Giovanni Canale, nativo di Pescina, soprannominato “Artusi”: uno dei più famosi allievi del Maestro Lorenzo Bernini
PESCINA – In occasione del Giubileo 2025, la Basilica di San Pietro ha realizzato i lavori di restauro del Baldacchino, realizzato tra il 1624 e il 1635 da Lorenzo Bernini (Napoli 1598 – Roma 1680).
L’occasione è preziosa per richiamare l’attenzione sul Genio Bernini, ma anche per rispolverare e dare lustro ad uno dei più famosi allievi del Maestro, originario dei luoghi abruzzesi di alta montagna, nato a Pescina verso l’anno 1610, valente architetto, scultore, incisore, fonditore e inventore di strumenti musicali Giovanni Canale, soprannominato “Artusi”, del quale si ha appena qualche notizia.
Giovanni Canale ebbe la protezione di Pietro Mazzarino e donna Ortenzia Bufalini, genitori del grande diplomatico nato a Pescina nel 1602, Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, grazie ai quali poté frequentare le scuole dei più celebri artisti dell’epoca dedicandosi con fervente amore di studioso interamente alle Belle Arti e alla Meccanica Applicata.
Quando Bernini ebbe l’incarico di erigere nella Basilica Vaticana il grande padiglione di marmo, sostenuto da quattro colonne a spirale, che ricopre la “Confessione di San Pietro” e di lavorare e fondere in bronzo gli artistici intagli della cattedrale di San Pietro, il Bernini volle come primo collaboratore il suo discepolo Giovanni.
Egli ebbe il compito di lavorare e di fondere in bronzo gli angeli e gli intagli della Cattedra dal 1663 al 1667. Lavorò alla gittata in bronzo della mole, ed il Maestro lo volle con sé anche per la realizzazione del colonnato della basilica di San Pietro, oltre che delle opere interne.

Fu descritto “Intagliatore di ornati in metallo, avendo coadiuvato Bernini nel superbo lavoro della cattedra metallica di San Pietro in Roma”, e dopo il 1668 collaborò con lo scultore Cosimo Fancelli per la realizzazione dell’altare disegnato da Pietro da Cortona per la chiesa barocca dei Santi Luca e Martina al Foro Romano.
Nel 1660-63 l’Artusi collaborò con Pietro da Cortona nella fusione in bronzo della Trinità della Cappella Chigi in Santa Maria della Pace, secondo un modello in creta di Cosimo Fancelli (O. Ferrari, S. Papaldo, Le sculture del Seicento a Roma, Roma 1999, p. 298).
Tra il 1661 e il 1663 fuse le parti in bronzo del Monumento a Lucas Holste in Santa Maria dell’Anima, eseguito su disegno di Antonio Giorgetti e commissione del cardinale Francesco Barberini (O. Ferrari, S. Papaldo, 1999, p. 298).
Artusi aveva collaborato con Bernini anche nel 1664 nella fusione di stemma e festoni in bronzo della Tomba di Urbano VIII nella Basilica di San Pietro.
Ad integrare le scarse notizie intorno a Giovanni Canale, ci sono le collaborazioni, con pagamenti tra il 1662 e il 1664 (V. Golzio, Documenti artisti sul Seicento nell’archivio Chigi, Roma 1939) nella realizzazione per le opere di metallo della Cappella del Voto del Duomo di Siena, i cui lavori furono progettati da Bernini e diretti da Giovanni Paolo Schor.
I documenti dell’archivio Chigi gli riferiscono la fusione della cornice in bronzo con l’immagine della Madonna miracolosa, la fusione del paliotto dell’altare e della cassa di bronzo dorato. L’Artusi si occupò anche della cancellata che chiude la cappella, sempre su disegno del Bernini.
L’Artusi si era occupato anche della fusione della copia in argento in formato ridotto di un’opera di Alessandro Algardi, il famoso rilievo con L’incontro di papa Leone I e Attila, per la quale realizzò anche la cornice in bronzo, donata dal cardinale Francesco Barberini a Filippo IV di Spagna, oggi nella Cappella del Palazzo Reale di Madrid (J. Montagu, La scultura barocca romana, Torino 1991, p. 56; (O. Ferrari, S. Papaldo, 1999, p. 567).
Una delle opere più famose dell’Artusi fu la fusione nel 1667 del Busto di Alessandro VII di Melchiorre Cafà, nota attraverso gli esemplari in bronzo del Duomo di Siena e del Metropolitan Museum di New York, partendo dal modello in terracotta conservato presso il Palazzo Chigi di Ariccia (F. Petrucci, Ritratto e Figura da Rubens a Giaquinto, catalogo della mostra, Ariccia, Palazzo Chigi, Roma 2015, pp. 68-71).

Al genio potente e alla sua capacità architettonica, artistica ed estetica, a Pescina gli fu affidata una superba opera architettonica, grandiosa per lo sfarzo e per lo slancio e per le novità barocche di ispirazione berniniana che, con molta audacia ed ardimento, furono sovrapposte alla foggia romanica del luogo. Gli fu affidato l’innalzamento della facciata della chiesa di San Francesco in Pescina, l’abbellimento interno e la decorazione della chiesa.
La facciata ebbe slancio verso il cielo grazie al genio inesauribile che seppe corrispondere con arte all’energica richiesta di abbellimento degli edifici sacri con l’arte del tempo.
di Renata Castrucci
