Caso Santa Croce di Canistro. La società precisa sull’Istanza di Concordato e risponde all’avvocato Salvatore Braghini

AVEZZANO – In merito alla vicenda legata alla situazione dello stabilimento Santa Croce di Canistro, e alla istanza di Concordato che la società dell’ex patròn Camillo Colella avrebbe presentato al Tribunale di Roma, riportiamo oggi integralmente le controdeduzioni e precisazioni della stessa Santa Croce.

Questo il testo integrale diffuso dalla “Società Santa Croce Srl”.

Il comunicato di replica integrale diffuso dalla “Società Santa Croce Srl

«A seguito delle scelte della Regione Abruzzo in ordine all’affidamento delle concessioni di acque minerali presenti in Popoli e Canistro, la società Santa Croce S.r.l. ha ritenuto opportuno depositare, presso il Tribunale di Roma, una richiesta di ammissione ad una procedura concorsuale tesa alla ristrutturazione di proprie pregresse passività, peraltro in gran parte ereditate dalla precedente gestione.

Non si tratta di una procedura “per evitare il fallimento” come erroneamente ritenuto, stante la solidità patrimoniale e finanziaria della società, bensì di una procedura funzionale a garantire la “continuità aziendale”, per la salvaguardia della stessa società, delle sue maestranze e del relativo indotto.

Del resto non vi è alcuna norma che impedisca ad una società che fa ricorso a tali procedure previste dalla Legge di essere assegnatari di concessioni pubbliche o di svolgere servizi di pubblico rilievo.

Peraltro, la richiesta della società ha visto l’immediato positivo riscontro dei molti fornitori con i quali essa collabora attivamente.

Camillo Colella

Trattasi di uno strumento al quale hanno fatto ricorso molti altri gruppi industriali – anche di dimensioni nazionali superiori alla Santa Croce – e che ha consentito di affrontare, con rinnovata sicurezza gestionale, i piani di investimento di medio-lungo periodo.

Alcuna rilevanza hanno avuto le vicende cautelari che hanno recentemente interessato l’Ing. Colella – e per le quali si confida in un definitivo chiarimento – il quale già da tempo,
circa 7 anni, non figurava più nel management della Società.

Del resto, Santa Croce rappresenta come, in ordine alla valutazione sulla presentazione della domanda di ristrutturazione dei debiti “in continuità aziendale”, abbia influito l’annoso contenzioso in ordine alle concessioni minerarie denominate Fiuggino, Sant’Antonio-Sponga e Sant’Angelo: per ognuna di queste la Società ha visto costantemente ed ingiustamente negata la possibilità acquisire ulteriori ed importanti quote di mercato con la necessità di dover ripianificare, ogni volta e sempre in peius, delle complesse e delicate scelte aziendali, economicamente e finanziariamente impattanti.

La Santa Croce si vede tutt’ora privata della possibilità di crescita nei profitti, nell’organico occupato e di posizionamento nel settore delle acque minerali, riservandosi ogni più proficua azione di rivalsa.

In chiusura, non senza disappunto ci si trova costretti a dover sistematicamente replicare alle personalissime quanto dannose convinzioni del Salvatore Braghini, avvocato che, trasportato dalla propria autoreferenziale frenesia comunicativa, dispensa sapienza e saggezza ai lettori su strategie commerciali, finanziarie e giuridiche, disorientando la platea dei lettori certamente non addentrata nei tecnicismi di una complessa vicenda giudiziaria che vede – a suo parere inutilmente – coinvolti da anni avvocati, professori, giudici ed enti pubblici.

Trascurando che il prezzo della Sua visibilità è pagato in termini di immagine dell’azienda, danni per i quali è già stato chiamato a rispondere dinanzi alle autorità competenti».

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