Halloween: la notte di streghe e spiriti. E col Covid lo “scherzetto” è una multa da 400 euro

Visto che Halloween ormai ce lo dobbiamo cibare tutti gli anni, vogliamo conoscerne la storia? Per chi crede che sia una festa americana darò una delusione: nasce in Irlanda, la tradizione è stata esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi nella nuova terra. Il nome Halloween (in gaelico Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è una parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti. Era una festa pagana, celtica, quella di Samhain che, secondo l’Oxford Dictionary of English folklore, “… era un tempo per raduni festivi in cui avvenivano incontri soprannaturali, anche se non vi è evidenza che fosse connesso con la morte”. Gli americani dissero tra sé e sé “come me piace…” e se ne appropriarono senza starci a pensare su. In realtà non furono gli unici perché la religione cattolica che, diciamocelo, qualche volta indulge nel macabro, la adottò in parte. Papa Gregorio III vi sovrappose, nell’835, la festa delle reliquie cristiane dei santi apostoli che divenne successivamente quella di tutti i santi (per la maggior parte le reliquie erano composte da ossa e ossicini che, vedremo, saranno una delle componenti di Halloween). Siccome si era già in argomento, perché non festeggiare pure i morti? Così fece seguito l’istituzione della Commemorazione di tutti i defunti.

Tornando ad Halloween, tradizione vuole che dei bimbetti vadano a bussare per le case della gente che se ne sta per i fatti suoi urlacchiando: “dolcetto o scherzetto. In realtà non è proprio così, perché quando i giovincelli bussano devono recitare una filastrocca che è all’incirca così: “Trick or Treat,/Trick or Treat:/I want something good to eat./Trick or Treat,Trick or Treat:/Give me somethig nice and sweet./Give me candy and an apple, too/and I won’t play a trick on you!” In italiano suona un po’ male “Dolcetto o scherzetto,/Dolcetto o scherzetto:/Voglio qualcosa di buono da mangiare./Dolcetto o scherzetto, Dolcetto o scherzetto:/Dammi qualcosa di carino e dolce./Dammi anche caramelle e una mela/e non ti farò uno scherzo!” la contrazione della frase in “Dolcetto o scherzetto…” sottende ben altro significato: “dammi qualcosa o attacco con la cantilena…” e tutti lì a donare pur di levarseli da torno, anzi usanza vuole che i regalini siano proprio vicino alla porta di casa per fare prima.

Che poi con questa storia del coronavirus mica so come si possa festeggiare anche perché apri la porta ai bambinetti e ti ritrovi come scherzetto ad essere contagiato dal Covid19, se poi passano i vigili urbani mentre sei lì a trattare coi pargoletti… scherzetto: 400 euro di multa, poi vai dal medico e… scherzetto: ti ritrovi in quarantena se non peggio. Comunque la storia di donare qualcosa viene da lontano quando, nel Medioevo, contadini e mendicanti bussavano a tutte le porte per ricevere in dono aiuti per passare l’inverno e in cambio offrivano delle preghiere per le anime dei morti. Chi non offriva niente avrebbe avuto in cambio una bella maledizione e manco una preghiera.

Vi chiederete cosa hanno a che vedere la zucca e il moccolotto con Halloween? Per tutta risposta voglio raccontarvi una storia irlandese: quella di Jack o’ Lantern da cui deriva, per l’appunto, questa usanza. Naturalmente, per rimanere in tema, non è una storia propriamente allegra. Una sera, proprio la notte di Halloween, il fabbro Stingy Jack, dopo una colossale sbronza, incontrò al pub il Diavolo. Jack, ubriaco, gli offrì l’anima in cambio dell’ultima bevuta. Il Diavolo, pur di prenderla si trasformò in una monetina per pagare la birra all’oste. Jack, preso il soldino lo mise nel borsello che conteneva una croce d’argento. In questo modo poté bloccare il satanasso e patteggiare la sua libertà: Il Demonio sarebbe stato liberato solo dopo avere promesso di non reclamare l’anima dell’uomo prima di dieci anni e così fu. Il tempo passò e il nostro Jack si imbatté una seconda volta, mentre passeggiava nelle campagne, nel maligno che era lì per reclamarne l’ anima. Jack gli chiese di prendergli una mela da un albero vicino.

