“Giornata della Memoria”. La Shoah non fu un caso. Fu un eccidio premeditato e condiviso da un popolo


Contenitore del Zyklon -B

ROMA – Ogni anno, il 27 gennaio, rinnoviamo la memoria di quella che fu la più criminosa, odiosa, vigliacca azione che la mente umana abbia mai potuto ordire: l’assassinio sistematico, scientifico, organizzato, del popolo ebreo. Non voglio descrivere le atrocità che il popolo d’Israele ha subito, tanto meno delle camere a gas a base di Zyklon- b che, ve lo voglio dire, era prodotto dalla IG Farben, la società formata da Agfa, Basf, Bayer, Hoechst (tante cose non si dicono ma si nascondono sotto al tappeto come lo sporco del pavimento); voglio trattare, invece, dell’altro protagonista della Shoah: il popolo tedesco. Una sorta di ipocrita anestesia storica sta tentando di far dimenticare al mondo quello che i teutonici furono capaci di mettere in atto. Vedete quando si verifica uno Tsunami o un terremoto o allorquando la Natura fa esplodere dalle sue viscere un vulcano, si verificano migliaia di vittime e noi siamo lì impotenti: non dipende da noi.

I cancelli di Aushwitz

Nel nostro caso una popolazione uccise freddamente e scientemente sei milioni di esseri umani (che poi vedremo essere molti di più). Il nazismo non piovve dal cielo, non furono marziani catapultati sulla Terra per eliminare una parte dei suoi abitanti, fu gente di carne e sangue come me e come voi che si armò contro chi era disarmato e colpì con ferocia e cinismo.


Civili obbligati a guardare i morti di un lager

Mi rende pazzo il pensiero che durante i Processi di Norimberga gli ufficiali nazisti si trincerarono dietro la frase :”ho eseguito gli ordini”, senza alcun rimorso, senza pensare che la dignità e l’onore fermano la mano di un ufficiale e lo fanno disobbedire a ordini ingiusti e disonorevoli. Loro no, loro “obbedivano” e questo tacitava le loro coscienze. Di questo si macchiò anche l’intero popolo germanico tant’è che dopo il loro arrivo, le forze alleate obbligarono i civili che vivevano nei dintorni dei lager a visitarli e a guardare gli orrori che vi erano stati commessi. La dignità del popolo “ariano” cadde definitivamente quando, davanti alle cataste dei corpi morti, pensarono di recuperarne le protesi dentarie d’oro o i capelli per venderli all’industria.

Nel tentativo di addormentare la coscienza collettiva, qualcuno dice che son cose di un secolo fa, ormai passate, come se il tempo potesse cambiare l’anima di tutti in una sorta di Kantiano sonno dogmatico. Non è così, perché non fu uno sparuto gruppo di militari che organizzò quell’eccidio, torturando le vittime, sottoponendole agli esperimenti del dottor Mengele, non furono pochi folli gli attori della Notte dei Cristalli, fu un intero popolo che spesso sfruttò il sangue e le ossa degli ebrei. In diverse fabbriche private erano usati i prigionieri semiti dei campi di concentramento come manodopera a basso costo…  L’amministrazione dei lager affittava i detenuti alle aziende SS “DEST”, imprese commerciali create dalle SS, ad altre ditte private e a industrie belliche. All’inizio l’affitto alle aziende SS era, di 0,30 marchi al giorno per ogni detenuto, poi fu gradualmente aumentato. Alle imprese private dall’aprile del 1944 l’affitto fu portato a 6 marchi al giorno, mentre per le imprese DEST a 1,50 marchi. Alla fine del 1944, le somme pagate dalle industrie private e dalle aziende SS a titolo di corrispettivo, ammontavano a circa 50 milioni di marchi al mese.


Kappler capo della polizia segreta SS di Roma

Ho fatto cenno precedentemente ai sei milioni di ebrei uccisi dalla Germania, ma non tutti sanno quante persone “scannò” (oltre ai militari naturalmente) e adesso ve lo dico: tra ebrei, prigionieri di guerra sovietici, polacchi, Rom e Sinti, Disabili, Massoni, Omosessuali, Testimoni di Geova, dissidenti e slavi, i bravi tedeschi uccisero dai 12 ai 17 milioni di esseri umani!  La barbarie nazista contagiò altre nazioni europee e anche noi in Italia abbiamo fatto la nostra parte promulgando le leggi razziali. Poco nota, invece, la compravendita degli ebrei a Roma. Kappler aveva fissato il loro prezzo: Un bambino valeva 1.500 lire, una donna 3.000, un uomo 5.000 lire. Per essere pagati bastava fornire il nome di un esponente della comunità ebraica  ai nazisti. Nell’Urbe furono 747 le persone denunciate dopo il primo rastrellamento, che andarono a sommarsi alle 1.022 catturate il 16 ottobre 1943. Quasi 1.800 persone in totale su 8.000 vittime italiane. Pur vero è che molti italiani, a differenza di altri, nascosero, a loro rischio, gli ebrei. A lui e al suo braccio destro Priebke si deve l’eccidio delle Fosse Ardeatine.


