Donne democratiche Abruzzo: si riparte da qui

AVEZZANO – Le donne. Ah le donne! Non mollano mai.  Men che meno le  Donne Democratiche Abruzzo.

Sabato 4 luglio alle ore 11:00 si sono incontrate, presso la sala conferenze del Comune di Avezzano per dar vita alla prima Conferenza regionale delle donne, ascoltarsi e ascoltare propositi dai quali (ri)partire, in vista delle prossime elezioni comunali. Sono state presenti anche diverse donne non direttamente coinvolte in politica ma interessate al gruppo e alle tematiche che porta avanti. Ha portato il suo saluto il Commissario Prefettizio, Mauro Passerotti giunto a sorpresa nel mezzo del convegno.

La coordinatrice regionale, Lorenza Panei ha aperto i lavori, dopo i saluti di rito, ed ha dato significato alla conferenza che viene intesa come una neo-dimensione nella quale possono ritrovarsi e riconoscersi le donne, tutte le donne,  che condividono il manifesto del gruppo, mettendo in evidenza come solo l’ Abruzzo e la Toscana hanno eletto la  loro portavoce regionale grazie anche a uomini – come Michele Fina, segretario PD Abruzzo –  che conoscono e riconoscono il valore aggiunto della presenza femminile ed hanno operato a velocizzare il procedimento di riconoscimento della conferenza.

L’intervento è entrato subito nel cuore del problema: il riconoscimento delle competenze a chi le ha, uomo o donna che sia. Non esiste infatti, per la Panei nessun tipo di prevaricazione femminile nei confronti degli uomini e le femministe non sono contro gli uomini. La necessità di indire la conferenza si è fatta più pressante all’indomani dell’emergenza sanitaria, dato che il lavoro femminile non ha certo aiutato le donne; di più: le donne corrono il rischio, di perdere i diritti di lavoro duramente conquistati. E’ una chiamata a raccolta, quella della coordinatrice, affinchè venga mantenuto almeno quello che fin qui le donne hanno ottenuto. Ci sono poi altro problemi: la differenza salariale e la cura, quasi esclusivamente riservata allae donne, dei minori e degli anziani, ad esempio. Per la Panei, la Conferenza ha carattere inclusivo, supera cioè le collocazioni politiche e intende accogliere solidarmente il genere femminile. Un nuovo matriarcato quindi, operando e intervenendo ai vari livelli: personale, familiare, sociale, culturale e lungo un percorso che coinvolga anche la scuola in modo intenzionale e consapevole: un progetto ambizioso  che prevede un’agenda politica organizzata per cambiare il paese; questo però significa anche che l’organizzazione della conferenza  dovrà evitare impatti con le correnti di partito;  e ha meglio specificato: “la conferenza è un luogo autonomo, indipendente che fa parte del Partito Democratico ma ha l’obiettivo di non essere contaminato da quello che spesso ha rovinato l’ascesa della nostra organizzazione politica”. Da tal punto fermo, ha sollecitato le donne presenti ad “esser veicolo presso le altre donne dei concetti e degli obiettivi dell’organizzazione affinchè, avvicinandosi alla conferenza, possano costituirne valore aggiunto”. Unire invece che disgregare, insomma.

Erano presenti e si sono iscritte a parlare: due delegate della provincia di Teramo, l’imprenditrice Valentina bianchi, la coordinatrice Donne della Marsica, la delegata nazionale Marielisa Serone, la deputata Stefani Pezzopane, la Presidente dell’Assemblea regionale PD Manola Di Pasquale, la coordinatrice provinciale di L’Aquila Gilda Panella.

I contenuti degli interventi hanno avuto come punto fermo le esperienze di ciascuna di loro, certo diverse sia nei tempi sia nei contesti, ma unificate dalla profonda esigenza di tornare a rivendicare per le donne un ruolo e una voce che da qualche tempo sembra non abbia più quella verve energica di qualche decennio fa. Libertà e pari dignità (che per Anna Paolini devono essere poste al centro della azione e della proposta politica della Conferenza); diritti e valori (come ha sottolineato Manola di Pasquale); solidarietà fra donne, fare squadra per sostenersi e creare servizi (temi portati avanti da Valentina Bianchi); utilizzando la molla di un neo-femminismo che sta sorgendo, dar vita ad un confronto intergenerazionale che può così assumere un ruolo politico, femminista, di promozione culturale di grande qualità aprendo le sfide della valorizzazione, della solidarietà e del rapporto tra donne (così Stefania Pezzopane); un’attenzione particolare alla violenza di genere, al coinvolgimento degli uomini all’interno di tale tematicae all’importanza del fattore culturale, soprattutto in ambito educativo (Gilda Panella);  la fondamentale importanza di chiarire il punto di partenza e il percorso da compiere per poter rivendicare il ruolo che spetta  ed emanciparsi dalle oppressioni che le donne condividono con altre ghettizzazioni (Marielisa Serone); l’immensità del problema culturale in assenza di luoghi ove vengano affrontate le tematiche della violenza sulle donne e della diversità di genere, la dispersione di energie per imporsi piuttosto che per valorizzare le potenzialità (Teresa Nannarone).

