LA QUARANTENA, L’EMERGENZA E L’ISOLAMENTO DEGLI UOMINI “SOLI “ DI SAN POTITO

C’era una volta un paesino incantato, incastonato tra le montagne. Le sue casette sbucavano come funghi tra le cime innevate o colorate di fiori e piante. Gli uomini e le donne si davano da fare. I ragazzini schiamazzavano nelle strade. Così scorreva lenta ma gioiosa la vita a San Potito. Oggi tutto è cambiato. Nulla è come prima. Gli uomini e le donne sono sempre meno e non si sentono più gli schiamazzi lungo le strade. E’ quasi un paesino fantasma, sempre arroccato ai piedi dei monti e sempre dipinto dai colori della primavera e dell’estate. Ma si respira aria di solitudine, di abbandono tra i pochi residenti rimasti, nonostante tutto. Vi starete chiedendo perché questo pezzo giornalistico su San Potito? Ci sono altri paesini che soffrono della stessa solitudine e aria di isolamento. Risposta. Per motivi molto semplici. Il primo è perché è lì che sono nato e dove ho lasciato i ricordi di un un’adolescenza e giovinezza bella, spensierate e felice. Il secondo è legato alla cronaca, spesso negativa, ma questa volta veramente positiva. Subito la bella notizia, allora.

Il Consigliere comunale Enrico Cotturone ha affidato alla sua pagina social  la diffusione di una iniziativa, particolarmente significativa in questo momento di solitudine e difficoltà per tutti. “Nel pomeriggio di domenica  – scrive il consigliere –  insieme al comandante dei Carabinieri di Ovindoli Sante Benedetti, abbiamo fatto visita alle famiglie ed ai vari anziani delle Frazioni di San Potito e Casalmartino”. Un bel gesto che merita di essere raccontato. “Per accertarci – continua – che tutti stiano bene e per verificare se qualcuno avesse bisogno di aiuto in questo periodo di quarantena. Ringrazio le forze dell’ordine per il loro duro ed importante lavoro!! Sono il pilastro portante della nostra Nazione garanti di democrazia e sicurezza”. E’ la conferma che nei momenti di maggiore difficoltà gli uomini delle le istituzioni sono al fianco dei cittadini e di coloro che vivono situazioni di disagio. Bene, il racconto potrebbe anche finire qui. Ma approfittando dell’occasione offerta da Espressione24, non vogliamo limitarci alla sola narrazione del fatto. Chi scrive, come detto, è nato ed ha vissuto per gran parte degli anni a San Potito, il ridente borgo montano, giusto a metà strada tra Ovindoli e Celano, protetto dai ruderi del Castello. Non nascondo che alla lettura della news del consigliere delegato alla frazione ho avuto un soprassalto emotivo e di commozione. I pensieri sono andati subito a quei pochi, giovani ed anziani, che coraggiosamente ancora abitano nella piccola frazione montana Pochi residenti, spesso soli e, cosa ben peggiore in queste settimane, alla solitudine è stata aggiunta anche l’impossibilità di spostarsi e quel senso di impotenza che rende tutto più difficile. Perché scrivo queste cose? Perché portare l’attenzione su un piccolo borgo, ben sapendo che sparsi per la penisola ve ne sono in gran numero?  E’ solo per un’operazione di cuore che lo facciamo, nulla di più o di diverso. Un’operazione nostalgia in un periodo particolarmente complicato ed incerto per tutti. Ed immagino allora come stanno vivendo la loro “solitudine” i pochi irriducibili di San Potito. Chiusi nelle proprie abitazioni, davanti alla tv o a leggere qualche buon libro.  Niente più attese dell’autobus per fare la spesa. Niente più partitine al bar della piazzetta. Tutto tace, un silenzio assordante, privilegio di pochi. Oggi appare sempre più come una sorta di “paese ombra”. Uno scenario che diventa surreale e suggestivo nei periodi invernali. Chi lo attraversa nelle ore serali potrà notare solo qualche lampione acceso, poche luci accese alle finestre e tante porte chiuse. Inesorabilmente. Gli anziani non ci sono più, i giovani sono andati via e chi è rimasto…

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