Celano. Dopo otto secoli ritorna il corpo di Tommaso da Celano per una giornata di pellegrinaggio e spiritualità

CELANO– Nella giornata di domenica 13 ottobre, dopo otto secoli, è “ritornato” fra Tommaso nella sua amata città. L’urna contenente il corpo del beato è partita dalla chiesa di San Francesco in Tagliacozzo alla volta della chiesa di San Giovanni di Celano per una giornata di profonda spiritualità. Ad accogliere l’urna del beato c’è stato il sindaco di Celano Settimio Santilli, don Ilvio Giandomenico parroco di San Giovanni, don Gabriele Guerra parroco del Sacro Cuore ed i frati francescani della comunità di Santa Maria in Valleverde e la comunità stessa di Celano.

Il vescovo dei Marsi, mons. Pietro Santoro, ha accordato con gioia l’iniziativa grazie soprattutto alla grande disponibilità di padre Attilio Terenzio, custode delle sacre spoglie nel Convento di Tagliacozzo, e dell’ordine dei frati minori conventuali. I parroci, la comunità dei frati ed il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, hanno seguito da vicino e con commozione lo storico evento, che ha rappresentato un prezioso dono che la società civile e religiosa di Tagliacozzo ha fatto alla comunità di Celano. Ulteriormente prezioso è stato il lavoro del cancelliere e responsabile dell’archivio storico diocesano don Ennio Grossi che ha eseguito, con minuziosa attenzione, tutte le fasi della preparazione del Pellegrinaggio.

in foto: l’urna del beato Tommaso da Celano nella chiesa parrocchiale di San Giovanni in Celano

Ricordiamo che Tommaso da Celano è stato compagno di San Francesco d’Assisi e suo personale biografo: scrisse le sue due vite (ed una terza in attesa di conferma), inoltre raccontò la vita di Santa Chiara e scrisse il Dies Irae. Nel pomeriggio di domenica 13 ottobre, nella parrocchia di San Giovanni in Celano, è stata celebrata una Santa Messa dal vescovo dei Marsi mons. Santoro. In esclusiva, Espressione24 vi riporterà la sua omelia.

“In pellegrinaggio da Tagliacozzo a Celano, mentre la sua anima è nel grembo eterno della Trinità Santissima. Non posso non esprimere gratitudine ai carissimi parroci di Celano insieme al sindaco che mi hanno espresso la richiesta di questo pellegrinaggio, e aggiungo la gratitudine a padre Attilio custode delle sacre spoglie a Tagliacozzo e al padre provinciale.

Beato Tommaso pellegrino a Celano. Pellegrinaggio nella città dei sui natali terreni, con lo sguardo alla sua nascita al cielo in quel di Val de’ Varri nel 1260. Frate minore, primo biografo di san Francesco, missionario in Germania, discepolo di Francesco nella preghiera, nella castità, nell’obbedienza, nella povertà, nella carità. Fu papa Gregorio IX a incaricare Tommaso a redigere la biografia del santo. Già da cardinale il papa era stato protettore dei frati conoscendo lui stesso Francesco in profondità di cuore. Papa Gregorio aveva un solo obiettivo affidando la biografia a Tommaso, quello di offrirci il vero volto di san Francesco, offrire l’anima profonda di san Francesco, l’esistenza spirituale di san Francesco. Francesco immagine di Cristo. Un desiderio quello del papa che voleva dire che san Francesco è modello di Cristo, ha realizzato la sua piena configurazione a Cristo. San Francesco è il modello di vita per ogni credente, ma, e c’è sempre un ma nella storia, l’intenzione del papa non coincideva con quella dei frati che al contrario, volevano un Francesco come santo esclusivo dei frati, non un modello di vita cristiana da proporre a tutti. E ci furono anche episodi poco edificanti, come l’impedimento a papa Gregorio IX di entrare in processione nella tomba di san Francesco custodita all’interno della Basilica di Assisi. Tommaso viene accusato di aver scritto una biografia dove san Francesco è troppo universale e poco frate. Viene drammaticamente coinvolto in questa disputa. Soffre il beato, sofferenze profonde, tanto che decide di lasciare tutto e di tornare nella sua Marsica, nella sua terra, per vivere gli ultimi anni della sua esistenza come cappellano delle Clarisse in Val de’ Varri. Cambiano i fondali della storia, passano le generazioni. Siamo dentro il tempo dove Dio ci ha collocati. Il 13 marzo del 2013 viene annunciato alla Chiesa e al mondo l’elezione del nuovo pontefice nella persona del cardinale argentino Bergoglio, che sceglie di assumere il nome di Francesco. Perché sceglie il nome di Francesco? Perché vuole ispirare la sua vita e vuole indicare alla vita di tutta la Chiesa il Francesco di Assisi scritto dal beato Tommaso. Quel Francesco. Il riferimento non è soltanto storico perché papa Bergoglio vuole che la Chiesa riparta dal modello di vita cristiana realizzata da san Francesco d’Assisi così come risulta dalle pagine del beato Tommaso, incarnazione del volto di Cristo e modello universale del cristiano compiuto, così come risulta dalle pagine del beato Tommaso. E non solo dalle pagine scritte, perché il beato Tommaso incarnò nella sua vita l’imitazione di Gesù nella stessa radicalità del santo di Assisi. E come ebbe a dire e come scrisse papa Giovanni XXIII al mio venerato predecessore, monsignor Valeri: “mi auguro che le care popolazioni della Marsica si ispirino al modello del beato Tommaso, nelle sue virtù di obbedienza povertà e carità”. Obbedienza, come affidamento al primato di Dio e alle regole di Dio, al Dio che non è un’astrazione ma è persona che si incontra nel volto di Gesù. Povertà, come trasparenza del cuore che vede in Dio l’unica ricchezza dell’esistenza. E carità, che non è un sentimento liquido, ma è dire a ciascuno, a tutti, e ad ognuno “io ti appartengo, come tu mi appartieni”. Il magistero di papa Francesco, per la Chiesa e per ogni cristiano, è il ritorno all’ideale di Francesco, calato nel reale. L’ideale di un Vangelo vissuto come fraternità cosmica. È il cristiano che torna a dire a Gesù: “Tu sei il redentore che incontro come fratello, che libera il mio cuore dalla solitudine del peccato”. È il cristiano che torna a dire ad ogni persona: “Tu sei mio fratello, tu sei mia sorella”. È il cristiano che torna a dire ad ogni creatura del creato, al sole, alla luna, persino alla morte: “tu sei mio fratello, tu sei mia sorella”. È il cristiano che vive e costruisce la logica della famiglia. È il Vangelo annunciato e realizzato nella Chiesa e nella società civile come abbraccio che nessuno esclude e tutto include. Il vostro vescovo vuole e desidera che voi ed io, diventiamo capaci e decidiamo dinanzi all’urna del nostro beato Tommaso, di leggere dentro le parole, senza affidarle al vento della retorica, per tornare a muoverci per un cammino della nostra vita cristiana ed ecclesiale. Una nuova stagione dove la nostra cara e straordinaria terra marsicana nella luce del suo figlio marsicano, Tommaso, sia terra, non desolata ma attraversata e abitata da cristiani nuovi. Cristiani che la custodiscano e la promuovano come una famiglia. Una famiglia dove ogni persona è accolta nella sua diversità, dove le uniche espulsioni e gli unici respingimenti sono i respingimenti dei rancori, delle vendette, degli odi, delle contrapposizioni dettate da interessi personali, dove la carità non è un sentimento che evapora ma ci fa vedere Gesù in chi soffre. E dopo averlo visto, toccarlo con le mani attraverso l’amore concreto e solidale; dove non si aspetta il povero ma ci si muove per incontrarlo là dove è nascosto.