Questi con un balzo salì sulle spalle del fabbro per afferrarla ma non fu abbastanza lesto: l’uomo, velocemente, incise con un coltello una croce sul tronco della pianta bloccando il maligno una seconda volta. Per liberarlo si fece promettere che non avrebbe mai più reclamato la sua anima. Quando Jack morì non fu accettato in Paradiso perché in vita era stato un dissoluto ubriacone e nemmeno all’Inferno perché il Diavolo aveva promesso di non prendere la sua anima, anzi lo cacciò dicendogli di tornare da dove era venuto. Poiché la strada era buia Jack lo implorò di donargli almeno una luce e gli fu lanciato un carbone ardente. Per non farlo spegnere dal vento Il fabbro lo mise in una rapa che stava mangiando (successivamente cambiata in zucca dalla tradizione). Da allora fu condannato a vagare con la sua lanterna fino al giorno del Giudizio. Fu soprannominato Jack O’Lantern, cioè Jack della lanterna, anima senza meta, dannata e cacciata da Paradiso e Inferno. La leggenda vuole che la notte di Halloween, la vigilia di Ognissanti, sia possibile vederlo vagare con la sua fiammella in cerca di una meta.

Facevo, precedentemete, cenno al fatto che la festa ha origini celtiche col nome di notte di Samhain (Signore delle tenebre e della morte). I celti credevano che Samhain richiamasse con l’oscurità tutti gli spiriti facendoli unire al mondo dei vivi. Sapevate che questa festività ha dato origine alla samhainofobia cioè alla “paura di Halloween”? Non si tratta di un semplice fastidio o rifiuto della ricorrenza ma di una vera e propria fobia così come la claustrofobia (paura degli spazi chiusi) e l’ aracnofobia (paura dei ragni). Alla notte di Halloween sono associate anche altri problemi psicologici come la phasmofobia (paura dei fantasmi) e la nictofobia (paura della notte). Il 31 ottobre è la notte delle streghe e queste  la fanno da padrone perché anticamente erano chiamate per leggere il futuro. La parola witch (strega) deriva da “wise woman” o anche “Wicce”, ossia donna saggia. Insomma anticamente da una parte le chiamavano per farsi fare l’oroscopo, dall’altre le bruciavano sul rogo. Così è la vita: non si può mai stare tranquilli.

Halloween non è solo la notte delle streghe, dei fantasmi o dell’orrore in generale, ma anche quella delle fesserie. Eccone una serie. Secondo una leggenda americana, la notte di Halloween, potete scoprire quanto sarà lunga la vostra vita. In che modo? Procuratevi una mela e sbucciatela senza mai interrompervi: più sarà lunga la buccia più a lungo vivrete!  Non basta… volete conoscere il vostro futuro? Dopo aver posizionato, uno accanto all’altro, tre piattini (uno vuoto, uno pieno di farina e uno pieno d’acqua) bendatevi e sedete  davanti alle tre stoviglie. Sceglietene una, mettendovi dentro il dito: se toccate l’acqua vi sposerete entro dodici mesi, se invece indicherete il piatto vuoto ecco in arrivo un anno di miseria; il piattino con la farina indicherà ricchezza e felicità. Volete incontrare una strega? A mezzanotte indossate i vestiti al contrario e a camminate all’indietro: secondo la tradizione, questo vi permetterà di vederne una. Se, infine, vedete un ragno ad Halloween niente paura: si dice, infatti, che sia lo spirito di un caro defunto che veglia su di voi. Una ultima stupidata ve la voglio raccontare: se volete conoscere il volto del vostro futuro marito c’è da effettuare un’ antico rituale scozzese secondo il quale basta stendere delle lenzuola bagnate davanti a un fuoco nella notte di Halloween. Attenzione perché se fate nello stesso momento tutte le cose che ho elencate: vestiti al contrario, mela da sbucciare, lenzuola al fuoco e dita nei piattini, vi aspetta sicuramente un ricovero all’ospedale psichiatrico.

La festività assolve a una importante funzione, quella cioè di  esorcizzare le paure dei più piccoli i quali, ridendo dei costumi e degli oggetti macabri cancellano i timori più profondi. In generale il richiamo ad un mondo di spettri spaventosi, vampiri, mummie e zombie che ritornano in vita per infestare le nostre strade ci aiuta a normalizzare la paura, ad esorcizzare il terrore per l’ignoto, per l’occulto e l’aldilà, tutti elementi psicologici insiti nella festa. Nei giorni che seguono Halloween i cristiani commemorano i defunti e proprio questo scherzare ci aiuta a ridurre l’angoscia della morte. Insomma, alla fine della fiera,  ringraziamo Halloween perché è un ausilio per superare i timori che più ci tormentano. Un saluto da un metro e mezzo.

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