Cecilia D’Elia – “autorevole nel ruolo e nei contenuti” – come l’ha definita Di Pasquale – a conclusione dei numerosi interventi ha portato il suo pacato e denso contributo a partire dalla sua esperienza giovanile; la solidarietà può essere presente quando c’è qualcosa di vero in comune, così la solidarietà nasce dalla condivisione dopo un appropriato confronto. E’ compito difficile allora, quello che aspetta le donne democratiche che devono definire un ambiente molto inclusivo, evitando contesti di autoreferenzialità che “chiudono”il dialogo e il confronto. L’attuale situazione sociale è di aperta regressione e non si è ancora ben compreso che tale stato “minus” è strettamente legato ad una condizione di malessere che appartiene alle donne; il COVID ha accentuato le già presenti difficoltà strutturali portando in evidenza una profonda discrepanza tra la dimensione culturale e l’attuale posizione della donna. Si evidenzia inoltre, “una questione maschile che non fa i conti con una nuova necessaria convivenza tra uomini e donne” accanto a uomini, anche del partito, che vogliono far strada con le donne.

Su tutti gli interventi delle donne di navigata esperienza industriale, politica, sociale, si è levato – fresco,semplice, lieve, spontaneo –  il pensiero di Martina, ragazza di 15 anni che ha curato, per il suo esame di 3^ media, un elaborato “Il femminismo e la diseguaglianza di genere” che ha poi discusso dinanzi alla commissione. Ha raccontato della sua esperienza, di come – educata in un ambiente familiare aperto, libero da stereotipie e ruoli precostituiti – pensava che la sua, fosse una condizione comune a tutti; quando ha avuto coscienza che così non era, ha iniziato ad informarsi e ha deciso di impegnarsi in questo cammino partecipando, secondo le sue possibilità, ad incontri e a contesti a tema. Indubbiamente, diverse relatrici – soprattutto quelle che hanno introdotto il tema del confronto intergenerazionale – sono state colpite dall’intervento di Martina cha ha portato una ventata di gioventù che, lungi dall’essere superficiale, ha posto in evidenza il punto di vista attuale su violenza di genere, il gender, il ruolo della donna oggi.

Ha concluso il convegno, l’intervento del segretario PD Abruzzo. L’accento è stato posto su diversi aspetti, due i più importanti: il primo, la mancanza di  dati che  permettano di misurare la differenza di genere (gender gap); il secondo,  il tema del lavoro non retribuito, quello delle donne in casa  e verso i bambini, gli anziani. Una repubblica fondata sul lavoro, di cui buona parte non è retribuito e con tutti i vincoli che pone alla donna in carriera. La “questione maschile” sollevata da Cecilia D’Elia è ingenerata da un duplice fattore: da un lato l’emancipazione femminile, dall’altro, la crisi dell’Occidente per cui l’uomo perde una parte cospicua di mondo che lavorava per lui; entrambi i processi non torneranno indietro anzi! Il momento attuale è un interregno tra il “vecchio che non sparisce e il nuovo che non decolla”. “Unire i puntini (aggressioni omofobe, violenza contro le minoranze, e le divesità di genere) permette di vedere un unico fenomeno socio-politico, verso il quale il PD deve volgere lo sguardo cogliendone una peculiarità: che le donne, pur minoranza, sono una piccola maggioranza. Non serve parlare di una presunta superiorità femminile o del coraggio nel portare avanti le battaglie; il tema è la forza; la forza della consapevolezza femminile che il loro numero è significativo e determinante. Avere più donne ad occupare ruoli rilevanti e quindi ad essere, loro stesse, portatrici del problema le rende più degne di essere credute, di essere comprese. Un ringraziamento e un elogio, Fina ha rivolto alle donne impegnate oggi in quest’incontro: certamente per aver coinvolto le donne di partito  ma anche, e soprattutto, per guardare verso tutte le donne che sentono di dover e poter dare il proprio contributo ad una causa che le riguarda in prima persona.

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