La contraddizione dei templari

ROMA – Quale nobile e romantica figura quella del templare: strenuo difensore della religione (la nostra badate bene) e avvolto dal mistero. Ma che diavolo ci faceva in Terrasanta?

Finita la prima crociata, i pellegrini di tutta Europa, come ancora oggi, se ne andavano in giro per quelle parti a visitare i luoghi sacri venendo spesso assaliti e depredati. Allo scopo di difenderli, nel 1118 circa. Un gruppo di cavalieri decise di fondare l’ordine templare. In latino erano detti “Pauperes commilitones Christi templique Salomonis” (“Poveri compagni d’armi di Cristo e del tempio di Salomone”) da cui “Templari” e pare vivessero in quelle che erano state le scuderie del tempio salomonico, la loro regola fu stilata da San Bernardo da Chiaravalle e scusate se è poco…

Ugo de Pagani fondatore dell’Ordine dei Templari

Per la verità c’erano altri ordini religiosi che agivano per la bisogna come “l’Ordine dei canonici del san Sepolcro”, fondato da Goffredo di Buglione e quello di “San Giovanni dell’Ospedale”. Non bastavano?  Pare a voi che gli italiani non avessero messo piede anche in questo fascinoso ordine? Ma certo che si. Con buona pace dei francesi, il fondatore dell’ordine templare non fu Hugues de Paiens, ma Ugo di Pagani, nato a Nocera nel XII secolo e che Guglielmo di Tiro identificò genealogicamente  in Ugo dei Pagani dei Troies (in italiano Troisi), nocerino.

Iniziazione di un Templare

Una domanda sorge spontanea: come si diventava templare? Non è che dall’oggi al domani ci si poteva arruolare nell’ordine, bisognava fare delle donazioni e assoggettarsi ad un rito d’iniziazione nel quale si pronunciavano voti di povertà, castità ed obbedienza. Durante il rito c’era tutta una storia tra cui la dichiarazione di volontà, l’inginocchiarsi a mani giunte, per poi essere rialzato dal maestro e baciato sulla bocca, come simbolo di pace e come se non bastasse pure dal cappellano (la cosa poi contribuirà a creare una valanga di guai) e infine, la consegna del mantello. In una seconda parte del Rito, per  saggiare la forza di volontà e l’assoluta obbedienza all’ordine, il neofito doveva sputare pure sulla Croce. Oddio non che la cosa mi convinca molto perché, vedete, questa faccenda risulta dai verbali degli interrogatori della santa inquisizione. Questo organismo benefico in quanto a ”sante torture” non scherzava mica e faceva confessare tutto a tutti vero o falso che fosse…

Sigillo dei templari – Sono raffigurati due templari su un solo cavallo simbolo della loro povertà (all’inizio)

La vita dei poveri templari era grama ed erano costretti a vivere secondo regole rigidissime: osservare frequenti celebrazioni religiose e digiuni, fare l’elemosina.  Non potevano nemmeno pettinarsi come gli pareva perché dovevano portare i capelli corti e mantenere barba e baffi lunghi. Le loro vesti consistevano in mantelli con una croce rossa sulla spalla sinistra e abiti bianchi. Insomma, niente sesso, obbedienza assoluta, digiuno, messe obbligatorie, testa rapata e barba lunga ma non bastava: dovevano pure mangiare in silenzio ascoltando una lettura biblica, manco una mangiata in santa pace potevano fare! A questo punto tanti scappavano e s’arruolavano tra i pirati.

Alcune navi templari

Ma se i templari dovevano vigilare sui pellegrini e il Tempio, quasi come “vigili urbani”, perché bisognava assoggettarsi a tutte ‘ste menate? In realtà, i poveri commilitoni” erano impegolati in cose grosse. Secondo alcuni studiosi i Templari, che avevano una propria flotta della quale facevano parte “La buona ventura”, “La rosa del tempio” e “Il falco del tempio conoscevano la rotta delle Americhe e guarda caso, Colombo arrivò nel Nuovo Continente con le caravelle ornate di grandi croci rosse in campo bianco. Tanto per informazione è stato recentemente dimostrato che nella scoperta dell’America avrebbe avuto un ruolo tutt’altro che secondario l’Ordine del Cristo, emanazione diretta dei Templari. Questo Ordine, attualmente esistente era tra i maggiori sostenitori e promotori di importanti scoperte geografiche. Nuove terre portavano nuovi redditi… . I difensori del Tempio erano anche importanti banchieri: cominciarono piano, piano affittando alla gente una sorta di “cassette di sicurezza”. Le persone affidavano loro del denaro che era riposto in una cassa la cui chiave veniva data al depositante. La cosa si sviluppò al punto che ad ogni cliente era assegnato, invece della cassa, un conto corrente. Nel tempo, poi, non solo divennero una sorta di banco dei pegni, ma custodirono il tesoro francese per tutto il XIII secolo, prestarono soldi ai governi e mal gliene incolse.

