Da Avezzano alle grandi metropoli tra alberi di metallo, motoseghe e stranezze: la fiera delle assurdità urbane
Piazze folli in Italia (La foto della piazza tattica di Milano è tratta da ArtsLife)
La scorsa volta ho ricordato, in questa torrida estate, lo scempio di piazza del Mercato ad Avezzano dove alberi secolari sono stati sacrificati per un nobile scopo: mettere alla graticola la popolazione. La clamorosa follia si è esplicitata in una operazione dove l’ombra naturale degli alberi veri è stata sacrificata per fare spazio a una bizzarra ed estrosa “foresta” di alberi di metallo. Una griglia rovente sotto il sole che ha scatenato l’ironia e l’indignazione dei cittadini.
SOLO AD AVEZZANO?
Ma se Sparta piange, Atene di certo non ride. La verità è che il virus delle trovate urbane costose, inutili e a tratti ridicole ha contagiato anche le due più grandi metropoli italiane. Roma e Milano, guidate rispettivamente dai sindaci Roberto Gualtieri e Beppe Sala, hanno deciso di non essere da meno, lanciandosi in una vera e propria gara a chi realizza la “stupidaggine” pubblica più memorabile. Ecco la mappa del tesoro (speso male) tra la Capitale del PNRR e la Milano “green” a trenta all’ora. Alcune gemme di un bestiario costosissimo e quasi inutile.
CAPITOLO 1: ROMA E IL “SIMULATORE DI MOTOSEGA” IN SALSA PNRR
Benvenuti nella Capitale del futuro, dove l’ombra è un concetto superato e le piste ciclabili servono principalmente per accelerare la fuga dei tronchi.
IL VIDEOGIOCO “GTA ROMA” Roma”
I cittadini infuriati si sono trasformati in programmatori satirici lanciando il gioco (provatelo) GTA Roma – Gualtieri Taglia Alberi. Nel gioco, l’avatar pixelato del sindaco gira per la città imbracciando una motosega. Lo scopo? Riqualificare Roma abbattendo alberi, raccogliendo banconote del PNRR per guadagnare tempo e correndo su piste ciclabili deserte.
Insomma cosa è accaduto? Sulla scia di Avezzano, il piano straordinario di potatura e abbattimento romano ha trasformato piazze storiche in spianate desertiche e arroventate. Tra novembre 2021 e la fine del 2025, sono stati abbattuti 29.136 alberi. Una strategia perfetta per combattere il surriscaldamento globale eliminando direttamente la fonte del problema: le foglie.
LE CICLABILI FANTASMA
Ed ecco le piste ciclabili costosissime e frammentate. Sono strisce di vernice sull’asfalto che collegano il nulla col niente, ma utilissime nel videogioco, ad esempio, per sfrecciare più velocemente da un pino da tagliare all’altro. Nella pratica hanno sottratto spazio alle strade, ai marciapiedi e ai parcheggi e sapete una cosa? Non le usa quasi nessuno! D’altronde tre abitanti su mille utilizzano la bici nella capitale e un motivo c’è e dovrebbe essere noto al Sindaco: Roma è fondata su sette colli e non è una leggenda: pedalarci sopra è una faticata immane: Forse potenziando il servizio pubblico si sarebbe fatto meglio
I “TUTOR DELLA NOTTE” (GLI PSICOLOGI DELLA MOVIDA)

Invece di inviare forze dell’ordine per arginare il caos nei quartieri caldi, il Comune ha investito fondi per schierare degli steward culturali. Il loro compito? Chiedere gentilmente ai ragazzi su di giri di fare meno rumore per non svegliare i residenti. Una camomilla diplomatica contro i decibel della movida selvaggia. Immagino uno di questi tizi alle prese con un romano intento a mangiare un hamburger:
– Ehi signore: deve comportarsi meglio!-
– Chi io?-
– Si proprio lei, Non ci si comporta così: chiuda la bocca mentre mangia altrimenti è maleducazione!-
– Mi perdoni… . Le posso dare del “tu”? –
– Certamente… –
– Ma Vaff…… !-
ALTRE “PERLE” ROMANE
“Juli“JULIA”, L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE PER I GELATI
Non sapete a che punto l’umana insipienza può arrivare a Roma… . Il Comune ha presentato con orgoglio Julia, l’assistente virtuale ufficiale della città basato su IA. Nelle interviste promozionali è stato spiegato che serve a guidare i cittadini in compiti cruciali, come ad esempio, comprendere i passaggi burocratici per “aprire una gelateria”. Una priorità assoluta per una città con i trasporti pubblici perennemente in tilt.
