“Hope”. Sorridere sempre, nonostante tutto! Storia della Beata Chiara Luce Badano

AVEZZANO – “Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia. Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo”. Le parole di San Paolo ai Filippesi lette nella seconda lettura di domenica 20 settembre (XXV domenica del tempo ordinario), ci possono ben accompagnare all’interno della vita della giovane beata Chiara Luce Badano.

Però, prima di iniziare questo nostro nuovo racconto, ci piacerebbe spiegarvi a voi cari lettori e lettrici di Espressione24 cos’è realmente la rubrica “Hope”: in poche parole sono una serie di storie in cui i protagonisti sono i giovani che la chiesa cattolica sta per elevare alla gloria degli altri. Sono storia davvero avvincenti che ci mostrano la giovinezza della fede ed un lato, poco conosciuto, della santità. Nel precedente articolo vi abbiamo raccontato la storia di Carlo Acutis, oggi toccherà a Chiara Luce Badano. Iniziamo questo nostro viaggio.

Chiara Luce Badano

Chiara Luce nacque a Sassello (in provincia di Savona) il 29 ottobre 1971 da Ruggero e Maria Teresa Caviglia. La giovane Chiara è simpatica, vivace, trainante, intelligente… insomma aveva la stoffa del vero leader. Ma la sua giovinezza stava per esser “sconvolta” da uno di quegli incontri che, come si suol dire, ti cambiano letteralmente la vita. La giovane incontrò il Signore e lo fece grazie al Movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubic. Aprì la porta del suo cuore a Cristo ed entrò, con molta felicità, fra i Gen (ovvero la Generazione Nuova). Nonostante questo importante incontro, la giovane Chiara, non era differente dai suoi coetanei e soprattutto non era bigotta! Lei non parlava di Gesù con gli altri, lo portava dentro di se e nella sua vita. “Io non devo dire di Gesù, ma devo dare Gesù con il mio comportamento” così amava dire ai suoi familiari e ai suoi amici.

Quando stava per concludere il quarto ginnasio, l’aspetto di Chiara stava cambiando: sorrideva di meno, era pallida e spesse volte era stanca. Terminata la scuola, in una di quelle classiche partite di tennis estive, Chiara sentì un dolore fortissimo alla spalla: venne subito portata nel vicino ospedale. Nessuno, ne medici, ne gli amici e neppure i familiari si aspettavano un referto così crudele e inaspettato: la giovane era affetta da un cancro maligno. All’epoca Chiara aveva 17 anni e non si poteva mai immaginare che la sua vita fosse stravolta da un male così cattivo! Cosa fece lei? Trovò forza nella fede, offrendo a Cristo i suoi dolori. Questo comportamento meravigliò il dottor Brach, suo medico curante, colpito dalla grande forza di quella ragazza. Accanto a lei c’erano i suoi parenti ed suoi amici, che non la lasciarono mai sola: parlava con tutti, scherzava con tutti e soprattutto sorrideva con tutti. Chiara, dalla sua malattia, trovava la forza di vivere e questa vitalità era apprezzata dai suoi amici e partenti. Purtroppo il grande male gli stava consumando il suo corpo: faceva fatica nel respirare ed era molto dimagrita nonostante ciò accettò di buon grado la sofferenza per esser più lucida e consapevole.

Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari

Purtroppo la malattia avanzava e Chiara non migliorava: allora la giovane, conscia che quelle sue sofferenze terrene stavano per finire, decise di scrivere una lettera a Chiara Lubich, informandola che di li a poco aveva intenzione di sospendere la chemioterapia. Così scrisse alla fondatrice dei Focolari: “Mi sento così piccola e la strada da compiere è così ardua, spesso mi seno sopraffatta dal dolore. Ma è lo Sposo che viene a trovarmi”. Commossa dalla toccante lettera, Chiara Lubich, gli assegna un secondo nome, così splendente proprio come il suo esempio: da quel momento venne chiamata “Chiara Luce”. La giovane, sapendo che il tempo a sua disposizione era quasi giunto al termine, decise di “organizzare” il suo funerale. Voleva esser sepolta con il vestito bianco come una sposa, inoltre, disse a sua madre di non piangere perché: “quando in cielo arriva una ragazza di diciotto anni, si fa festa!”.

La Luce mortale di Chiara si spense alle ore 4,10 del 7 ottobre 1990 giorno della festa della Madonna del Rosario: ma la Luce del suo sguardo, così forte doveva continuare ad illuminare. Difatti, le sue cornee vennero donante a due ragazzi. Il 3 luglio del 2008 venne dichiarata Venerabile e due anni dopo, il 25 settembre 2010 venne proclamata Beata dalla Chiesa Cattolica: Chiara Luce, tutt’ora, riposa nella cappella di famiglia del cimitero di Sassello.

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