I CELLANTI – Storie libere sotto un sole a scacchi

AVEZZANO – I Cellanti è il titolo di una trasmissione molto seguita su Radio Vaticana il cui sottotitolo dice con parole semplici e dirette di cosa si tratta: liberi di raccontare storie dal carcere. Davide Dionisi, di orgogliose orgini marsicane, e Roberta Barbi ne sono i bravi e competenti giornalisti conduttori.

Nel corso della trasmissione del 13 settembre, sono state portate all’attenzione dei radioascoltatori quattro iniziative intraprese all’interno di altrettante case di detenzione italiane: carceri di Sulmona, di S. Vittore,  di Ranza-San Gemignano e di Crotone.

Le esperienze e le attività proposte, sebbene diverse nel genere, hanno avuto tutte un denominatore comune, quello di offrire ai detenuti e alle detenute importanti momenti educativi e culturali che, da una parte tendono alla riparazione del danno causato con il reato e dall’altra si pongono come stimolo a riconsiderare un rapporto con la società che, guastato da comportamenti sbagliati, può riguadagnare in altruismo e dignità.

Il carcere di Sulmona, in virtù di un protocollo d’intesa stipulato tra la casa circondariale, rappresentata dal Direttore dott. Sergio Romice, e il Comitato Provinciale Unicef dell’Aquila, rappresentato dal Presidente Ilio Leonio, ha ospitato un’attività portata avanti dai detenuti finalizzata a sensibilizzare i detenuti in ordine alla Convenzione si Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza e ad elaborare, di concerto, progetto comuni nell’ambito dell’Educazione alla convivenza civile. L’apporto degli uomini reclusi è stato fondamentale per la realizzazione delle PIGOTTE, le bambole di stoffa, simbolo dell’Unicef, la cui adozione consente di fornire ai bambini vulnerabili dei paesi in via di sviluppo interventi mirati alla riduzione della mortalità. L’iniziativa, andata felicemente in porto, è ancor più da lodare se “si considera che questa casa di detenzione è un carcere di massima sicurezza dove sono ospitati persone che hanno compiuto reati gravissimi”, con le parole del Presidente provinciale UNICEF, Ilio Leonio che ha tenuto anche a precisare che la parte più propriamente culturale e pedagogica non si è potuta tenere a causa delle restrizioni COVID, rinviando a tempi migliori la trattazione dei temi prescelti: la convivenza civile, la legalità, la solidarietà, la genitorialità consapevole che erano in programma. Le pigotte sono state vestite con gli abiti del corteo storico della Perdonanza Celestiniana e così, dame,  cavalieri, giovin signore e soldati hanno preso vita (quasi un purificatore contrappasso) sotto le virili mani degli ospiti della casa che hanno dato prova di grande competenza, gusto e manualità. Inoltre, vista l’eccezionale produzione, tutte le pigotte “celestiniane” sono state adottate – “perché una pigotta non si acquista ma si adotta” dichiara orgogliosamente il Presidente Leonio – dalla Presidenza del Comitato Perdonanza. E, oltre ogni più rosea aspettativa,  va riportato che diversi detenuti hanno manifestato l’intenzione di continuare a collaborare attivamente alle attività portate avanti dall’UNICEF, impegno che il Presidente si è affrettato a sottoscrivere, dichiarando nuovamente la propria disponibilità.

Presso la casa circondariale di S. Vittore a Milano,  le detenute hanno dato vita al progetto “LA VITA SOTTO IL TURBANTE”  pensato e realizzato dall’ Associazione Go5- per mano con le donne onlus e il brand Sartoria San Vittore nato dalla Cooperativa Alice che si propone di presentare il lavoro come modalità di riscatto sociale. Le detenute hanno confezionato turbanti per le pazienti oncologiche del Reparto di Ginecologia Oncologica dell’Istituto Tumori di Milano, utilizzando stoffe naturali e preziose i cui colori vengono da operazioni di tintura effettuate utilizzando sostanze naturali provenienti dal nord Africa e dalla Mauritania. Nel corso dell’intervista Francesca Brunati dell’Associazione Go5 ha spiegato il cuore del progetto: mettere insieme donne che soffrono sebbene per diverse ragioni. Contro ogni legge fisica, due poli negativi si sono attratti e hanno “dato vita a qualcosa di positivo”; l’attività del progetto “getta un ponte oltre le sbarre, consente un dialogo con la città, assume i connotati di integrazione sociale”. Le detenute hanno accolto con entusiasmo la proposta che ha visto impegnate circa 20 donne tra detenute, in regime di semilibertà e malate. La sfilata conclusiva del progetto, nel corso della quale sono stati presentati i turbanti, ha visto la presenza anche di avvocate e giornaliste e naturalmente, ha profuso una positiva carica di autostima, fiducia e serenità nelle detenute giunte al termine delle attività entusiaste ma anche commosse.

