È di Penne la Processione del Cristo Morto più antica d’Abruzzo

Foto Oliver Jules

La Liturgia del Venerdì Santo Pennese, che affonda le sue radici nel Quattrocento, fu istituita ufficialmente a Penne come ricorrenza religiosa nel 1570 dal Cappuccino umbro Padre Girolamo da Montefiore.

È dunque la processione del Cristo Morto più antica d’Abruzzo.

Sin dal medioevo drammi liturgici e sacre rappresentazioni, come la Passione di Cristo, si recitavano nelle chiese cittadine ed erano interpretate da chierici affiancati da statue semoventi. La presenza di un simulacro snodato del Cristo dimostra che anche nella chiesa dell’Annunziata era in uso recitare il dramma della Passione che, terminando con la coreografica Deposizione dalla Croce, diede origine al Venerdì Santo Pennese.

La Settimana che precede la Pasqua è da sempre vissuta intensamente dalla città di Penne, tra solenni processioni e momenti di preghiera corale in un crescendo di emozioni che riescono a coinvolgere ogni anno molte persone.

I riti della Settimana Santa a Penne hanno inizio la domenica delle Palme, che è contraddistinta dalla benedizione dei ramoscelli di ulivo. Il lunedì il Comitato inizia l’addobbo del Sepolcro nella chiesa della S.S. Annunziata trasformandone l’altare maggiore con una grande tela, raffigurante lo scenario del Golgota, che copre l’abside. I lavori continueranno fino al pomeriggio del Giovedì Santo quando viene aperta la chiesa che rimarrà visitabile dai fedeli tutta la notte.

Il Venerdì Santo segna il momento più alto delle celebrazioni della Settimana Santa.

Foto di Mihaela Rotaru Pentie

Alle 8,00 del mattino uno storico concerto bandistico comincia ad intonare delle marce funebri che verranno poi eseguite per tutto il giorno mentre i confratelli, vestiti con sai e “rocchetti”, prelevano dalla Cattedrale l’Addolorata, portandola nella chiesa della SS. Annunziata ove il Cristo Morto, tolto dalla teca di vetro, è stato adagiato su una bara Coperta Funebre ricca di ricami in oro e argento e di fili di seta variopinti applicati a una base di velluto nero, per la sua valenza artistica rappresenta l’elemento principale della Processione del Venerdì Santo di Penne. Di inestimabile valore è un pezzo unico al Mondo per formato, per perfezione di ricamo e per qualità di oro e argento intessuti nel ricamo.

Alle 19:00 ha inizio la Solenne Processione del Cristo Morto che dalla chiesa della S.S. Annunziata si snoda attraverso il centro storico andando da Colle Sacro a Colle Castello alla presenza delle Autorità Religiose, Civili e Militari e accompagnato dalla banda musicale e dal Coro Cittadino che intona il Miserere di V. Monti e di S. Selecchi: rito solenne che rappresenta per i Pennesi il più importante e sentito appuntamento religioso dell’ anno.

La Processione arriva quindi in piazza Luca Da Penne dove l’Abate Mitrato tiene l’omelia. Al termine il Cristo Morto fa rientro nella Chiesa della S.S. Annunziata accompagnato dalla Madonna che subito dopo viene ricollocata in Cattedrale. La Processione si conclude intorno alle 22:00.

Nella processione pennese la statua della Vergine Addolorata, è una conocchia del XVIII Sec. – e la memoria popolare ricorda che, nell’800, era scortata da donne e bambine vestite di nero denominate “Addoloratine” – mentre la statua del Cristo morto, è opera del XVII – XVIII sec. Realizzata a grandezza naturale in legno e gesso.

L’importanza e l’originalità di questa processione è data dai simulacri che la compongono, in particolare dal gruppo ligneo della Passione e dalla Coperta Funebre sulla quale è adagiato il Cristo morto, ricca di ricami in oro e argento e di fili di seta variopinti applicati a una base di velluto nero e conosciuta anche con il nome di Copertone. Entrambi commissionati dalla famiglia Assergi che risiedeva nel palazzo Trasmundi che si collega alla chiesa dell’ Annunziata tramite un matroneo ( dove il gruppo della Passione rimaneva – e rimane – al termine della Settimana Santa), furono realizzati intorno al 1860 su disegno di Salvatore Colapietra, pittore originario di Carpineto della Nora.

