La “maledizione” colpisce il carcere di Sulmona. Consolati (Cnpp-Spp): “123 detenuti in più”

Carcere Sulmona

SULMONA – Sono arrivati in tanti e tutti insieme martedi scorso nel carcere di Sulmona. Sto parlando di ben 15 detenuti in gergo definiti nuovi giunti.

Lo hanno fatto andando ad alimentare ancor di più i quadri detentivi di un carcere, qual è quello peligno, definito dai più uno dei più importanti istituti di pena europei e di certo quello con il più alto numero di detenuti di Alta Sicurezza in assoluto in Italia.

Di solito gli innesti di nuovi detenuti avvengono gradualmente quasi a voler rendere immune l’impatto con la struttura e permettere agli operatori penitenziari di assuefarsi al crescente numero di ristretti.
Questa volta la Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento di persone sottoposte a una lunga pena ne ha inviati 15 tutti in una volta.

Un metodo discutibile quello utilizzato che se non accompagnato da un ascendente emergenziale sarebbe da definire assurdo proprio perché complica e non poco la qualità di vita non solo dei poliziotti costretti a confrontarsi con over plus lavorativi ma anche per i detenuti costretti a vedersi ridurre gli spazi già di per sé molto ristretti.

Non siamo ai livelli di un pollaio ma di sicuro a rimetterci, in un carcere che si presenta con un numero così elevato di detenuti, è la qualità della vita intramuraria di tutti. Caso strano vuole che i 15 detenuti appena giunti hanno fatto raggiungere quota 666 alla conta del penitenziario sulmonese.

Certo avere un numero del genere in un carcere posto alle pendici del monte Morrone, per intenderci la montagna che fu tanto cara al Papa del gran rifiuto Celestino V, farebbe venire i brividi anche al più debole tra i superstiziosi.

Il numero 666, infatti, è noto principalmente come il “Numero della Bestia” citato nel libro dell’Apocalisse (13:18) del Nuovo Testamento, simbolo tradizionale dell’Anticristo o dell’imperfezione, spesso associato storicamente all’imperatore Nerone. Un numero che rappresenta la massima imperfezione (6 ripetuto tre volte) in contrasto con la perfezione divina del 777.

Per me che non sono superstizioso può bastare il solo fatto di vederlo troppo alto ai fini di un ideale impostazione del lavoro del poliziotto penitenziario e non solo per definirlo oscuro come numero.
Il tutto soprattutto in un carcere dove c’è troppo poco materiale per imbastire un lavoro di natura trattamentale capace di esaudire i voleri del comma 3 dell’articolo 27 della Costituzione.

A tal proposito cito la chiusura da circa due anni di quello che prima contribuiva a fare di Sulmona un fiore all’ occhiello dell’amministrazione penitenziaria.

Sto parlando del reparto lavorazioni che non a caso ingloba quello che rappresenta l’elemento cardine del trattamento, vale a dire il lavoro.

Se pur io non sia, ripeto, superstizioso questa la reputo davvero una sorta di maledizione. Lo dico al di là del numero 666 che, seppur legato al numero di detenuti presenti, oggi caratterizza il vissuto del carcere di Sulmona.

Così il segretario nazionale Cnpp-Spp Mauro Nardella. Sul tema interviene il segretario territoriale Cnpp-Spp Gaetano Consolati:”I dati del ministero della Giustizia parlano chiaro, 523 posti disponibili ed una presenza di 666 detenuti; personale di Polizia Penitenziaria previsto 255 ma se ne contano solo 237.

A questo quadro iniziale aggiungiamo che turni di lavoro superiori alle sei ore nei carceri sono stati dichiarati illegittimi da una sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila. ù

Di fatto però abitualmente si sostengono turni da 8 ore e finanche con una programmazione giornaliera dello straordinario che spesso si estendono, per sopperire alle varie lacune organiche, fino a 12 ore, segno che non si lavora più nella normalità ma in emergenza continua.