Visita nella monumentale Basilica di Atri, uno dei “capolavori-simbolo” d’Abruzzo

ATRI – Ci troviamo ad Atri in provincia di Teramo e dalla trimillenaria città d’arte abruzzese, situata nel comprensorio delle Terre del Cerrano, erge una struttura architettonica romanico-gotica di indecifrabile bellezza sacrale: è la Basilica di Santa Maria Assunta, incastonata come un diadema eterno sull’ampio gioiello della piazza Duomo. 

Divenuta monumento nazionale nel 1899, rappresenta uno dei capolavori-simbolo della regione Abruzzo.

Dal Trecento fino agli inizi del Seicento, la chiesa venne impreziosita da opere d’arte di grande valore grazie al sostegno degli Acquaviva (duchi di Atri) e dei vescovi. 

In esempio, alcune lavorazioni pittoriche nel presbiterio (coro dei canonici) realizzate dal massimo esponente del Rinascimento in Abruzzo quale Andrea De Litio, ci lasciano assorbire delle percezioni molto suggestive ed emozionali, sia per la tecnica incredibilmente perfetta che per gli scenari elaborati con significativa imponenza nonché valorizzanti come sfondo dell’altare. 

Nel 1915 – a seguito di gravi lesioni subite dal terremoto – nella basilica vennero effettuati molti restauri, arrestandone l’accesso ai fedeli per lunghi periodi.

Nel 1964, dal pontefice Paolo VI, la cattedrale venne elevata a basilica minore e fu riaperta definitivamente per le desiderate funzioni religiose.

L’imponente facciata si presenta lineare e con una lavorazione a conci di pietra d’Istria. Su di essa, con forza focalizzante, il portale e il rosone movimentano l’operato architettonico drappeggiandolo con tridimensionalità scultorea. 

Poiché proprio come un abito dalle pieghe morbide ed eleganti affiorano nell’arcata e nei colonnati diverse tipologie di intagli che, sagomati ammirevolmente dal maestro Rainaldo, slanciano con laboriosità l’ingresso predominante.

Dalla lunetta, che si presenta con una pittura sacrale dal delicato tocco visivo e rappresentante “L’assunzione della Vergine”, possiamo attenzionare anche le immagini scultoree di due leoni che, posti ai margini e collegati da una cornice, racchiudono con forza i tre elementi primari quali, il portale maggiore, il rosone e una nicchia contenente la figura scultorea della Madonna con il Bambino. 

Sul lato destro, altri tre portali datati 1305, 1288, 1302 estroiettano la nobile tecnica marmoraria eseguita da Rainaldo d’Atri e da Raimondo di Poggio con ricchi ornamenti.

Il campanile, un vero capolavoro della storia dell’arte italiana, eseguito anch’esso in conci di pietra d’Istria, vanta un’altezza di quasi sessantaquattro metri, rappresentando il secondo campanile più alto d’Abruzzo, dopo quello sito nella città di Sulmona e appartenente al complesso della Santissima Annunziata che, con un’altezza di oltre sessantacinque metri, conquista la pregevole definizione del campanile e torre più alta della regione Abruzzo.

Proseguendo all’interno del pregiato luogo di culto, ci troveremo dinnanzi ad una pianta a tre navate operata da archi e pilastri. 

Svariati e antichi affreschi ci conducono con profondità nella dimensione spirituale, come il dipinto risalente all’incirca al 1270, situato sulla navata sinistra e che annuncia “L’incontro dei tre vivi e dei tre morti”.

Ispirato ad episodi della letteratura francese, portò alla luce un tema molto attenzionato in Abruzzo a partire dal Cinquecento e, proprio mediante questa figurazione – unica nel territorio abruzzese – possiamo svilupparne il significativo potere della morte sovrastante sulle ricchezze della vita.

La cattedrale, costruita sui resti delle terme romane, accoglie inoltre dei frammenti originari mostrandoli ai fedeli mediante una pavimentazione vetrata che, posta sull’altare, valorizza la sua collocazione storica.

Entrando dunque in questo luogo tacito, ci troveremo dinnanzi alla “parola visiva” che, narrante su molteplici aspetti, ne circoscrive la storia, l’arte e il sacro, nell’univoca forma di raccoglimento spirituale.