Emergenza Covid a Sulmona. Il “J’Accuse” dei sindacati contro la Asl1 e la Regione

L’AQUILA – Allarme sanità a Sulmona e nella Valle Peligna, i sindacati parlano di disastro annunciato e puntano il dito contro Regione e Asl1, quest’ultima soprattutto, che nonostante i ripetuti inviti ad occuparsi della questione, sarebbero rimaste immobili e senza prendere alcuna decisione.

Questa la nota a firma dei responsabili di Cgil, Cisl e Uil e delle relative organizzazioni della funzione pubblica e sanità, a livello provinciale e regionale: «Le scriventi OO.SS. intendono esprimere pubblicamente la profonda preoccupazione ed il proprio disappunto in merito a ciò che sta accadendo nelle strutture sanitarie della Valle Peligna, Ospedale dell’Annunziata e Casa di Cura San Raffaele, rispetto a ciò che, come avevamo già avuto modo di dichiarare, altro non è che una catastrofe annunciata e, purtroppo, prevedibile.

Contestualmente, riteniamo inaccettabile che di fronte ad una situazione così complessa, nessuna interlocuzione formale è avvenuta in tutto questo periodo di emergenza, infatti ogni informazione viene esclusivamente appresa dagli organi di stampa.

Nello specifico, partendo dall’Ospedale dell’Annunziata di Sulmona, ad oggi prendiamo atto del fatto che, nonostante il Presidio Ospedaliero di Sulmona sia stato identificato come Ospedale No COVID – e ciò viene confermato anche dalle dichiarazioni pubbliche rilasciate dal Sindaco di Sulmona piuttosto che dal Direttore Generale della ASL, ovvero dalla stessa Regione Abruzzo – nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale risulta siano ancora ricoverati 4 pazienti affetti da COVID-19.

L’Ospedale di Sulmona (Foto di BARBARA DELLE MONACHE)

A tal proposito ricordiamo le dichiarazioni rilasciate dalle suddette istituzioni con le quali si rendeva noto che detti pazienti sarebbero stati dimessi e/o trasferiti entro mercoledì scorso permettendo così all’Ospedale peligno di tornare ad essere NO COVID.

Quanto sopra, viene evidenziato non perché le scriventi ritengono che i pazienti critici affetti da COVID non debbano ricevere le cure nel noscomio Peligno, quanto perché ad oggi viene, di contro, non garantita la piena e completa assistenza sanitaria a tutto il resto della popolazione NO COVID del territorio che può avere necessità di dover ricevere cure e prestazioni con carattere di urgenza.

Ricordiamo, infatti, che i presidi ospedalieri più vicini al territorio peligno sono quello di Avezzano e Chieti e ciò rappresenta una enorme criticità rispetto agli eventuali tempi di percorrenza che dovrebbero essere affrontati in caso di urgenza. Inoltre da non sottovalutare è il fatto che non sempre le ambulanze sono a disposizione per i trasporti, atteso che le stesse, dopo essere state utilizzate per il trasporto di pazienti potenzialmente positivi al coronavirus, debbano essere sanificate prima del loro riutilizzo.

Per quanto riguarda invece la Casa di Cura del San Raffele, apprendiamo, sempre dagli organi di stampa che ad oggi sono notevolmente aumentati i casi “positivi” e ciò, fermo restando che andranno verificate le responsabilità rispetto ad un ingenerarsi di un focolaio all’interno della struttura e di conseguenza nell’intero territorio – atteso peraltro che i lavoratori fino a quando la situazione non è emersa in tutta la sua gravità hanno continuato, loro malgrado, a svolgere tutte le azioni quotidiane anche con contatti con i loro familiari – riteniamo che la situazione va affrontata senza ulteriori indugi e che i lavoratori, i pazienti, e di conseguenza l’intera comunità Peligna, venga messa immediatamente in sicurezza. A tal proposito non va sottovalutato il fatto che la paziente proveniente da Bergamo, dalla quale sembrerebbe sia partito il focolaio, e ricoverata presso la casa di cura privata, è stata sottoposta a visite anche all’interno dell’Ospedale con contatti con i lavoratori di quest’ultimo e pertanto riteniamo necessario ricostruire tutto il percorso ed i contatti avuti anche con i lavoratori Ospedalieri per effettuare i tamponi e verificare, prima che sia troppo tardi, la eventuale positività, che noi tutti scongiuriamo, di questi ultimi.

Infine, come più volte dichiarato, scritto e denunciato, riteniamo non più procrastinabile una azione massiccia ed immediata finalizzata al contenimento del propagarsi del virus e ciò può avvenire esclusivamente attraverso l’effettuazione preventiva di tamponi ai soggetti potenzialmente esposti al contagio ed attraverso le opportune azioni di isolamento del rischio.

CGIL CISL e UIL, confederali e di categoria dichiarano infine che in carenza di azioni immediate finalizzate alla tutela della salute e dei bisogni di tutti i cittadini del territorio, provvederanno ad informare gli organi deputati al controllo ed alla verifica della situazione emergenziale che sta attraversando la valle Peligna e delle eventuali responsabilità in capo ai soggetti che avrebbero dovuto vigilare e contrastare il propagarsi della pandemia». Il Segretario Generale Cgil Provincia dell’Aquila, Francesco Marrelli, Il Segretario provinciale Fp-Cgil, Anthony Pasqualone, il Responsabile Cisl Provincia dell’Aquila Paolo Sangermano, il Segretario regionale Cisl-Fp, Michele Tosches, il Segretario Generale Cst-Uil Adriatica Gran Sasso, Fabrizio Truono e per la Uil-Fpl Marcello Ferretti.    F.to Marcello Ferretti

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