I Grandi Misteri Romani. Che fine ha fatto Davide Cervia?

Ricordate il caso ITAVIA, l’aereo abbattuto non si sa da chi e perché attorno al quale fu eretto un muro di gomma per non far trapelare la verità? Ci fu un secondo caso, meno noto, che ancora chiede giustizia, un caso che non ha avuto comitati di sostenitori, non ha avuto tutta l’attenzione che avrebbe dovuto avere e che ad oggi non solo è rimasto dimenticato dai media ma che grida ancora giustizia.

A chi mi riferisco? A un operaio, Davide Cervia, caporeparto in una ditta di componenti elettronici,. il cui nome ai più dice poco ma che è un altro dei misteri italiani insoluti e che, come sempre, vede l’ombra dei servizi segreti allungarsi sulla  vicenda.

Davide Cervia oggi avrebbe 59 anni: sparì misteriosamente in quel di Velletri, vicino Roma, il 12 settembre del 1990. La moglie ne denunciò la scomparsa ai Carabinieri fornendo una foto del marito e la targa della macchina su cui viaggiava. Diverso tempo dopo la famiglia scoprì che le ricerche erano iniziate dopo quattro giorni dal suo esposto. Gli inquirenti tentarono di chiudere la vicenda bollandola come un caso di  “allontanamento volontario” ventilando l’ipotesi che potesse trattarsi di una “fuga sentimentale”. Sembrava che nessuno volesse approfondire la scomparsa dell’uomo.

Davide, però, non era proprio un semplice operaio:  si era arruolato in Marina a 19 anni diventando un esperto in guerra elettronica con la qualifica Ete/Ge (Tecnico Elettronico specializzato in Guerra Elettronica) . Nel 1984 si congedò con il grado di sergente.

La Marina Militare negò ufficialmente che l’ex sergente avesse avuto la qualifica di esperto “GE” per moltissimo tempo finché la disperazione della moglie Marisa e il suocero Alberto li portò ad occupare assieme al “Comitato per la verità su Davide Cervia” l’ufficio del  Ministro della Difesa italiano Martino. Dopo ore di discussioni più o meno animate e quattro fogli matricolari diversi, per incanto, saltò fuori quello vero sul quale era indicata la specializzazione da sempre negata, non solo: risultò che aveva partecipato ad un addestramento di alto livello, riservato a pochissimi tecnici. Si scoprì che Cervia  era un esperto Elt/Ete/Ge, specializzato nella “guerra elettronica” e nell’uso  di dispositivi atti a disturbare i radar nemici. Sul suo dossier i superiori scrissero “Ha contribuito in maniera fattiva alla esecuzione delle manutenzioni preventive e correttive sugli apparati GE, facendosi apprezzare per l’elevata preparazione professionale, l’interesse e la dedizione al servizio”. Per maggior chiarezza ecco il significato delle sigle usate: ECM: contromisure elettroniche con disturbo emissioni radio altrui, ESM: ricerca segnali di comunicazione radar, ECCM: disattivazione del disturbo nemico.

Siccome non siamo proprio sprovveduti, vien da pensare che, in realtà, era un tecnico talmente prezioso da essere “ceduto” assieme a qualche sofisticato sistema d’arma prodotto in Italia. Talmente preparato da farlo, poi, scomparire nel nulla. Tornando al rapimento e per meglio inquadrare la vicenda ricordiamo che si era in piena guerra con l’Iraq dopo la Guerra del Golfo e già da tempo si vociferava che l’esercito Iracheno era alla disperata ricerca di contromisure elettroniche per contrastare i raid americani. La cosa ci riporta all’ipotesi che il sequestro sia da ricondurre alle sue conoscenze tecniche e militari e qui iniziano una serie di strane vicende che coinvolgono i suoi familiari. Un anno dopo il rapimento fu rinvenuta la vettura che i testimoni indicarono essere quella stessa del rapimento. Al suo interno un mazzo di rose rosse che Cervia aveva acquistato per la moglie. Poco tempo dopo la famiglia racconta di aver ricevuto l’offerta di un miliardo di lire per il loro silenzio.

La vicenda non termina qui: giunsero periodicamente molte lettere anonime. In una di queste si diceva che l’ex militare era deceduto durante un bombardamento a Baghdad e tenete sempre a mente che l’Iraq, al tempo, era sotto attacco dalla coalizione Europea-Americana. Ancona una lettera lo dava prigioniero in Libia o in Arabia Saudita, poi ancora in Iran, in Russia, in Somalia e nel Sahara Occidentale. Pur di depistare gli fecero fare il giro del mondo. La Via Crucis della famiglia non termina qui: nel 1997 la moglie riceve una telefonata: dove riconosce la voce del marito, che, però, risultò essere una registrazione.

