Chiusura della Galleria del Salviano. A Cese allarme per l’emergenza sicurezza. La Pro Loco: “Vogliamo essere presenti al tavolo congiunto. Alti rischi per la popolazione”

AVEZZANO – I residenti della frazione Cese di Avezzano preoccupati per le conseguenze sulla sicurezza della popolazione nel momento in cui si procederà alla chiusura totale della Galleria del Salviano sulla SS 690, ex Superstrada del Liri.

La Pro Loco di Cese, incaricata dai cittadini di rappresentarli, in un lungo documento inviato al Prefetto dell’Aquila, espone ed evidenzia i possibili rischi per le persone residenti nella frazione avezzanese, e chiede di essere convocata in occasione della riunione del tavolo congiunto di tutti i sindaci della Valle Roveto, così come anticipato nei giorni scorsi dal Sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio.

«Nel corso di recenti incontri pubblici di ampia partecipazione, la Pro Loco di Cese ha ricevuto mandato dall’intera popolazione locale (oltre 500 residenti o stabilmente presenti) di portare all’attenzione delle Istituzioni coinvolte tutti gli elementi che configurano quella che viene definita “una vera e propria emergenza sicurezza”, richiedendo l’immediato intervento di tutte le Forze preposte al fine di salvaguardare l’incolumità degli abitanti e scongiurare il blocco totale del paese.

“I principali fattori di rischio nel caso di passaggio attraverso la S.P. 62 e l’abitato di Cese dei mezzi in ingresso e in uscita dalla S.S. 690 – si legge nella nota inviata alla Prefettura, all’Anas ed alle Amministrazioni -, sono relativi alla totale assenza di dissuasori, segnalatori di velocità, controlli da parte delle forze di polizia e sistemi automatici di regolamentazione, controllo e induzione alla limitazione della velocità, a fronte di eccessiva velocità di transito dei mezzi sia nel tratto urbano (limite 30 Km/h) che in quello extra-urbano (limite 50 Km/h); alla totale inadeguatezza della segnaletica orizzontale e alla scarsa illuminazione in diversi tratti a fronte della presenza di numerose immissioni carrabili e pedonali nel tratto urbano, con attraversamento di pedoni a mobilità ridotta, carrozzine e passeggini; alla presenza di strettoie interne all’abitato di larghezza inferiore ai 4 metri; all’inadeguatezza dei marciapiedi a larghezza ridotta sprovvisto di guardrail e all’assenza di piste ciclabili e percorsi protetti a fronte di frequente passaggio di pedoni a mobilità ridotta, bambini a piedi e in bicicletta; alla totale inadeguatezza del manto stradale, alla presenza di numerose invasioni arboree della carreggiata e alla generale incompatibilità con il transito massivo di mezzi pesanti e leggeri”.

La programmata chiusura totale di durata superiore a due mesi – scrivono ancora dall’associazione – comporterebbe l’assoluta invivibilità dell’abitato e l’esposizione a rischi assolutamente insostenibili per gli abitanti, con un’elevatissima probabilità di incidenti quotidiani anche gravi.

Il transito attraverso la S.P. 62 e l’abitato di Cese dei mezzi provenienti o diretti alla S.S. 690 comporterebbe inoltre il blocco totale della circolazione in ingresso e in uscita dal paese, con conseguenze gravi sulla sicurezza (inclusi mezzi di soccorso) in caso di ingorghi, così come sulla sicurezza di fermate e scarichi e sui tempi di percorrenza soprattutto dei mezzi pubblici e degli scuolabus, con ovvie ripercussioni negative sul rispetto dell’orario di ingresso degli studenti negli istituti del Comune capoluogo, oltre che sul rispetto delle coincidenze per studenti e lavoratori pendolari.

Elementi che, come evidente, comporterebbero rilevanti limitazioni delle libertà personali anche di minori e disabili”.

Per tali motivi, l’associazione ha richiesto esplicitamente di partecipare al prossimo tavolo congiunto per discutere di possibili soluzioni alternative e dettagliare le esigenze e le richieste della popolazione in termini di misure preventive e di tutela. Un primo tavolo tecnico è previsto, come scritto, già nella giornata odierna, ma l’attenzione della popolazione locale è già altissima da diversi giorni, in attesa di possibili sviluppi che scongiurino la paventata, ma realistica, emergenza sicurezza».