I delegati delle nazioni all’Onu rompono i cordoni davanti a Netanyahu: “Meglio una pizza che sto matto!” e lasciano a gambe levate l’aula del Palazzo di Vetro

Immagine elaborata con Ai

Dai tempi in cui Krushev sbatteva la scarpa sul podio dell’Onu ne è passato di tempo… . Allora il presidente USA era Eisenhower. Oggi è Trump e sul podio c’è Netanyhau col cercapersone. Dopo tanti anni ecco il resoconto di un fantapolitico colpo di scena al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Non appena il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è salito sul podio per il suo attesissimo discorso, l’aula si è improvvisamente svuotata. Non era un classico boicottaggio politico: a guidare la protesta è stato un coro unanime e decisamente insolito: “Meglio la pizza che il pazzo!”.

Nel giro di pochi minuti, diplomatici, delegati e ambasciatori di mezzo mondo hanno abbandonato i propri scranni, lasciando Netanyahu davanti a una platea deserta. La folla di funzionari internazionali si è riversata in massa verso la vicina e rinomata pizzeria “Bella Napoli” situata a pochi passi dalla sede dell’ONU. Hanno preferito una “pizzella” alle complesse dinamiche geopolitiche del Medio Oriente.

Il Premier israeliano, rimasto solo davanti al microfono, non ha però perso la verve polemica. Visibilmente piccato per l’esclusione dal fuori programma, ha urlato verso i delegati in ritirata: “Codardi, non mi avete nemmeno invitato! Ordinatemi una pizza Kosher!”, poi, con un tempismo teatrale e un pizzico di amara ironia geopolitica, ha sollevato un vecchio cercapersone urlando minaccioso: “Ricordate gli Hezbollah? Allora avvisatemi appena è pronta!”.

La replica non si è fatta attendere. Prima di varcare la porta d’uscita dell’edificio, uno dei delegati della Giordania si è voltato e gelando l’aula semi vuota, gli ha urlato di rimando: “Ricordati di spegnere la luce quando hai finito!”

L’ultimo capitolo della diplomazia internazionale, così, non si è scritto nei trattati, ma tra i tavoli di una pizzeria di New York, lasciando il leader israeliano da solo, al buio, in attesa del suo cartone da asporto.

Una volta varcata la soglia della pizzeria “Bella Napoli”, l’anarchia diplomatica ha lasciato il posto a una rigida organizzazione interna. I delegati si sono seduti raggruppandosi rigorosamente per nazione, trasformando la sala principale in una mappa geopolitica commestibile. La tensione si è subito spostata dal podio dell’ONU alle ordinazioni, con i rappresentanti intenzionati a ribadire la propria identità nazionale anche sul piatto. Mentre i delegati francesi hanno preteso una margherita con l’aggiunta di Camembert fuso, scatenando le immediate proteste dei pizzaioli, gli americani hanno chiesto una versione Extra-Large con crosta ripiena di formaggio Cedar, barbecue e ananas, definendola “una pizza d’esportazione democratica”.

Naturalmente i diplomatici tedeschi hanno preteso che la cottura venisse calcolata al millisecondo, ordinando una pizza con crauti e würstel rigorosamente simmetrici mentre i membri dell’SPD, guardando di sbiego i simpatizzanti di Alternative für Deutschland mormoravano: “Ci risiamo coi forni!”.

Il vero dramma si è consumato quando il personale è andato immediatamente nel pallone. I tre camerieri in servizio (Gennaro, Salvatore e il giovane stagista Tonino bloccato alla cassa) si sono trovati a gestire un carico di lavoro umano superiore a quello di un G7.

Nel giro di dieci minuti la situazione è degenerata: Il delegato francese ha minacciato il veto se non gli fosse arrivata subito la marinara. Una delegazione nordeuropea ha tentato di occupare abusivamente il forno a legna rivendicando il diritto territoriale sulla cottura.

Visto il rischio imminente di una crisi internazionale, il Consiglio di Sicurezza ha dovuto approvare una risoluzione d’urgenza per inviare sul posto un contingente di Caschi Blu. I soldati dell’ONU sono arrivati a sirene spiegate per una azione di peacekeeping, imbracciando, invece delle armi, dei vassoi, rendendosi finalmente utili.

CRISI AL MOMENTO DEL CONTO: CONVOCATO IL CONSIGLIO DI SICUREZZA

Terminato il pasto, i veri nodi politici sono venuti al pettine al momento di saldare il conto. Quando il cameriere ha poggiato lo scontrino sul tavolo, è scoppiata una discussione animatissima su chi dovesse accollarsi la spesa. Tali erano le accuse reciproche e i veti incrociati che i membri permanenti hanno convocato una nuova riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza

Dopo ore di stallo e minacce di sanzioni economiche sul coperto, è stato faticosamente raggiunto l’accordo: si sarebbe pagato “alla romana“.

