Il meteo e le considerazioni sulla circolazione emisferica invernale degli ultimi anni. Il tecnico meteorologo Di Sabatino risponde alle nostre domande
ROMA – Abbiamo voluto fare anche noi di Espressione24 un’analisi di questo inverno che seppur molto dinamico e ricco di precipitazioni non si è mostrato almeno sinora connotazione particolarmente fredde.
Lo abbiamo fatto chiedendolo al tecnico meteorologo Ampro Fabrizio Di Sabatino.
Di Sabatino cosa succede all’atmosfera nel Mediterraneo in generale e in Italia in particolare?
“Siamo oramai al giro di boa di un inverno assai emblematico, caratterizzato sino ad ora da diverse forzanti che avrebbero potuto determinare fasi anche molto fredde alle medie e basse latitudini analizzando le circolazioni che avvenivano soventemente nel passato.
L’andamento dell’ultimo inverno fornisce un ulteriore spunto di riflessione sull’evoluzione della circolazione atmosferica alle medie e basse latitudini, ancora una volta, pur in presenza di indici teleconnettivi spesso favorevoli e di un vortice polare mediamente debole o disturbato, le azioni fredde meridiane sono risultate scarse, frammentate e poco incisive, con il freddo rimasto prevalentemente confinato alle alte latitudini”.

Si parla molto in meteorologia di vortice polare. Che ruolo sta avendo in questo inverno?
“Vortice Polare disturbato, ma non determinante, soprattutto in ambito troposferico, ha mostrato nel corso della stagione, una struttura meno compatta con ondulazioni frequenti del getto alle alte latitudini.
Tuttavia, tali condizioni non hanno prodotto un’efficace redistribuzione del freddo verso sud.
Le masse d’aria più fredde sono rimaste ancorate alle regioni artiche e subpolari, mentre alle medie latitudini sono giunti solo impulsi attenuati, spesso rapidamente riassorbiti dalla circolazione zonale o trasformati in semplici fasi instabili.
Indici teleconnettivi favorevoli, ma risposta atmosferica limitata, dove i valori spesso negativi o prossimi alla neutralità di AO e NAO hanno indicato, un getto meno teso e una maggiore ondulazione del flusso ed una possibile predisposizione agli scambi meridiani ma che come detto ad oggi sono stati sostituiti dal continuo afflusso umido ed instabile Atlantico.
Nella pratica, però, la risposta atmosferica è risultata diversa rispetto a quanto eravamo abituati ad osservare nel passato, difatti gli scambi meridiani si sono manifestati più sul piano barico che su quello termico, con saccature poco profonde e aria fredda scarsamente produttiva”.
Si parla anche di cella di Hardley. C’è lo può spiegare meglio?
“Crediamo che il ruolo strutturale causato dell’avanzamento verso Nord della cella di Hadley abbia comportato una maggiore estensione delle aree di subsidenza subtropicale determinandone di fatto una maggiore resistenza alle discese fredde verso le latitudini centrali.
In questo contesto, le ondulazioni del getto faticano a tradursi in affondi meridiani più profondi, venendo spesso smorzate o deviate prima di raggiungere il bacino del Mediterraneo.
Scarse azioni fredde alle medie e basse latitudini, Il risultato complessivo è stato quindi di un inverno con freddo persistente alle alte latitudini, assenza di vere irruzioni fredde strutturate verso sud e brevi episodi freddi e poco incisivi.
Una dinamica che ha confermato come, oggi, la meridionalità del flusso non garantisca più automaticamente un efficace trasporto di aria fredda verso le basse latitudini”.

In meteorologia si fa spesso riferimento ai blocchi anticiclonici
“Un ulteriore elemento rilevante è stata in effetti la scarsa presenza di blocchi anticiclonici solidi alle alte latitudini, capaci di forzare deviazioni marcate del getto.
In assenza di strutture di blocco ben organizzate il vortice polare, pur disturbato, ha mantenuto una certa funzionalità, le ondulazioni del getto sono rimaste mobili, gli scambi meridiani non hanno trovato il supporto dinamico necessario per consolidarsi.
Il quadro che emerge non è quello di un’atmosfera priva di dinamismo, ma di una circolazione diversa rispetto a quella del passato, regolata da nuovi equilibri”.
In conclusione cosa possiamo dire quindi?
“Oggi osserviamo un getto più ondulato, un vortice polare meno compatto e indici spesso favorevoli,
ma una minore capacità del sistema di trasportare freddo in modo efficace verso le medie e basse latitudini.
Si tratta di un’evoluzione graduale, che richiede strumenti interpretativi aggiornati e una lettura meno automatica dei segnali atmosferici.
Comprendere questi meccanismi consente di analizzare il presente con maggiore consapevolezza, senza forzature interpretative e senza ricorrere a visioni estreme”.

