La Polizia Locale in Abruzzo finisce sotto il controllo di dirigenti non specializzati: l’Anvu chiede l’intervento dello Stato

L’AQUILA – La Regione fa arrabbiare anche le Polizie Locali di tutto Abruzzo a causa di una legge introdotto all’interno del provvedimento sull’assestamento di bilancio, approvato e magnificato più volte in questi giorni.

A provocare la reazione dei vertici delle Polizie Locali, in particolari dell’Anvu, Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia, è la decisione di dare la possibilità a dirigenti amministrativi generici di poter fungere da dirigenti della Polizia Locale negli enti locali.

Una provvedimento che per l’Anvu mette a rischio, ruolo, professionalità, senso dell’istituzione e rapporto con i cittadini, principio alla base della vita democratica.

A logica, in effetti, sarebbe come mettere a fare il Capostazione un ingegnere meccanico, o a Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, un dirigente di torre di controllo in aeroporti civili.

Immediata la reazione dell’Anvu della Presidente Nazionale, Silvana Paci.

«Una riforma passata in sordina, approvata in piena notte e senza alcun confronto preventivo, ha acceso i riflettori sulla recente modifica alla legge regionale abruzzese in materia di Polizia Locale.

L’ANVU, Associazione Professionale della Polizia Locale d’Italia, ha inviato una segnalazione al Commissario del Governo e ai vertici istituzionali del Paese – scriva la Paci -, denunciando un provvedimento che rischia di cambiare in profondità l’identità e la funzione della Polizia Locale, non solo in Abruzzo.

Silvana Paci

La norma, inserita “a sorpresa” all’interno della legge di rendiconto finanziario, ha introdotto un cambiamento strutturale: la direzione operativa dei Corpi viene sottratta ai comandanti interni, in uniforme, per essere affidata a dirigenti amministrativi esterni, privi di competenza tecnico-operativa e formazione in materia di pubblica sicurezza, diritto penale, procedura e tecniche investigative.

Una scelta che – secondo l’ANVU – altera la natura stessa della Polizia Locale, rendendola vulnerabile a pressioni gestionali e logiche estranee alla legalità sul territorio.

L’Associazione sottolinea come tale assetto possa favorire un utilizzo strumentale della funzione di polizia, subordinandola ad esigenze di bilancio, produttività e mero ritorno economico. Con l’effetto, grave e tangibile – prosegue Silvana Paci – , di snaturare il presidio civico, educativo e sociale che la Polizia Locale rappresenta quotidianamente per i cittadini.

Si afferma così una visione burocratica e repressiva della sicurezza urbana, che allontana l’agente dal marciapiede e lo spinge verso un modello sanzionatorio, dove contano solo i numeri e gli incassi, non la qualità del servizio.

La questione ha un evidente riflesso giuridico. L’intervento legislativo regionale – secondo l’ANVU -, risulterebbe non solo in contrasto con la legge quadro nazionale n. 65/1986, ma potenzialmente incostituzionale per violazione degli articoli 97, 109 e 117 della Carta.

Il provvedimento parrebbe infatti costruito su misura per eludere le sentenze che avevano imposto al Comune dell’Aquila di riorganizzare il proprio Corpo di Polizia Locale in conformità alla normativa regionale previgente.

La modifica sembrerebbe quindi finalizzata a neutralizzare gli effetti di pronunce passate in giudicato e a svuotare di efficacia l’azione del Commissario ad acta già nominato dal Prefetto. Ma al di là delle implicazioni giuridiche, è il principio democratico ad essere messo in discussione.

Quando le funzioni di polizia vengono sottratte ai loro interpreti naturali, preparati, selezionati, formati con anni di esperienza, per essere affidate a dirigenti privi di legame con il territorio, la sicurezza smette di essere prossimità e diventa imposizione.

I cittadini rischieranno domani di ritrovarsi di fronte a una struttura organizzata per rispondere a obiettivi amministrativi, lontani dalle esigenze reali della comunità.

Per questo l’ANVU, pur aperta a un confronto serio e responsabile sulle riforme, chiede con forza che venga ripristinato un assetto coerente con i principi costituzionali, che garantisca l’autonomia tecnica e funzionale della Polizia Locale, la trasparenza istituzionale e la lealtà tra poteri dello Stato.

Perché una Polizia Locale davvero vicina al cittadino non può essere gestita come un ufficio qualsiasi. E perché la sicurezza – conclude la nota – non è una voce di bilancio, ma un diritto costituzionale».

Ma l’Anvu ha fatto ancora di più. Ha preparato una documento tecnico di segnalazione, per evidenziare tutte le storture che la legge regionale andrebbe ad introdurre, è l’ha inviato per opportuna conoscenza e valutazioni a Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro dell’Interno, Procura Generale presso la Corte d’Appello dell’Aquila, Procura della Repubblica dell’Aquila, Procura della Repubblica di Pescara, Procura della Repubblica di Chieti, Procura della Repubblica di Teramo, Procura presso la Corte dei Conti L’Aquila, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del TAR Abruzzo.