La mostra fotografica di Aldo Marinetti: devozione tra il sacro e il profano nella recensione della scrittrice Maria Assunta Oddi

TRASACCO – Tra gli eventi più significativi del cartellone estivo figura senza dubbio la mostra fotografica dell’artista Aldo Marinetti allestita dal 20 agosto al 1° settembre 2026 presso la Scuola dell’Infanzia di Trasacco.

L’esposizione, titolata “Trasacco 1986-2025: una processione”, racconta con suggestive ed efficaci immagini raccolte in quarant’anni, un evento mistico legato all’identità connessa alle radici tramite richiami antropologici.

Settanta foto in bianco e nero, realizzate con sistemi analogici e stampate dall’autore, documentano in  modo originale e nel contempo simbolico, come una tradizione “popolare” sia “cultura” non tanto sopravvivente quanto persistente nello svolgimento storico della vita collettiva in un dinamico rapporto

Tradizione -Innovazione.

Osservare le opere di Marinetti vuol dire ripercorrere  nel suo  dinamismo le trasformazioni sociali ed economiche del centro marsicano sprigionando tutta la sua carica di protesta nel campo del pensiero e dell’azione. La devozione al Santo, visibile nella partecipazione mistica e valoriale alla processione del Patrono San Cesidio, pertanto, nelle foto-icone si alimenta di storia vera collegandosi ai problemi reali dell’operare umano come desiderio di liberazione nel riscatto non solo ideologico e religioso ma esistenziale.

A tal proposito anche il Mons. Lucio Renna sostiene che il fedele quando vive l’esperienza processionale in modo solidale con l’altro non è limitato alla sfera spirituale: “Sempre e ovunque i popoli si sono mossi al loro interno e all’esterno per affermare diritti violati  e recuperare libertà negate. Cortei, marce e sfilate ancora oggi sono circuiti di dialogo e di scontro a seconda del riferimento ideale”.

Ma poi aggiunge che per ancorare l’esistenza alla speranza sia necessario fare il salto nella trascendenza per cogliere il senso profondo e definitivo del nostro esserci.

Le immagini ritraggono al passaggio del Santo per le strade del paese, uomini e donne in ginocchio. Al di là del ceto sociale e dello status economico, tutti hanno la necessità di rivolgersi a Dio tramite l’intercessione del Patrono per staccarsi dalla  condizione limitata della vita terrena aspirando ad un miracolo.

Miracolo inteso non solo come risoluzione dei problemi ma anche come accettazione della propria condizione.

Ma la processione non è solo un evento taumaturgico ma una vera e propria festa rappresentata dai giovani con “Il vestito buono”, i bambini che giocano spensierati al suo passaggio, gli ambulanti in fiera tra le merci , le finestre addobbate con stendardi, fiori e lenzuoli ricamati. La banda che accompagna il percorso, coinvolgendo con il potere empatico della musica, si alterna ai salmi liturgici e copre il chiacchiericcio dei presenti.

Chi non partecipa attende in silenzio ai lati delle strade segnando la fronte con la croce al passaggio della statua del Martire.

Il corteo si ferma per osservare i cosiddetti “colpi scuri” che ricordano l’arrivo di San Cesidio a Trasacco da Celano.

Se poi si pensa a come Aldo Marinetti abbia narrato negli anni questo momento di aggregazione paesana, è possibile riconoscere momenti trascorsi e persone scomparse che rimangono fissate nell’obiettivo di un ricordo costituendo la memoria storica.

D’altronde la fotografia può trasformare in sogno tutta la sofferenza e la lotta e rendere immortale l’effimero.

Qualcuno saggiamente ha detto:” La fotografia non ferma il tempo: rende eterno un istante che il cuore non vuole dimenticare”.

Le opere in bianco e nero di Aldo Marinetti, a mio avviso, rilevano il valore espressivo delle ombre grazie alla giusta attenzione ai fattori di illuminazione e ai rapporti fra le dimensioni.

Tuttavia non è la tecnica ad emozionarmi ma la scelta sapiente dei luoghi e dei personaggi che si relazionano  tra loro come in un teatro di vita edificante soprattutto per le nuove generazioni. Come afferma A. Gramsci il  “Folclore non dev’essere concepito come una bizzarria, una stranezza o un elemento pittoresco, ma come una cosa che è molto seria e da prendere sul serio” proprio per il suo valore pedagogico.

Un reportage fotografico, quello di Marinetti, capace di sensibilizzare l’opinione pubblica registrando immagini di vita quotidiana spesso legata ad un’umanità emarginata.

Mi sia concesso, concludendo, presentare l’autore non con la sua biografia ma elencando gli album fotografici da me visionati : “Viaggio  della memoria-Auschwitz-Birckenau” sul genocidio; “Segni di terra” sul paesaggio; “Dietro il muro” sulle politiche del lavoro; “La passione” nei rituali della terra lucana.

La fotografia, che è una vera e propria forma d’arte, è in Marinetti espressione tramite il “ Fenomeno” kantiano della rappresentazione dell’apparenza che si fa contenuto noumenico nella ricerca dell’essenza del mondo, dell’uomo e del suo Dio.

           Maria Assunta Oddi