Fiera e potente Rocca Calascio, protagonista di una nuova puntata di “Quota Mille”

Rocca Calascio, 1410 metri sul livello del mare, unica frazione del Comune di Calascio, è una delle icone più famose d’Abruzzo, simbolo di un tempo in cui la ricchezza e il potere abitavano in alta quota, ed è raggiunta ogni anno da migliaia di turisti e visitatori.

Da questo punto si possono osservare il Gran Sasso, il Sirente Velino, la Marsica e la Maiella in una panoramica a 360 gradi unica. Le telecamere Rai con Sem Cipriani si sono spinte fin qui insieme allo scrittore Peppe Millanta per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,“Quota Mille”.

«Il borgo – spiega Peppe Millanta – si sviluppò nel Medioevo intorno alla torre di avvistamento, poi divenuta castello, costruita nell’anno 1140 a seguito della conquista normanna, per volontà di Re Ruggero d’Altavilla.

Il motivo per cui una costruzione così imponente fu costruita proprio qui è semplice: per controllare l’immensa spianata che oggi chiamiamo Campo Imperatore, e che un tempo era una sorta di enorme cassaforte, facilmente difendibile grazie alle montagne che la cingono tutta intorno.

Ma una cassaforte per custodire cosa? – s’interroga. – Uno dei beni più preziosi che in passato si potevano possedere: le greggi, da cui ricavare la ricercatissima lana.

A ricordarcelo anche la parola pecunia, che deriva proprio dal latino pecus, che sta per bestiame.

Dopo i fasti del periodo della transumanza, iniziò a poco a poco il declino di Rocca Calascio, che ebbe un brusco tracollo nel 1703, con il Grande Terremoto dell’Aquila: il borgo infatti fu quasi completamente abbandonato e la popolazione si trasferì nella sottostante Calascio, fino ad essere definitivamente abbandonato nel 1957″.

Lungo un sentiero, immersa in uno scenario da capogiro, c’è la splendida chiesa, intitolata a Santa Maria della Pietà che come spiega Millanta: “si ritiene sia stata costruita tra la fine del ‘500 e i primi anni del ‘600, in segno di gratitudine verso la Madonna.

La si voleva ringraziare infatti per la vittoria ottenuta contro una grossa banda di briganti provenienti dallo Stato Pontificio, che attentavano alle greggi.

Sem Cipriani

Ciò che risalta subito è l’armoniosa struttura, con la sua particolare forma ottagonale che ricalca una simbologia ben precisa.

Il numero otto infatti rimanda all’ottavo giorno, simbolo della Resurrezione, e all’Infinito, rappresentato da un otto posto in orizzontale.

Un modo quindi per comunicare l’armonia del Creato ai pastori che salivano fin qui, ancor prima che ascoltassero una messa in latino che probabilmente non avrebbero compreso».

E a raccontare che i destinatari fossero proprio i pastori è un’insolita finestra, posta al primo piano. Aveva uno scopo ben preciso: serviva per permettere ai pastori di assistere alla messa mentre controllavano le pecore portate al pascolo.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Rocca Calascio.

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