Il crollo del sistema nella Sanità Abruzzese

Ospedale di Avezzano

AVEZZANO – Mentre viene trasformato in “reparto Covid” quello di “Medicina Interna” dell’Ospedale di Avezzano, giunge una notizia che lascia senza parole: i campioni eseguiti all’Ospedale di Avezzano, per il test del tampone per il COVID19, nei giorni 27 e 28 ottobre 2020, prima inviati all’Aquila e da qui smistati, per ignote ragioni, a Pescara, non erano stati refertati e non se ne aveva traccia sulle piattaforme informatiche della ASL e dell’Ospedale.

La cosa ha acquisito aspetti, se si vuole, grotteschi perché i campioni in questione riguardano degenti presso il chiuso reparto di Medicina Interna, pazienti già dimessi e rinviati al domicilio e anche del personale sanitario, medici, infermieri e operatori sanitari. La vicenda, nei termini detti, ha creato e sta creando notevoli problemi ai pazienti, al personale sanitario ed alle strutture collegate all’Ospedale oltre che allo stesso per le varie attività.
Ma non solo, nel caso di decesso il paziente dimesso viene assoggettato alle procedure COVID in caso di assenza di referto con notevoli problemi che i medici di base non riescono a risolvere per paura o per altro.

In questo quadro dalle fosche tinte, si inseriscono poi i risultati sconfortanti e quasi incredibili del blitz del Sindaco di Avezzano al PS dell’Ospedale di Avezzano che ha rilevato tutte le deficienze e le criticità del sistema. La disorganizzazione è innanzitutto dirigenziale perché manca personale per le sostituzioni e questo perché i concorsi previsti non sono stati o avviati o completati. La gestione dei tamponi-test è praticamente superficiale in quanto, in maniera quasi incredibile, è stata delocalizzata creando problemi logistici, a loro volta determinati dalla pesantezza delle procedure che solo in parte è ascrivibile a protocolli nazionali di riferimento.

Oggi esistono difficoltà per prenotare i tamponi ed esistono difficoltà di accesso all’Ospedale perché tutto viene vissuto solo in funzione del COVID, mentre il processo di diffusione del virus è abbastanza elevato. Al momento risultano necessarie misure la cui adozione non si riesce a vedere perché le dirigenze regionali della sanità e quelle della ASL 1 appaiono come bloccate e, quasi incapaci, di gestire l’emergenza in corso. Si dovrebbero attrezzare aree destinate al COVID per consentire all’Ospedale di gestire nel complesso anche altre patologie e potenziare il triage ed il pre-triage del Pronto Soccorso. Inoltre serve maggiore personale a disposizione e se il richiamo del personale spostato in precedenza, per quella che appare essere stata una gestione poco oculata dello stesso, se necessario si potrebbe procedere alla immediata acquisizione di altro personale anche senza concorso se l’emergenza lo imponesse.

Molti medici sono positivi e sono confinati al loro domicilio e quindi anche in questo caso occorrono procedure di emergenza, come quella di acquisire materiali e dispositivi protettivi. Le richieste dai primari ci sono state ma sono inevase o comunque questa è l’impressione. I servizi di manutenzione sono in una fase critica così come molto altro… In queste condizioni un collasso del sistema,s e non ancora avvenuto in singole unità, potrebbe essere imminente e potrebbe estendersi in maniera totale. Una questione poi da risolvere è le procedure dei medici di base che hanno assunto una posizione troppo protezionista.

Una dirigente sanitaria dell’Ospedale ha commentato in genere: “Quel che non capisco è perché molti colleghi si lamentino dei rischi che si possono correre in questo momento e viene così meno la loro professionalità…In altri tempi i rischi sono stati di altri, oggi tocca a noi…“. Ma il suo appello sembra cadere nel vuoto!

Vengono in mente le parole di Salvatore Quasimodo, lasciato solo all’epoca del suo Nobel alquanto avversato, quando disse: “Il poeta è solo, il muro del silenzio si erge intorno a lui…”
Ora siamo tutti soli, mentre, loro i grandi, sono nelle loro torri d’avorio!

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