Femminicidi: Carenza Educativa, Omertà ed Emulazione. Analisi dei fattori di rischio e della necessità di romperne il silenzio
Foto Ansa
di Daniela Fieramosca
AVEZZANO – La violenza di genere è una piaga strutturale alimentata da radici culturali profonde e da fattori scatenanti che
richiedono una presa di coscienza immediata e collettiva.
SCARSA EDUCAZIONE E OMERTÀ DEL VICINATO
Alla base del fenomeno vi è una diffusa assenza di educazione affettiva e relazionale, che porta a confondere il
possesso con l’amore. A questo si aggiunge l’omertà del vicinato: segnali precoci, liti e richieste d’aiuto vengono
spesso ignorati come “fatti privati”, lasciando la donna nell’isolamento prima dell’aggressione fatalmente preannunciata.
IL FENOMENO DELL’EMULAZIONE
La cronaca mostra come modalità di violenza specifiche tendano a ripetersi. Fatti drammatici come quelli del caso di
Lorena o l’episodio riportato dal quotidiano Il Centro a Sulmona — in cui una donna è stata brutalmente rinchiusa nel
bagagliaio dell’auto dal compagno — dimostrano il rischio di emulazione. Una narrazione dei media troppo dettagliata
rischia di trasformare l’orrore in una modalità operativa per altri aggressori.
È bene parlarne? Sì, ma nel modo corretto. Parlarne è fondamentale per rompere l’isolamento e sensibilizzare la
comunità, ma la narrazione deve evitare la morbosità dei dettagli per concentrarsi sul contrasto culturale, sulle tutele e
sulla denuncia.
COSA FARE: AZIONI IMMEDIATE
Educazione nelle scuole: Introdurre percorsi obbligatori sull’affettività, il consenso e il rispetto reciproco.
Responsabilità di vicinato: Superare l’omertà e segnalare tempestivamente situazioni di pericolo o violenza.
Supporto ai Centri Antiviolenza: Sostenere le strutture protette e diffondere i canali d’aiuto.