Per sancire l’intesa, i delegati hanno redatto una risoluzione ufficiale su carta intestata della pizzeria. Il testo conteneva anche una clausola ferrea e bizzarra: i camerieri non dovevano assolutamente avere i “piedi dolci” (ovvero, dovevano essere rapidi, fermi e senza alcuna esitazione nel pretendere la quota da ciascun paese).

Il clima di apparente distensione è stato però bruscamente interrotto da un delegato vicino alla fazione degli Hezbollah libanesi. Salito in piedi su una sedia, ha indicato con foga il pizzettaio e ha urlato tra lo stupore generale: “Mai una pizza passerà per lo Stretto di Hormuz! Bloccheremo i rifornimenti di basilico e origano!”.

La minaccia ha fatto raggelare la sala, lasciando la pizzeria “Bella Napoli” nell’ennesimo, precario equilibrio internazionale, mentre il titolare sconsolato cercava ancora di capire a chi addebitare il costo delle bibite.

LA DURA REAZIONE ITALIANA: “VIOLATA LA SOVRANITÀ NAZIONALE”

Il caos geopolitico-gastronomico ha scatenato l’immediata reazione di Roma. Il Ministero degli Affari Esteri italiano Tajani ha convocato immediatamente una conferenza stampa per condannare l’accaduto:

“L’uso dei Caschi Blu per servire ai tavoli è un affronto inaccettabile alla nostra sovranità gastronomica. Gestire i tempi di cottura e la turnazione dei clienti è una competenza esclusiva del personale italiano. Inoltre, l’ONU non ha alcuna autorità per decretare se una pizza sia ‘troppo cotta’ o ‘troppo cruda’. Chiediamo l’immediato ritiro delle truppe straniere anche dal bancone dei fritti”

La mattina seguente, i principali quotidiani internazionali non hanno potuto fare a meno di commentare l’accaduto. L’editorialista di punta del New York Times ha riassunto la crisi con un titolo al vetriolo: “La diplomazia del lievito madre: quando il veto pesa meno del coperto”.

Nel testo si leggeva: “Abbiamo assistito al definitivo fallimento del multilateralismo. Se l’umanità non riesce a trovare un accordo sulla equa divisione del conto alla romana, come possiamo sperare che risolva la crisi di Hormuz? L’unica certezza è che la pizzeria ‘Bella Napoli’ ha oggi più autorità decisionale dell’intera Assemblea Generale.”

Nel frattempo, la questione della pizza ordinata da Benjamin Netanyahu è stata risolta con un’operazione ad altissima tecnologia. Rifiutandosi di mandare un cameriere nel Palazzo di Vetro per paura del cercapersone esplosivo, il titolare della pizzeria ha optato per una consegna aerea.

Un drone militare israeliano, intercettato il segnale radio del cercapersone, si è librato sopra i cieli di Manhattan e prelevato il cartone fumante dal bancone di “Bella Napoli” è volato in direzione dell’aula dell’Assemblea Generale.

II velivolo ha calato la pizza Kosher direttamente davanti a un Netanyahu ormai rassegnato che, al buio e alla sola luce del display del cercapersone (che fortunatamente non è esploso), ha potuto finalmente cenare ma da solo. Terminata la consumazione, affranto, ha affermato: “Israele è sempre più solo: poi si lamentano se li bombardo!“

La parola fine su questa surreale giornata è arrivata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres. Apparso visibilmente provato, in una conferenza stampa d’emergenza convocata sul marciapiede di fronte alla pizzeria. Davanti a una selva di microfoni, senza cravatta a causa di una macchia di pomodoro, ha dichiarato: “È stata la sessione più difficile della mia carriera. Abbiamo evitato una crisi globale nello Stretto di Hormuz solo promettendo agli Hezbollah uno sconto sui dolci. Tuttavia, per il futuro, l’ONU esce profondamente cambiata: la prossima risoluzione imporrà il divieto assoluto di introdurre ananas e cercapersone in quest’area geopolitica. E per favore, la prossima volta che qualcuno lascia l’aula… si ricordi davvero di spegnere la luce.”.

Naturalmente ho scherzato: sembra a voi che i delegati dell’ONU si perdano dietro a delle sciocchezze? Pare a voi che un premier israeliano si cavi dalla tasca un cercapersone esplosivo come nel 2024? Ma anche no (o si).

Un Saluto