Insulti sessisti per telefono e davanti a terzi all’ex consigliera comunale Roberta Salvati: ecco perché è stato condannato l’ex Sindaco Bruno Di Masci
SULMONA – Sono state rese note le motivazioni della sentenza che hanno portato alla condanna di Bruno Di Masci, ex consigliere comunale di Sulmona. La vicenda legale iniziata nel 2018 ha trovato il suo epilogo con la sentenza del 20 febbraio 2025, emessa dalla Giudice Dott.ssa Francesca Pinacchio.
La sentenza sancisce in modo chiaro il principio che il rispetto e la dignità delle persone, in particolare delle donne, devono essere tutelati anche nel contesto della dialettica politica.
Nel 2018, un episodio che ha coinvolto l’uso di termini sessisti da parte dell’ex primo cittadino Di Masci nei confronti di Rita Salvati, ex consigliera comunali di Sulmona, durante una telefonata, alla presenza di altre persone, fu ripreso in un video e poi diffuso su WhatsApp.
Il video, arrivato all’interessata, è stato immediatamente denunciato, portando all’intervento del Giudice di Pace di Sulmona, che aveva inizialmente dichiarato l’insussistenza del fatto, così sancendo che espressioni pesantemente sessiste in offensive usate, fossero utilizzabili nel contesto del dibattito politico.
Tuttavia, tale decisione è stata successivamente ribaltata con la sentenza recentemente emessa dal Giudice del Tribunale di Sulmona, Francesca Pinacchio, che ha invece riconosciuto la gravità e la rilevanza penale dell’accaduto.
La sentenza in commento, emessa il 20 febbraio 2025 e comunicata alle parti solo lo scorso 10 marzo, ha sancito che il comportamento di Di Masci non era giustificabile, poiché lesivo del rispetto e della dignità della sottoscritta persona offesa dal reato.
“Oggi mi sento serena, perché so di aver contribuito, nel mio piccolo, a lanciare un messaggio chiaro – ha commentato Roberta Salvati -: bisogna denunciare le ingiustizie e non bisogna mai accettarle passivamente.
La mia battaglia non è stata solo per me stessa, ma per tutte le donne che subiscono offese e discriminazioni.
Infine, desidero rendere noto che devolverò parte del risarcimento in beneficenza – ha proseguito -. Sento di dover trasformare questa esperienza in qualcosa di positivo, in un atto di solidarietà, a sostegno di chi ne ha bisogno.
Questa vicenda rappresenta un precedente significativo nel dibattito sui limiti della critica e sulla tutela della dignità personale.
La sentenza sottolinea la necessità di mantenere un livello di confronto rispettoso – conclude -, escludendo l’uso di espressioni ingiuriose e lesive, anche e non solo nei confronti delle donne impegnate in politica”.