La tenuta agricola dei Templari a Tor Pagnotta (Roma)

Dalla spada alla zappa il passo fu breve… infatti, i templari erano anche agricoltori e un motivo c’era. Gli insediamenti templari di Terrasanta avevano una funzione militare e il mantenimento delle fortezze, castelli e guarnigioni che li difendevano costavano denaro, in più servivano cavalli, armi e vettovagliamenti. Per far fronte a queste spese, l’Ordine aveva creato in Occidente una rete di precettorie che producevano quello che serviva in Oriente. Le precettorie erano aziende agricole dedite alla coltivazione e l’allevamento. Autosufficienti, producevano più del necessario per le esigenze della Terrasanta. Insomma ai Templari si poteva applicare il motto della Fiat: “Cielo, Mare e Terra”. Erano potenti e questo dava fastidio… Ce lo diciamo? Da protettori della fede erano diventati quasi protettori del denaro e qui il fascino romantico va a farsi benedire.  Non si stavano mai fermi e nei sotterranei delle scuderie del tempio di Salomone, avrebbero rinvenuto, scava, scava, documenti antichissimi risalenti, pare, a Mosè. Questi scritti, trasferiti in Europa, pare terrorizzassero l’intero papato con rivelazioni relative non solo a Cristo e la Maddalena, ma tali da mettere in discussione buona parte del cattolicesimo. Le male lingue dicono che il papato fosse, addirittura, ricattato dai templari! Non ci credo molto, però ho la sensazione che a Santa Madre Chiesa stessero molto sugli zebedei…

Processo ai Templari

La fortuna dei Templari sta per volgere al termine: tanta potenza economica dava un bel po’ fastidio al re di Francia Filippo IV che non vedeva l’ora di azzerare i propri debiti e impossessarsi del patrimonio templare. Che fece? Inviò messaggi sigillati a tutti i balivi, siniscalchi e soldati del Regno ordinando l’arresto dei Templari e la confisca dei loro beni. La cosa doveva avvenire simultaneamente contro tutte le sedi templari di Francia: i cavalieri furono tutti arrestati. Le accuse erano infamanti: sodomia (ricordate il bacio iniziatico?), eresia e idolatria con la motivazione di adorare una misteriosa divinità pagana: Baffometto. Naturalmente gli arrestati furono torturati finché non ammisero l’eresia. Papa Clemente V che sembrava non volesse mettersi contro Filippo il Bello, “credette” alle accuse, promulgò la bolla Pastoralis præminentiæ e ordinò l’arresto dei templari in tutta la cristianità. Per molti, in Europa, il venerdì 13 porta male, sapete perché?  Perché proprio il venerdì 13 Ottobre 1307 furono eseguiti quegli arresti. La “preda” più ambita dell’operazione era il Gran Maestro Jacques de Molay che fu preso e mandato al rogo.  

La lapide del luogo dove fu arso De Molay
Il Gran Maestro dell’Ordine Jacques de Molay al rogo

De Molay, sulla pira, rivolgendosi a Papa Clemente V, esclamò “Tu morirai entro 40 giorni”, poi, rivolgendosi verso Filippo il bello ripetè: “Tu morirai entro la fine del 1314″ e rivolgendosi alla Monarchia Francese disse “La casa reale Francese cadrà definitivamente entro la 13a generazione da Filippo IV”. Fosse iettatore o presago, fatto sta che 33 giorni dopo la sua esecuzione, il Papa Clemente V morì nel paese di Roquemaure nel Gard. Il 29 Novembre 1314 il Re di Francia si spense durante una battuta di caccia cadendo da cavallo e alcuni secoli dopo gli storici Francesi si accorsero che Luigi XVI, ultimo Re di Francia, ghigliottinato a Parigi, era proprio il 13° discendente di Filippo IV. Si tramanda che il boia Charles Henri Sanson, prima di mozzare il capo al sovrano, gli avrebbe sussurrato: “Io sono un Templare e sono qui per portare a compimento la vendetta di Jacques de Molay”. Catturati e uccisi i Templari, sparì dal porto di La Rochelle, anche tutta la loro flotta la cui bandiera era… indovinate? Un teschio con le ossa incrociate. La ritroveremo sulle navi dei “fratelli della costa” nei Caraibi. Guarda caso molti dei loro più noti comandanti erano massoni di discendenza templare (come capitan Kidd). Storia contraddittoria quella dei templari, al contempo Monaci e soldati, poveri e poi ricchi, nemici degli infedeli ai quali, poi, concedevano prestiti, paladini della fede ma soppressi come eretici.  Sui templari se ne potrebbe scrivere ancora: si potrebbe, ad esempio, scoprire che uno dei loro centri più importanti fosse (ed è) a… L’Aquila. Saluti e al prossimo articolo.

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