In quei tempi, dovete sapere, esistevano traffici internazionali di armamenti e apparecchiature elettroniche destinate alla Difesa e c’erano in gioco grandi aziende che commerciavano con il Medio Oriente e con il Nord Africa. Le stesse attrezzature, come il sistema missilistico antinave Otomat-Teseo, sulle quali era stato ben addestrato Cervia nella Marina Militare. Negli appunti del Sismi e del Sisde, si ipotizza l’azione di Paesi come Libia e Iraq cui il nostro Stato vendeva armi prima della guerra del Golfo. Dopo l’embargo Onu, questi paesi non potevano più contare sull’assistenza tecnica delle nazioni fornitrici per cui l’assistenza potrebbero essersela portata via col rapimento Cervia.

Pensate che lo Stato Italiano si sia alacremente mosso per risolvere la questione legata a Cervia? Ma anche no: nel 2000, la procura generale presso la Corte d’appello di Roma, confermò l’ipotesi del rapimento ma archiviò il fascicolo per l’impossibilità di individuare i colpevoli. Nel 2012, la famiglia citò in giudizio civile il Governo dell’epoca il cui ministero della Difesa fu condannato per avere violato il diritto “a chiedere e ad ottenere, dai soggetti che le detenevano, ogni notizia ed ogni informazione relativa al proprio congiunto, al fine della individuazione delle ragioni della sua scomparsa“. La Marina non avrebbe quindi fornito informazioni tempestive  e complete sul conto dell’ex militare.

La nave Maestrale dove prestò servizio Cervia

Qui siamo alle solite: la vicenda si risolve con un euro e il mistero rimane più che mai fitto e come sempre i colpevoli non saltano mai fuori. C’è, però, una novità:  il premier Giuseppe Conte ha deciso di non abbandonare la vicenda. Dopo la sentenza appena accennata, l’ammiraglio Carlo Massagli, suo consigliere militare, ha inviato una lettera alla famiglia di Davide Cervia: “Il Presidente del Consiglio mi incarica di comunicarLe che il Ministro della Difesa ha recentemente sottoposto alle valutazioni della IV commissione Difesa della Camera la possibilità di promuovere l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta che possa finalmente contribuire a fare luce sulle circostanze ancora oscure che riguardano la vicenda del Suo consorte”.Di fatto nulla è cambiato perché la possibilità dell’istituzione di una commissione lasciata alle valutazioni della IV commissione Difesa, vuol dir tutto ma anche nulla,  tanto per tacitare gli animi.

Alla fine della fiera, forse potrebbe essere plausibile l’ipotesi secondo la quale Cervia sia stato rapito per essere venduto quasi come un pezzo di ricambio a una qualche potenza straniera. D’altro canto, alcuni sospetti che qualcosa non andasse, poco tempo prima che fosse rapito, c’erano. Davide, la primavera precedente, prese il porto d’armi e comprò un fucile; a giugno un furgone giallo si presentò in fondo al viale della casa e dopo che ebbe parlato con l’autista del mezzo tornò a casa sconvolto; al ritorno da una vacanza in agosto, la recinzione del suo giardino presentava un buco all’altezza del posto auto. Una settimana prima del rapimento, mentre guidava, la sua autovettura andò inspiegabilmente a fuoco. Agatha Christie diceva: “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova” . Poi c’è il testimone oculare. Due mesi dopo l’accaduto, il custode di una villetta  preso dal rimorso di aver taciuto nel timore di conseguenze personali raccontò di aver visto da poche decine di metri la scena del rapimento: Davide Cervia era stato caricato a forza in un’auto mentre urlava disperatamente.

Il suo è un mistero che dura da tre decenni, assieme a quello dei responsabili dell’abbattimento dell’aereo a Ustica, assieme alla scomparsa di Emanuela Orlandi, al mistero del rapimento di Aldo Moro, agli assassini di Giulio Regeni, all’esecuzione di Mino Pecorelli e alla scomparsa di Mauro di Mauro che forse aveva scovato qualcosa sulla morte di Enrico Mattei o sul golpe Borghese. Di Davide Cervia non si sa ancora se sia vivo o morto, forse è utile far credere che sia morto? Che fine ha fatto Davide Cervia e dove diavolo sta? Possibile che questa è una nazione di “desaparecidos” del cui popolo si può fare impunemente carne da macello? Un saluto da un metro e mezzo.

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