La storia americana. Storia, misteri e leggende intorno alla nazione più potente del mondo. Gli “States”, dai Nativi alla Statua della Libertà

Cosa è la guerra di Indipendenza? La guerra di secessione perché ebbe luogo? Cosa c’entrano i massoni con gli Usa? Gli Indiani d’America furono contenti dell’arrivo della Mayflower? Ma soprattutto: i padri pellegrini non se ne potevano stare a casa loro? Ecco ho cercato di dare una risposta a queste domande: magari la cosa vi interessa.

LA SCOPERTA CONTRASTATA DEL CONTINENTE AMERICANO

Cristoforo Colombo

Che il continente americano abbia avuto una storia travagliata è un dato accertato. Non si riesce nemmeno a trovare un accordo sul suo scopritore. Alcuni dicono il figlio del vikingo Erik il Rosso, tale Leifur Eiríksson, altri sostengono che fosse stato il navigatore turco Piri Reis le cui mappe riportano il continente americano monti e bestie comprese altre mappe, ancora, indicherebbero come Marco Polo fosse stato il vero scopritore del Nuovo Continente duecento anni prima di Colombo.

C’è poi la storia del nostro navigatore genovese e del suo uovo che salpò da Palos (non l’uovo ma Colombo) con tre caravelle messe a disposizione da Isabella di Castiglia. Pure su di lui c’è da ridire: chi lo vuole portoghese, Cristovao Colombo, chi Genovese: Cristoforo Colombo, ma soprattutto scoprì le Americhe per sbaglio credendo di andare nelle Indie.

Fu vera gloria?

Amerigo Vespucci

Chi lo sa? Colombo era un cartografo e forse qualche carta “strana” gli era capitata per mano, talmente strana da fargli mettere in moto tutto quell’ambaradàm che portò alla scoperta del Nuovo Mondo.

Immaginate quando sbarcò sull’isola di San Salvador e invece di trovare raffinati signori vestiti in seta trovò degli indigeni seminudi: “oè ma qui che è successo?…” si sarà chiesto sicuramente. Una domanda sorge spontanea: se lui è lo scopritore perchè il continente non si chiama Colombia o Cristombia invece di America? Ebbene il nome deriva da quello di Amerigo Vespucci che pare fosse andato, due anni dopo il genovese, anche lui laggiù. C’è chi giura, invece, che fu solo lui, assieme a Giovanni Caboto, il vero scopritore del posto. Alla fine sempre italiani sono. Mi dispiace che dopo aver fatto la scoperta a noi non è rimasto manco un pezzetto di proprietà su quel suolo, magari il Texas col petrolio che sarebbe poi tornato utile.

I PADRI PELLEGRINI

I padri pellegrini

La vera nascita degli Usa o meglio di quello che sarebbero diventati si deve, invece, agli inglesi da cui la lingua parlata da quelle parti. Perché gli inglesi si sono spinti fin laggiù? È una storia religiosa. Per farla breve dallo scisma con la chiesa di Roma nacque quella Anglicana che si unì alla chiesa Luterana. Ciò che facessero o pensassero poco ci importa. Sta di fatto che anche tra di loro si crearono dei dissenzienti: i puritani, sostenitori della “plain living” ossia della vita semplice.

Era una religione molto più rigorosa rispetto a quella Cattolica e soprattutto antipapista. Siccome rompevano le scatole alla Sacra Romana Chiesa, cominciarono ad essere perseguitati. Un sacerdote Anglicano, John Robinson, pure lui irrequieto e sospeso dal vescovo di Norwich pensò bene di organizzare un viaggio verso il Nuovo Mondo a bordo della nave Mayflower per colonizzarlo. Entrò in contatto con un gruppo religioso “non conforme” al papato nel quale si agitava John Smith, fondatore di una nuova chiesa: quella Battista e gli raccontò l’iniziativa. Siccome i battisti non andavano d’accordo manco tra loro si divisero in due e una parte se ne andò in Olanda. Purtroppo la nazione gli calzava stretta, forse odiavano i tulipani, forse non sopportavano la forma del loro formaggio oppure c’era troppa acqua nei canali. In realtà volevano avere una loro terra pure se non erano un “popolo eletto” come gli Ebrei.

LA PARTENZA

Poiché in quel periodo gli spagnoli avevano cominciato a colonizzare il nuovo mondo si dissero: “Perché non andiamo a rompere le scatole pure laggiù? Comperarono la nave Speedwell e decisero di raggiungere la Mayflower, pure questa piena di invasati religiosi con i loro stessi scopi. Erano tutti contenti perché avrebbero raggiunto una terra di opportunità e di libertà dove seminare nuove idee.

Appena partiti la Speedwell cominciò a imbarcare acqua e dovette tornare indietro. Venti dei suoi passeggeri che volevano continuare l’avventura a tutti i costi dovettero salire a bordo della Mayflower a Plimouth. Sulle coste del Nuovo Continente stavano per abbattersi 102 assatanati religiosi, con donne in gravidanza e 30 persone dell’equipaggio.

IL PATTO DELLA MAYFLOWER

Erano persone fin troppo serie e mentre erano in navigazione ritennero giusto accordarsi tra loro firmando un patto: “… stringiamo un solenne patto reciproco e solennemente ci accordiamo di costituire una civile Società Politica per il miglior ordinamento e la migliore conservazione della nostra comunità e per il perseguimento dei Fini anzidetti; e in virtù della presente formuleremo ed applicheremo Leggi, Ordinanze, Provvedimenti ed altri atti che siano giusti ed eguali per tutti e istituiremo Uffici, a seconda che di volta in volta lo si riterrà utile e opportuno per il bene generale della Colonia, ed a tali provvedimenti o uffici promettiamo debita Sottomissione ed Obbedienza“.

