“La quarantena l’ho vissuta durante la malattia. Basta scuse! Pensate a chi sta male”.

Quarantena. Un termine, sino ad ora, utilizzato per qualche riferimento storico, in questo momento prepotentemente entrato nel linguaggio corrente e, a cui molti, nonostante decreti e controlli fanno resistenza ad accettarlo. Un popolo, il nostro, passato da privazioni e ristrettezze, ad un eccesso nelle libertà in barba all’autorità e comunque sempre pronti ad accampare le più banali e assurde scuse per giustificare i nostri atteggiamenti.

Il momento è particolarmente serio, in molti ancora sottovalutano il pericolo della pandemia e, sconsideratamente tendono al non rispetto della legge, con situazioni personali che potrebbero arrecare notevoli problemi alla società. La quarantena rappresenta sicuramente un arco di tempo-medio lungo di privazioni e di rinunce; è un momento di particolari chiusure e di rispetto che limita l’attività e più in generale le azioni di ognuno di noi. Gioco forza, deve essere accettata e rispettata nell’interesse
generale di tutta la comunità. Grazie a Dio, in condizioni normali molta poca gente è costretta alla quarantena; a memoria d’uomo e, le cronache ci sono di aiuto, solo durante la seconda guerra mondiale si è avuta una situazione come quella odierna, ma con risvolti socio-economici decisamente più gravi e molto più tragici.

Per rendere l’idea, chi già ha avuto a che fare con le leucemie e con altre patologie o chi purtroppo è costretto a breve ad affrontarle, la quarantena rappresenta un momento cruciale per il soggetto durante tutta la fase di preparazione del trapianto e il dopo trapianto. Un lungo periodo di costrizione ospedaliera prima e domiciliare poi, dove l’aspetto psico-fisico è particolarmente critico e soggetto a condizioni di mutamenti repentini.

Vivere in una stanza minuta per quaranta, cinquanta, sessanta o più giorni senza elementi di particolare distrazione, senza la normale alimentazione, con l’incapacità di svolgere alcunché e ancora peggio senza l’affetto dei familiari ma, con la sola amorevole e straordinaria presenza del personale
medico e paramedico. Ancora, la tanto odiata mascherina è invece una normalità assoluta in quei casi. Anche la quarantena domiciliare non cambia molto; una sola persona a fianco sempre dotata di mascherina; cameretta e bagno esclusivi per evitare infezioni, pranzo e cena in solitario e questo per svariati mesi. La quarantena per il Covid 19 , rappresenta
comunque una forte costrizione e senza la certezza del termine di chiusura, presenta anche aspetti depressivi.

Facendo un dovuto raffronto, possiamo però consolarci, perché questo periodo di restrizioni va visto anche con un fase positiva: in molti casi c’è stato un ricongiungimento familiare; la condivisione di giornate fatte di discorsi e esperienze da troppo tempo dimenticate. Il pranzo o la cena sono straordinari momenti di riflessione e di maggiore attenzione al dialogo e, ultimo, ma non meno importante, tutti siamo tornati a fare le cose con molta calma e tranquillità, staccando la spina dalla frenetica vita a cui ci costringe la società moderna. Tutti ci sentiamo orgogliosi di appartenere a questo meraviglioso e straordinario Paese, dimostriamo però sino in fondo di essere italiani proprio cominciando a rispettare chi ci governa, chi ci tutela e chi ci deve guidare in questi momenti così difficili.

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