Foto William Palusci

Il gruppo ligneo della Passione, cioè degli strumenti che inflissero dolore e morte a Gesù Cristo, è tradizionalmente attribuito al doratore – intagliatore Domenico Viola. Nato a Penne nel 1821 Domenico Viola, inserito nell’elenco degli artisti ed artigiani nell’opera Penne Sacra dell’Abate Luigi Di Vestea, è anche autore degli intagli lignei dell’organo della chiesa della SS. Annunziata.

Foto Matteo Auriemma

La Passione di Penne, a differenza delle altre sculture della tradizione abruzzese che riproducono gli strumenti della tortura e della morte di Cristo, presenti nelle processioni di Chieti, Lanciano, Vasto etc., non è costituita da più pezzi singolarmente portati a spalla, ma da un unico blocco: caratteristica che sembrerebbe renderla unica. Magistralmente realizzati risultano il Gallo; i tre Chiodi che appaiono contorti per essere stati estratti dalla Croce; la Tunica e le Vesti composte con tele di sacco ricoperte di gesso e poi dipinte etc.
Il basamento di forma esagonale è decorato con intrecci di rami spinosi e grappoli vegetali dipinti in argento. Sul lato principale appaiono le lettere A e B dipinte in argento, forse le iniziali di Angelo Bianco nuovo proprietario, dopo la famiglia Assergi, del palazzo Trasmundi e quindi anche della Passione in esso custodita.

Foto William Palusci

Dopo il secondo conflitto mondiale fu restaurata da Peppinuccio (Giuseppe Laguardia), abile artigiano locale. La coltre su cui viene adagiata la statua chiamata anche Copertone per le dimensioni considerevoli (4,16 – 5,05m) è l’ elemento più interessante della processione “Il copertone di seta disegnato da Salvatore Colapietro della Nora e ricamato da suore napoletane intorno al 1860 è mirabilissimo” scriveva il De Caesaris e confermava poi l’ arch. Rasicci. Manto di gran pregio in cui i ricami, applicati sul tessuto di velluto nero e realizzati con varie tecniche (punto raso – punto piatto etc.) in oro, argento e fili variopinti di seta, vanno a formare una composizione di foglie d’acanto e ghirlande floreali in cui sono inseriti gli strumenti della Passione.

Foto William Palusci

L’onore di stringere i sei fiocchi d’ oro che vi pendono – ora affidato alle varie associazioni che si alternano tra di loro di anno in anno – era un tempo riservato ai nobili locali.

Intorno al Copertone sono nate alcune leggende popolari. Una riguarda le monache che lo ricamarono: le religiose dopo anni di minuzioso lavoro persero la vista. Altra leggenda è quella relativa al carabiniere che lo riportò da Napoli passando dal Piano delle Cinque Miglia infestato dai briganti.

Dai versi del poeta Luigi Polacchi emerge che a ricamare la ricca coltre furono le sorelle Angelica e Crocefissa Farina, mogli dei fratelli Domenico e Nicola De Caesaris. Ad aiutare le due sorelle sarebbe stata anche Giuditta Sidoli, amata da Giuseppe Mazzini.

Altre fonti dicono che ne sarebbe autrice Vincenza Allera, prima moglie di Francesco Paolo Evangelista, scultore ed artista di Penne, conosciuto con il nomignolo di Sansonetto. Il Copertone è comunque citato nel Libro dell’Amministrazione della Chiesa della SS. Annunziata e Pio Monte dei Morti 1894 -1896: prezioso documento della fine del XIX sec. che ci permette di ricostruire la gestione dei Riti Sacri della Settimana Santa in quel periodo.

Foto William Palusci

Il 3 aprile 1896, ad esempio, si legge: “ad Alessandro Nobilio per trasporto dei banchetti e Coltre del Cristo – Lire 2.” (Alessandro Nobilio doveva presumibilmente essere il responsabile della squadra dei portatori del Cristo Morto; i banchetti erano utilizzati per appoggiare il feretro e far riposare i portatori durante le soste della Processione. Una sosta, come ricorda la memoria popolare, era all’interno della chiesa Collegiata di San Giovanni Evangelista: la Processione entrava nella chiesa dalla porta laterale e ne usciva poi da quella principale per avviarsi sulla strada denominata salita degli Orti. Altra sosta era a piazza Santa Chiara).

Foto William Palusci

Nella chiesa dell’Annunziata esiste un altro Manto più piccolo, utilizzato per accogliere la statua del Cristo al di sotto delle scenografie del Sepolcro nella sera del Giovedì Santo. Usato in passato anche nelle funzioni funebri, è stata utilizzata nel 2009 per una Processione ridotta a causa dell’emergenza terremoto.

(Fonte ARCIDIOCESI DI PESCARA PENNE)