Il Taccuino della Storia – Quasi in diretta…
Sono le 7,25 di un freddo mattino di gennaio, il 13 gennaio per l’esattezza…
Il mondo è in guerra dallo scorso anno.
Alcuni sono già alzati.
Altri stanno per alzarsi.
Alla caserma della fanteria suona l’adunata…
Il parroco ha aperto la porta laterale della chiesa ed alcune anziane fedeli entrano segnandosi e andandosi ad inginocchiare chi davanti ad un santo e chi ad un altro.
Rita passa rapidamente dinanzi a Sant’Emidio e si segna recitando un’Ave, poi va verso il confessionale e si inginocchia attendendo il penitenziere.
Arriva Giuseppe e, come ogni mattina, va ad accendere una candela per l’anima dei suoi genitori, da poco scomparsi.
Sulla Piazza antistante, Clodoveo (magari si sarà chiamato così) il barbiere tira su la serranda e così pure il proprietario del negozio vicino.
Anche il farmacista si appresta ad aprire.
Ezio e Domenico, suo padre, sono nella loro segheria, lassù alla Val Fondillo. Ezio avvia il motore con la lunga cinghia di trasmissione e, richiamato dal suono d’una campana lontana, volge lo sguardo verso Occidente, là dove immagina la Piana e casa sua nella parte bassa di Via Garibaldi. Uno strano pensiero gli attraversa, fugace, la mente. Lo scaccia via e comincia a lavorare. Il cielo è ancora bruno.
Altrove suona una campana, un’altra, quella di San Rocco, le fa eco.
Una Città si sveglia sonnolenta.
Il Sindaco si alza sbadigliando e innervosito dal fatto che dovrà trattare una questione spinosa di indebita occupazione di suolo pubblico.
Il capostazione controlla l’orario e sbraita qualcosa al capo personale viaggiante riguardo al macchinista in ritardo.
Nicola il lattaio si attarda a contare il resto che deve dare ad Elvira. Il cavallo nitrisce nervoso, un cane abbaia, anzi più d’uno e, improvvisamente, la terra ha un sussulto, poi un tremito, poi si ode un boato, poi la terra trema ancora e la Città sembra dissolversi in una nube di polveri mentre tutto crolla…
E così spariscono i pensieri, i sogni e le vite di tante persone…
Il cielo resta bruno come se il sole non fosse sorto e poi cala il silenzio: pochi secondi, forse minuti e la storia è mutata, per sempre…
Ore 7,52.43: un telegramma registra l’evento…
La pseudo-cronaca finisce qui, il resto è storia!
A quelli che ci furono…
A quelli che rimasero…
A quelli che sopravvissero
A quelli che vennero…
A San Luigi Orione…
A Tutti quelli che ricostruirono sperando in un futuro migliore…
A Giovanni Pagani che scrisse del luminoso futuro che presagiva per Avezzano…
…nel giorno del ricordo!
gmdp
