Il Commissario Capo Cerino calamita l’attenzione nel convegno “(Ri)educazione e diritti dei detenuti”

Avezzano- Si è tenuta stamattina, presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Teramo, sede distaccata di Avezzano, l’atteso convegno “(Ri)educazione e diritti dei detenuti”, organizzato dalle cattedre di Filosofia del Diritto e di Diritto Penale con il contributo attivo della componente studentesca UniMov.
Molto seguito è stato l’intervento del comandante della Polizia penitenziaria di Avezzano, il Commissario Capo Roberto Cerino il quale, sulla scorta della sua ultra quarantennale esperienza maturata nelle principali carceri d’Italia, non ultimi quelli dell’Aquila e di Sulmona, ritenuti tra i più importanti d’Europa, ha calamitato l’attenzione di tutti i convenuti con pillole di innata quanto professionale saggezza.
Cerino ha fatto toccare con mano ciò che i cultori del Diritto Penitenziario e Penale intervenuti quali i professori Mario Sirimarco, Francesca Rocca e Marco Pittiruti hanno dato modo di viverlo da astratto.
Ci si chiede spesso il motivo del perché una donna o un uomo in divisa si ritrovano ad essere al centro della rieducazione del detenuto.
Cerino lo ha spiegato con una semplicità straordinaria rifacendosi al dettato dell’articolo 5, comma 2, della legge di riforma della Polizia penitenziaria che di fatto ha consegnato nelle mani dei baschi blu italiani la capacità di identificarsi nell’opera di rieducazione facendo del corpo di polizia penitenziaria una forza speciale di polizia potendo, la stessa, di fatti compiere il ciclo penale arrestando la persona, conducendola in carcere e concorrendo a rieducarla.
Complimenti quindi agli organizzatori per aver saputo scegliere tra chi ha saputo concretamente rendersi utile alla causa affiancando ai tre relatori universitari intervenuti una persona che con i suoi quasi sette lustri passati a lavorare in carcere ha di fatto contributo a scrivere un pezzo di storia dell’ordinamento penitenziario.