IL TEVERE BALNEABILE (e i sorci stanno a guardare)

L’ambizioso sogno di rendere il Tevere balneabile ed “esplorabile” a nuoto entro pochi anni. Un annuncio accolto dai romani con terrore, considerando che la fauna fluviale attuale sembra uscita da un film post-apocalittico. L’idea di fare un tuffo rinfrescante tra i residui storici e i copertoni sommersi è diventata subito il meme preferito della città. Siccome “piatto ricco mi ci ficco” Gualtieri s’è tuffato letteralmente nella cosa.
Risultato? i numerosi topi del Tevere (tra 6 e i 10 milioni di ratti) ringraziano graziosamente stravaccati sulle sdraie messe a disposizione dal comune. Oddio una cosa sarebbe da fare: renderlo nuovamente navigabile come nel 1800: si potrebbero portare le merci sin nel cuore della Capitale senza intasare la viabilità o creare una nuova attrazione turistica. Vabbè meglio le ciclabili.
IL BONUS CANTIERI ETERNITY
Il Giubileo è passato ma le transenne rimarranno. I cantieri romani e i livellamenti last-minute dell’asfalto sopra i sampietrini (fatti a tempo di record solo per il Giro d’Italia) sono ormai tutelati come patrimonio permanente della città. Dovete sapere che per evitare figuracce planetarie durante il passaggio del Giro d’Italia, sono stati stanziati fondi d’urgenza per asfaltare e livellare i dissestati sampietrini in tempo record.
Un miracolo della tecnica che fa sorgere spontanea una domanda ironica ai cittadini: per avere una strada senza buche sotto casa, bisogna per forza convincere i ciclisti del Giro a passare dentro il proprio condominio?
CAPITOLO 2: MILANO E LA FOBIA DELLE QUATTRO RUOTE
Ma eccoci a Milano dove le idee buontempone non mancano! Al contrario di Gualtieri che fa poco ma quel poco che fa è sbagliato, il sindaco Sala è sempre in azione quando non veste i panni di Batrman e combatte i maranza.
Peccato che vede solo quello che vuol vedere lui per cui, messa all’opera la sua fantasia, dice ai milanesi quel che devono fare anzichè fare quel che dicono i milanesi: una sorta di Montessori urbana. E così Milano è la città dove muoversi in auto è considerato un reato morale, ma trovare una pista ciclabile sensata è una caccia al tesoro per esperti di sopravvivenza urbana.
IL LABIRINTO DELLE BIKE LANE
Il sindaco Beppe Sala difende la sua visione di una Milano invasa da oltre 500 km di ciclabili. Il problema è la totale frammentarietà della rete: piste che iniziano in mezzo a un incrocio, spariscono sotto un tram e ricompaiono su un marciapiede, costringendo i ciclisti a salti mortali degni di un circo. Ecco, quindi, la Battaglia dei Cordoli. Come la discussa opera sul Ponte della Ghisolfa, dove per fare spazio a un metro e mezzo di pista si dimezzano le carreggiate stradali, paralizzando il traffico milanese in code chilometriche. Un ottimo modo per far respirare aria pulita agli automobilisti bloccati a motore acceso.
GLI AUTOVELOX “BANCOMAT”
Posizionati strategicamente su stradoni a scorrimento rapido dove il limite scende improvvisamente a 50 km/h, sono diventati veri e propri sportelli automatici per le casse del Comune. Una mossa spacciata per “sicurezza”, utile a finanziare i secchi di vernice pastello per la città.
IL BANDO DEI GELATI A MEZZANOTTE
Una delle ordinanze più esilaranti della giunta per combattere la “mala movida”. Vietare la vendita d’asporto di cibi e bevande, inclusi i gelati in cono, dopo la mezzanotte. Come tutti sanno, il vero pericolo pubblico è il rumore molesto di un cittadino che lecca un cono al cioccolato sul marciapiede.
LE PIAZZE TATTICHE (CON VERNICE)

Spazi urbani ridisegnati semplicemente colorando l’asfalto e piazzando due fioriere in plastica. Il risultato? Meno parcheggi, più confusione e la netta sensazione di vivere all’interno di un asilo nido a cielo aperto. Nell’ottica di ricreare la socialità parigina nelle periferie, il Comune ha riempito le piazze di tavoli da ping pong in cemento. Un’iniziativa poetica, se non fosse che a Milano tira vento spesso, le palline volano in mezzo al traffico e i tavoli finiscono per essere usati come letti da campeggio o banconi per i cocktail vietati dopo mezzanotte. Qualche milanese ha sommessamente suggerito: “E se invece delle piazze tattiche mettessimo dei giardinetti pubblici?“
I BAGNI? (Ecco la Sala da bagno pubblica)
Investimenti generosi per installare vespasiani super tecnologici, autopulenti e dotati di Wi-Fi. Peccato che la metà sia fuori servizio per manutenzione e quelli funzionanti richiedano una laurea in ingegneria aerospaziale per essere aperti. L’unica salvezza resta il caro, vecchio caffè al bancone di un bar.