L’eccidio delle Fosse Ardeatine

L’Olocausto insegna a non abbassare la guardia perchè quanto accadde potrebbe ripetersi in ogni  momento. Ritenete che una manciata di anni possano cambiare gli istinti e la natura di un popolo? Le imprese dell’Isis, per quanto crudeli siano state, sono paragonabili, seppur lontanamente, a quelle naziste?  Alcuni personaggi rimangono nella storia dell’ignominia teutone e questi certamente vanno ricordati. Uno di questi fu Ilse Koch. Non riteneva i prigionieri ebrei esseri umani, ma utili alla realizzazione delle sue fantasie perverse: uno dei suoi hobby? Cercava prigionieri con tatuaggi e ne ordinava l’esecuzione per poi farne oggetti in pelle (paralumi, copertine di libri, guanti e tanti altri oggetti).

Il dottor Josef Mengele eseguiva esperimenti medici e di eugenetica nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati come cavie umane, soprattutto bambini (gli piacevano a morte, è il caso di dirlo, i gemelli) era talmente bravo che passò alla storia come  l’ “Angelo della morte” .


Karl Chmielewski

Karl Chmielewski maggiore delle S.S., era un esperto della “morte con acqua”. Faceva legare i deportati a dei pali in pieno inverno e incaricava i kapos di gettare loro addosso secchi d’acqua fino a quando i deportati si trasformavano in statue di ghiaccio; altre volte, d’estate, li appendeva per i piedi immergendone la testa in secchi pieni d’acqua; altre volte li buttava in una vasca con una pietra appesa al collo.

Del suo processo voglio riportarvi parte della requisitoria del pubblico ministero, Dott. Grethlein, il quale, chiedendone l’ergastolo, disse: “quel che è successo da noi (in Germania), e dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo, è stata una vergogna per l’intero popolo tedesco. Noi ci sentiamo gelare dall’orrore quando pensiamo che crimini così spaventosi, come quelli che abbiamo udito rievocare nel corso di questo processo dai testi, sono stati compiuti in nome di un governo germanico. Il quale insigniva poi i carnefici con decorazioni di guerra. Noi non osiamo alzare gli occhi al cielo, se pensiamo che le stragi di innocenti effettuate a Gusen (un campo di sterminio) sono soltanto una piccola parte di quelle operate in Germania e nei paesi occupati… “

Per capire lo spirito tedesco odierno sapevate che Karl Silberbauer, l’ufficiale SS che catturò Anna Frank (la ragazzina del celeberrimo Diario) e la sua famiglia, dopo la guerra fu arruolato nei servizi segreti della Germania dell’Ovest?

Ho voluto presentarvi il giorno della memoria da un diverso punto di vista perché, vedete, tutti ci appiattiamo sulle sofferenze del popolo ebreo vessato da un gruppo di facinorosi  assassini e perdiamo di vista quello che veramente è accaduto. Se giorno della memoria deve essere che lo sia in tutto e per tutto includendo vittime e carnefici.


Avevo una buona amica, Settimia Spizzichino, che fu deportata ad Auschwitz e alla quale è stato dedicato un ponte e una scuola a Roma. Lei non c’è più ma voglio terminare citando le sue parole:

Settimia Spizzichino

Ci sono cose che tutti vogliono dimenticare. Ma io no. Io della mia vita voglio ricordare tutto, anche quella terribile esperienza che si chiama Auschwitz: due anni in Polonia (e in Germania), due inverni, e in Polonia l’inverno è inverno sul serio, è un assassino.., anche se non è stato il freddo la cosa peggiore.

Tutto questo è parte della mia vita e soprattutto è parte della vita di tanti altri che dai Lager non sono usciti. E a queste persone io devo il ricordo: devo ricordare per raccontare anche la loro storia. L’ho giurato quando sono tornata a casa; e questo mio proposito si è rafforzato in tutti questi anni, specialmente ogni volta che qualcuno osa dire che tutto ciò non è mai accaduto, che non è vero“.

Settimia (Mimma per gli amici), numero di matricola 66210 tatuato sul braccio, vide distrutta la sua famiglia non da un incidente, non da una malattia, non da un evento naturale ma dalla volontà di un popolo. Questo mio articolo spero accenda finalmente la luce del ricordo su coloro, i tedeschi, che ferirono i nostri corpi e le nostre anime ma quel che è più grave senza provarne rimorso. Non fraintendetemi, non odio i tedeschi, ma ricordo e come Emile Zola “Je Accuse”.