“Cocci la mia raccolta”: personale di Lorena Ulpiani al Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara

Lorena Ulpiani

Pronta per l’apertura e l’inaugurazione la personale dell’artista Lorena Ulpiani “COCCI: LA MIA RACCOLTA” che porterà le opere presso lo Spazio Arte del Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara da sabato 2 luglio fino a domenica 17 luglio.

Le aperture osserveranno i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 10 alle 14; sabato dalle 18 alle 21.

Letizia Lizza e con lei la Fondazione Genti d’Abruzzo che dirige, continuano incessantemente e instancabilmente a cercare artisti contemporanei le cui opere, collocate all’interno del Museo delle Genti d’Abruzzo, nel potente e apparente contrasto tra la modernità e l’antichità, in realtà danno vita ad un virtuale dialogo necessario e urgente per riappropriarci, da un lato, delle nostre radici e dall’altro per continuare a progredire.

Il corredo espositivo si compone di trenta opere e due installazioni piccole tavolette quasi serie di “appunti” che narrano di paesi lontani, di ricordi di esperienze di emozioni, di nostalgie e di scelte che rivolgono lo sguardo avanti.

Sono facilmente rilevabili, nelle opere ad olio ma anche nei disegni e negli affreschi, le influenze assorbite nel lungo lavoro di ricerca da maestri orientali da Seul a Città del Messico e che hanno dato vita a “cromie latine, a gestualità statunitensi, fino a spazialità asiatiche”.

Del resto, l’artista ha lungamente vissuto nel Quebec, con i nativi dei Cree, nel Tibet e a New York del “Ground Zero” e ne ha assorbito i profondi silenzi, le atmosfere, le sonorità, i colori e le drammaticità.

Questa mostra segna evidentemente un momento cruciale, quello in cui si raccolgono “i cocci” di una esistenza e si cerca di rimetterli insieme per dar vita a qualcos’altro; solo vicini così che “la luce possa attraversarne le crepe” o saldarle con oro;

la pittrice fa sue le parole di Carlo Rovelli quando afferma che “l’incertezza in cui siamo immersi, la nostra precarietà, sospesa sull’abisso dell’immensità di ciò che non sappiamo, non rende la vita insensata: la rende preziosa”.

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