Black out alla LFoundry di Avezzano per un temporale nel Fucino. Ma non è un… fulmine a ciel sereno

AVEZZANO – Questa volta iniziamo dal sindacato per cercare di capire cosa stia accadendo alla LFoundry di Avezzano.

Prima un brevissimo riassunto di quanto avvenuto. Nella giornata di ieri, a causa di un fore temporale che si è abbattuto sulla Piana del Fucino, un fulmine ha causato il black out nello stabilimento LFoundry.

E sin qui, cose che capitano. Quello che non può accadere, e che fino a quale tempo fa non accadeva, è che è scattato il paino di evacuazione, senza, però, che scattasse la sirena di allarme che avverte tutto il personale di lasciare subito i locali per evitare problemi.

Questo perché la proprietà attuale della LFoundry ha deciso di “dismettere” la cebtrale di produzione di energia e questo, a quanto pare, a causa degli alti costi legati alle tasse sulle emissioni. Risultato è che, ieri, il black out si è… auto annunciato.

E qui passiamo la parola ai sindacati Fiom, Fim e Uilm e alla Rls di Stabilimento.

«Nella giornata di ieri, 19 agosto 2025, si è verificata una interruzione della erogazione di energia elettrica nello stabilimento LFoundry.

Si tratta, purtroppo, di un evento prevedibile alla luce delle scelte relative alla riduzione dei costi operate della dirigenza ormai da anni. Nei giorni precedenti c’erano state delle avvisaglie con micro-interruzioni ripetute che hanno provocato danni minori, tanto che la RLS aveva richiesto un incontro con i responsabili aziendali per i chiarimenti del caso al quale è seguito solo silenzio…

In questo ultimo episodio, però, la fabbrica si è “spenta” completamente e i dipendenti hanno lasciato la camera bianca evacuando spontaneamente, come previsto dalla Legge.

Dobbiamo, purtroppo, osservare che la gestione dell’emergenza, dall’uscita al rientro nello stabilimento, non sia stata governata come atteso in quanto, soprattutto la ripresa dell’attività produttiva, è stata impropriamente comandata da un dirigente sostituitosi alla figura designata dalla procedura (PGE) e dalla Legge.

Non c’è da sorprendersi, quindi, se da un po’ di tempo a questa parte, numerosi dipendenti abbiano espresso forte paura e insicurezza nello svolgere attività in azienda, tanto da temere per la propria incolumità al momento di recarsi al lavoro.

Alla luce degli eventi occorsi, non solo l’ultimo, reiteriamo la richiesta di incontro da tenersi a brevissimo onde evitare iniziative di altra natura».

Tanto per iniziare, c’è da dire che lo stesso governo nazionale, attraverso la sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto ha chiesto di essere informata riguardo agli sviluppi della situazione. Questo anche in virtù delle assicurazioni della proprietà proprio in materia di sicurezza.

Ma questo non è solo un problema di sicurezza o di un fulmine, che è un evento possibile, non prevedibile, ma scuramente eccezionale. Il problema è di ottica e di prospettiva futura.

La sottosegretario al Mimit, Fausta Bergamotto

La LFoundry, la proprietà attuale, per la precisione, da tempo sta procedendo ad na serie di tagli e riduzioni di cisti e spese. Questo già non fa pensare bene.

Al centro della vertenza in atto, alla LFoundry sono ancora in piedi i contratti di solidarietà, ci sono gli investimenti su stabilimento e nuovi prodotti. Investimenti che trovano parentela diretta con la scritta sui posacenere dei ristoranti anni ’60 e ’70 “La Felicità Viene Domani” e si sa che “Domani” è un giorno che non arriva mai.

Vorremmo tanto non trovarci testimoni di storie già scritte, viste e, relativamente a chi scrive, anche vissute. Tagli e riduzioni (come quando una nota testata nazionale “rifilò” le locandine per risparmiare sulla carta) che portano solo ed esclusivamente alla fine dei giochi.

D’altronde il principale insegnamento dei grandi imprenditori anglosassoni, quelli veri e solidi, dice che davanti alla crisi si deve procedere con investimenti e cambiamenti per cercare di anticipare il futuro e cavalcare al massimo l’ondata positiva di quanto l’economia riprenderà.

Insomma, la proprietà LFoundry deve essere chiara e dire esattamente ai lavoratori, ai sindacati, alle istituzioni e al governo nazionale cosa vuole fare. Non per rispetto, ma per dovere.