È stato il Garante Comunale dei detenuti di Crotone, Federico Ferraro, a presentare alla Casa circondariale il progetto LABORATORI ESPERENZIALI ideato e programmato dall’Associazione For ever young di Crotone. I laboratori hanno il compito di facilitare la riappropriazione del sé  attraverso le tele e i colori;  i detenuti entreranno in contatto con le loro emozioni, con i loro vissuti; aspetti  che spesso èdifficile esprimere con le parole ma che possono essere elaborati attraverso la trasposizione su tela. Il progetto, inserito in una prospettiva di più ampio respiro, si pone a cambiare la visione del detenuto e dell’ambiente carcerario, dando voce e visibilità a persone, certo ree di qualche crimine, ma alle quali va data una possibilità di recupero passando attraverso il ripensamento e la rivalutazione dei comportamenti. In aggiunta, importante è anche l’interazione che si instaura con l’altro, che determina uno stato di benessere collettivo, in forza della conoscenza reciproca delle esperienze,  che prosegua anche quando l’attività si sarà conclusa. Il percorso di lavoro si struttura a partire da un circle time e da una preparazione pre-laboratorio per poi approdare alla produzione; la risposta dei detenuti e la funzionalità delle azioni, in una strutturazione  dinamica della proposta, saranno i segnali per eventuali aggiustamenti o cambiamenti.

L’ultima iniziativa, ma solo in ordine di esposizione, è quella della Casa Circondariale di Ranza-San Geminiano.  “LA RIPARTENZA” è il titolo di una mostra che ha ospitato la 22^edizione in questo 2020 dei lavori artistici dei detenuti   e che si riferisce sia alla futura vita di chi, commesso un reato e saldato il suo debito con la giustizia, esce dal carcere sia al liberatorio momento che è seguito al confinamento causa COVID-19. Vittoria Coliandro, referente del Gruppo di Volontariato penitenziario  dell’Arci confraternita Misericordia di Siena, ha posto l’accento sulla qualità dei lavori prodotti quest’anno che, a causa della lontananza dei detenuti dalle famiglie, dagli affetti e anche dai volontari, presentano contenuti più profondi con un uso dei tratti grafici e dei colori davvero interessanti, rappresentando l’espressione di sentimenti intimi e autentici; i numerosi visitatori della mostra hanno colto coralmente i messaggi nelle opere. Non sono state presentate solo tele; insieme ad esse sono state realizzati origami e ceramiche che verranno vendute per finanziare future iniziative. La ripartenza mette in evidenza anche l’attuale positiva situazione del carcere dopo essere stato, qualche tempo fa, teatro di una serie di violenze che videro protagonisti gli stessi carcerati.

Le iniziative esposte tendono a coniugare arte, nelle sue diverse e diversificate forme, e periodo detentivo. Sembra essere un connubio singolare ma non lo è. Molti sono stati, nel passato remoto e recente, i detenuti che si sono dedicati a scrivere poesie o a dipingere quadri e quindi, non si tratta di una novità. Quel che invece è importante notare è che le proposte e le iniziative che vengono intraprese oggi, rappresentano una azione intenzionale e consapevole e perciò educativa, affinché l’arte possa costituirsi momento creativo non fine a se stesso ma funzionale alla presa di coscienza del sé, del proprio agire e quindi, alla pratica di riabilitazione.

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