali motori dell’economia abruzzese.

Foto di un antico mastaro

Mestiere antico, che per lungo tempo ha avuto un’importanza focale nella zona, e che l’amministrazione di Sante Marie ha deciso di onorare. Difatti, come ci spiega la pagina ufficiale del Comune “proprio dagli eredi di questi artigiani, oggi purtroppo scomparsi, è arrivata la richiesta della realizzazione di un monumento simbolo”. Da questa richiesta “l’Amministrazione ha dato mandato di creare un “Masto” in bronzo che ora dovrà essere posizionato in un luogo del paese per poter onorare al meglio la #memoria di queste figure storiche di Sante Marie.”

Un gesto molto onorevole, ma da qui arriva il problema: dove allocare il “Basto”? L’argomento ha acceso una diatriba, al momento insoluta ed in stand by. Le opzioni erano tra la piazza centrale del paese (piazza Aldo Moro) ed una rotatoria più periferica. Nel dubbio, il Comune ha indetto un sondaggio, al quale il paesino (ma anche persone non prettamente di Sante Marie), hanno risposto in maniera abbastanza divisa, con la vittoria della rotatoria al 52%. Da qui, alcuni discendenti degli antichi mmastari hanno iniziato ad esprimere il loro dissenso, rivendicando oltre il fattore estetico, anche quello storico del monumento, e quindi la necessità di porlo nella piazza centrale.

Dopo questo sondaggio però, ci viene riferito che la scelta è cambiata ancora, optando per una terza opzione: una curva molto delocalizzata, a differenza delle prime due opzioni, in un punto di transito e non di sosta. Uno tra questi discendenti è Giulio Di Giacomo, che afferma al riguardo: “Il valore delle tradizioni per le future generazioni, le emozioni e i ricordi personali che possono uscire nel vedere alcuni disegni o opere. Tutto gettato alle ortiche. Un bellissimo e significativo monumento dedicato alla visione dei mestieri antichi del passato che può contribuire a dare stimolo alle opportunità per il futuro, il passato/futuro, la testimonianza della volontà di guardare ai giovani e alle loro prospettive future partendo dalle certezze del passato, spesso sfumate, quando non addirittura perse. Il monumento del basto, in dialetto “Jo Masto” che poteva diventare una “memoria storica”, un piccolo contributo alla costruzione di un futuro sulle trame, sulle tracce del passato e mantenere viva, nel tempo, la memoria dei nostri territori e valorizzare il patrimonio storico, culturale e intimo di Sante Marie diventando una sorta di espressione e forma comunicativa per le nuove generazioni. Tutto ciò, gettato alle ortiche”.

Aggiunge poi, riguardo alla terza ipotesi:”Li’, in quel posto (piazza Aldo Moro, ndr), come pure ai giardinetti e come pure su, alla rotatoria della variante, avrebbe fatto bella figura e avrebbe fatto anche marketing territoriale. Una grossa bella castagna, visto che Sante Marie è considerato anche il paese delle castagne. La Cultura, le intime Emozioni, le Tradizioni, e perché no, anche qualche lacrima personale va posizionata in piazza, non in curva e “vista al volo”. Hanno deciso di metterlo qui, in curva. Nessuno si fermerà a vederlo. Mi stanno telefonando molti mulattieri di Cappadocia, di Pescasseroli e di altri posti e la maggior parte di questi mi stanno esprimendo le loro delusioni e mi dicono che le nostre emozioni, le nostre lacrime, i nostri ricordi, senza considerare gli aspetti culturali, andrebbero condivisi nella piazza del paese”.

Il monumento “della discordia”, allo stato attuale è in standby, contattata la fonderia, ancora tutto è in sospeso. Ma anche questo ha un significato. Questi artigiani, contadini, taglialegna e padri di famiglia di una volta, avevano nel loro animo una grande dote: la pazienza, il sapere aspettare, spesso soffrendo e strozzando in gola pianto e gioia. Sapranno attendere, anche questa volta, che, chi di competenza, al di là dei freddi numeri di sondaggi e referendum, non si vergogni e riconosca il valore e la ricchezza, sopratutto in questa società, dei loro principi di vita che hanno contribuito alla costruzione e alla crescita delle nostre contrade?

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