Il “Video della Domenica” di Espressione 24. L’Aquila: la città che ha scelto di tornare a volare
Video di Mauro Nardella
Ci sono nomi di città che, più di altri, evocano immediatamente un’immagine, un ricordo, una ferita. Per molti, pensare a L’Aquila significa tornare a quella notte innaturale in cui la terra decise di ribellarsi, scuotendo con violenza case, strade, destini. Una notte di paura e di sgomento, in cui il silenzio si mescolò al rumore dei crolli, alla polvere sospesa, al pianto, alle sirene, alla disperazione che affiora quando l’imprevedibile diventa reale.
Nei giorni successivi, la città sembrò trattenere il respiro. Si contavano i danni, ma soprattutto le assenze. Quelle che nessun cronista avrebbe mai voluto raccontare. E come per ogni grande trauma, per un uomo come per una comunità, la domanda inevitabile era una sola: ci rialziamo, oppure restiamo fermi nel dolore?
L’Aquila, in questi anni, ha scelto la via più difficile. Ha scelto di rialzarsi. Ha scelto di ricominciare a camminare.
E lo ha fatto con lentezza, con sacrificio, con ostinazione. Ma anche con una forza antica, quasi misteriosa, che appartiene solo ai luoghi che hanno conosciuto la fragilità e, proprio per questo, hanno sviluppato un coraggio più grande.
Oggi, a distanza di anni, L’Aquila non è semplicemente una città ricostruita: è una città rinata. Le sue piazze, i suoi vicoli, i suoi palazzi storici brillano con una luce nuova, una luce che non cancella il ricordo ma lo sublima. Una luce che ha convinto l’Italia a riconoscerla come Capitale italiana della Cultura 2026: non un premio, ma una testimonianza.
Forse è vero ciò che i filosofi hanno ripetuto per secoli: che l’arte, il bello, la cultura sono ciò che permette agli esseri umani di rialzarsi, persino quando tutto sembra perduto. Sono ponti invisibili tra ciò che siamo stati e ciò che possiamo diventare. Sono il linguaggio capace di riportarci in connessione con qualcosa di più grande, di più alto, quasi di divino.
L’Aquila, attraverso il suo dolore, ha trovato proprio questa via. Ha rimesso in piedi i suoi teatri, i suoi musei, le sue chiese. Ha restaurato le ferite, ma non le ha nascoste. Ha trasformato la tragedia in una spinta, nella volontà di mostrare al mondo che la bellezza può essere ricostruita.
E oggi la città splende. Non per dimenticare, ma per ricordare che se si ha fede, nulla può davvero fermare il cammino di una comunità.
L’Aquila è tornata a volare. E nel farlo, ha insegnato a tutti noi che la cultura non è un lusso, ma una forma di rinascita. Una promessa. Un modo per trasformare la fragilità in forza, il dolore in memoria, la memoria in futuro.