in foto: attimi della celebrazione eucaristica celebrata dal vescovo dei Marsi mos. Pietro Santoro

Gesù nel Vangelo appena proclamato viene incontrato da un gruppo di lebbrosi, che nella logica e nel peccato del tempo erano nascosti, perché facevano schifo, avevano il volto e la pelle deturpata. Erano nascosti, immondi, peccatori. Erano nascosti ma escono, e Gesù li incontra là, fuori dalle strade normalmente percorse. La guarigione avviene nei sentieri dove camminavano gli espulsi, gli scartati. Così come san Francesco, raccontato dal nostro Tommaso, va incontro e abbraccia, i lebbrosi, nelle sue periferie, nelle periferie delle sue solitudini. Il lebbroso viene baciato nelle periferie delle sue solitudini. Riportiamo nel nostro vissuto quella stella polare che il Santo Padre vuole per la sua Chiesa e che forse abbiamo ritenuto soltanto uno slogan. La “Chiesa in uscita” non è uno slogan, è la Chiesa che cammina col passo e il volto di Francesco, così come Tommaso ce l’ha presentato. È la Chiesa che ripone nel Vangelo, e solo nel Vangelo, il senso compiuto della storia. È la Chiesa che si impolvera con la strada, che non ha paura della polvere della strada. È la Chiesa missionaria, la Chiesa che si muove, che va incontro. È la Chiesa povera fra i poveri. È la Chiesa della misericordia, è la Chiesa profezia di misericordia e di accoglienza. La Chiesa, cioè io, voi, ciascuno, insieme. La Chiesa. Ed è insieme, attraverso il legame battesimale, che siamo Chiesa. È la Chiesa che oggi deve tornare a collocare Gesù nei nostri paesi, nelle nostre città, nelle nostre famiglie. Negli scritti di Tommaso Gesù camminava con i piedi e con il cuore di Francesco. Chi incontrava Francesco incontrava Gesù. Cristo deve tornare a camminare oggi con i nostri piedi, con il nostro cuore, con il nostro volto. Beato Tommaso, ci affidiamo alla tua intercessione, accompagna il nostro caro popolo a vivere il Vangelo, solo il Vangelo, perché il Vangelo vissuto può impedire il tramonto di questa società alla deriva. E può istituire luce al nostro pellegrinaggio terreno. Beato Tommaso, pellegrini con te, verso la Gerusalemme del Cielo, pellegrini con Gesù, unica sapienza, unica verità, unica gioia. Beato Tommaso, il nostro popolo ti abbraccia e abbracciando te sa che abbraccia il volto di Gesù. Amen.”

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