NAPOLI E LA COSA GRANDE
Lascio per ultima una botta di genialità che può stare a pari solo con la avezzanese Piazza del Mercato. Signori miei, fare il sindaco in Italia è un mestiere logorante, d’accordo. Ma fare il sindaco a Napoli richiede una dote che non insegnano alla facoltà di ingegneria: la gestione politica dell’imbarazzo geolocalizzato.
PIAZZA DEL MUNICIPIO
Ci troviamo in Piazza Municipio. Il sindaco Manfredi e la sua giunta decidono che la città ha bisogno di un rilancio culturale d’avanguardia. Vogliono omaggiare la tradizione, ma con un tocco moderno. Chiamano il grande designer Gaetano Pesce, staccano un assegno con svariati zeri di fondi pubblici e convocano la stampa per svelare l’opera: “Tu si ’na cosa grande”. Un titolo che, col senno di poi, suona come una minaccia se non una presa in giro.

Cade il telo. Silenzio in piazza. I turisti si scambiano sguardi confusi, i passanti si fanno il segno della croce, i bambini indicano lo skyline. Lì, nel cuore di Napoli, alto dodici metri, svetta un gigantesco, inequivocabile, geometricamente perfetto membro virile. Un fallo monumentale che guarda il Maschio Angioino dritto negli occhi, quasi a voler stabilire una gerarchia di virilità architettonica. Nelle intenzioni dell’artista doveva essere la giubba stilizzata di Pulcinella. Nella realtà dei fatti, sembrava la pubblicità progresso di una clinica per l’andrologia.
Ora, un sindaco normale avrebbe finto un malore, avrebbe incolpato gli operai dicendo che avevano montato la statua al contrario, o si sarebbe barricato in comune. Ma i sindaci italiani hanno un superpotere: la supercazzola intellettuale. Manfredi guarda il colosso, guarda i giornalisti che già ridacchiano e con la flemma dei grandi statisti, dichiara: “Beh, è un pensiero molto napoletano… un pensiero di buon augurio!“. Qualcuno dice d’averlo sentito dire sottovoce: –Mannaggia a bubbà c’ha fatto chiss?– Capito? Non è una gaffe da licenziamento immediato dell’assessore alla cultura; è “scaramanzia istituzionale”. È un corno portafortuna in 3D. Praticamente, l’amministrazione ha pagato fior di quattrini un’opera d’arte solo per poter dire che “l’importante è la salute”.
ROCCO SIFFREDI
Il capolavoro della satira involontaria, però, arriva con la giustificazione successiva: “L’arte contemporanea deve far discutere“. Infatti a Napoli si è discusso tantissimo. Soprattutto nei bar, dove per tre settimane la cittadinanza si è interrogata su quale fosse il nesso tra la commedia dell’arte e un cilindro anatomico di dodici metri. Piazza Municipio ormai è ufficialmente il Triangolo delle Bermuda del decoro urbano: l’anno prima c’era la Venere degli Stracci che è finita bruciata, l’anno dopo è arrivato il Pulcinella-fallo. Praticamente, una programmazione artistica curata direttamente dagli sceneggiatori di una commedia sexy degli anni ’80. In molri si sono domandati se quella, invece di Pulcinella, orgoglio partenopeo, non fosse una statua dedicata al priapico Rocco Siffredi orgoglio nazionale!
Alla fine, l’opera è stata rimossa, lasciando la piazza vuota e un dubbio amletico nel cuore dei napoletani: la prossima volta che il Comune decide di “stimolare il dibattito culturale”, non facevano prima a regalarci un cornetto portachiavi a testa?
Va detto, però, che, vista la mala parata, la giunta ha rimosso dignitosamente quel'”affare” cosa che ad Avezzano ancora non si è avuto non dico il coraggio ma il dovere di fare. Quando si diventa sindaco, per alcuni pare doveroso “inventare” e nell’atto creativo dimenticare le cose “terra-terra”. La gente chiede una città senza buche, con i servizi fruibili e a basso prezzo, arredi urbani decenti, una polizia municipale presente. Non interessano voli pindarici. I cittadini si contentano di poco: a loro basta una piazza con alberi di legno e foglie e qualche panchina per chiacchierare all’ombra… .
Un saluto