Intanto a bordo quasi tutti erano malati: tubercolosi e scorbuto la facevano da padroni, però il 9 novembre 1620 avvistarono la terraferma che non era proprio la Virginia dove volevano andare ma il Massachusetts. Insomma erano arrivati comunque nella terra delle opportunità. Sebbene malati e affamati fondarono New Plymouth. Dei passeggeri più della metà erano morti: manco il Padre Eterno li voleva lì.

I NATIVI

Appena sbarcati decisero di creare la comunità del New England,  puritana e con severe leggi. Purtroppo la religione non si mangia e dovettero fare i conti con la fame ed essere aiutati dai Nativi, i Wampanoag, per le bisogna, altrimenti non ce l’avrebbero mai fatta.

Il giorno del ringraziamento

I padri pellegrini erano convinti (che persone ineffabili!) gli indiani fossero una razza subumana e che occupava illegalmente quella terra la quale avrebbe dovuto essere di dominio inglese. Si diedero da fare e in un modo tutto anglosassone profanarono le loro tombe, gli rubarono le riserve di cibo e li presero a cannonate. Gli indigeni, risposero con qualche incendio e reagendo come meglio potevano ma, dopo un po’ di scaramucce, i pii pellegrini agguantarono il capo dei Wampanoag, detto re Filippo e gli tagliarono la testa. Questo fu il buongiorno al Nuovo Continente da parte di quello Vecchio.

Arrivò l’inverno e i “selvaggi” decisero di aiutare quella gente un po’ esagitata che stava morendo di stenti. Speravano di far calmare, in questo modo, quegli ossessi stranieri e di avviare una convivenza pacifica. Gli insegnarono a coltivare il mais, a conoscere la foresta, a fare mocassini e infine, visto che ancora morivano di fame, gli fecero conoscere i tacchini. Da questo gesto nacque il famoso “giorno del ringraziamento” che si celebra negli USA appunto mangiando di questi animali. Colmi di gratitudine e per ringraziarli del bene ricevuto gli tolsero tutte le terre, censurarono i loro costumi e li privarono della loro dignità. Con lo scorrere degli anni si arriverà ai giorni nostri che vede i nativi passare da padroni della nazione a confinati nelle riserve.

LA LIBERTÀ

Passò il tempo, mezza Europa colonizzò quelle terre, gli olandesi, per esempio, fondarono la città di New Amsterdam oggi conosciuta come New York. Gli inglesi si allargavano come meglio gli pareva e nel XVIII secolo i loro stati erano diventati tredici. Coltivavano di tutto dal riso, al tabacco, al cotone.

Gli inglesi sono inglesi, a loro piacciono le terre e il loro sfruttamento, fossero anche abitate dai loro consanguinei e così imposero nuove tasse affinchè le tredici colonie si sobbarcassero gli oneri dei costi che seguirono la guerra dei 7 anni in Gran Bretagna. La cosa ai coloni non stava bene, in fondo già pagavano alla patria gabelle inique a non finire. Sostenevano che “non paga tasse chi non ha rappresentanti in parlamento” e vagli a dare torto!

I PODROMI DELLA RIVOLUZIONE

Boston Tea Party

Detto questo un gruppo di bostoniani passò all’azione con un gesto dimostrativo: travestiti da nativi gettarono in mare un intero carico di tè inglese. Apriti cielo! Avevano tolto il tè agli inglesi! Con cosa avrebbero accompagnato i loro sandwich alle 17? Partirono le albioniche truppe per l’America. La storia ci racconta che, però, furono sconfitte. Le tredici colonie stilarono nel 1776 a Filadelfia la dichiarazione di indipendenza. Si era al 4 di luglio: “the independence Day”, festeggiato oggi in Usa con botti e fuochi d’artificio degni di Piedigrotta. E gli Inglesi? Si inviperirono e continuarono la guerra.

Purtroppo per loro le truppe indipendentiste erano guidate da un latifondista virginiano tale George Washington, non solo: Benjamin Franklin, ambasciatore dei coloni riuscì ad unire anche quelli spagnoli olandesi e francesi. In Europa successe un pandemonio! Presa a calci in America dai suoi ormai non più compatrioti, l’Inghilterra in seguito ricevette ulteriori schiaffoni da Cina, India e Sudafrica.

LA MASSONERIA

Washington massone

La Massoneria ebbe una parte di importanza fondamentale nella nascita degli USA. Lo stesso Washington era un massone. In quei tempi di adepti ce ne erano a vagonate. Adam Smith, le cui idee portarono alla Rivoluzione Americana, era uno di loro. Benjamin Franklin, tra i più importanti padri fondatori, era Gran Maestro della Loggia Massonica della Pennsylvania. Ricordate quando ho fatto cenno alle tasse inglesi e al tè buttato a mare? Quella vicenda passò alla storia come “Boston Tea Party” e i confratelli stavano lì a guidare la cosa. l’attacco contro le navi inglesi ebbe origine nella taverna del Drago Verde uno dei luoghi più frequentati dai confratelli. Paul Revere, John Hancock e Joseph Warren che tanto s’adoperarono tra le colonie erano degli iniziati e furono proprio loro che parteciparono attivamente alla cosa. Volete sapere chi redasse la Dichiarazione di Indipendenza? Thomas Jefferson, altro confratello.

Dei cinquantatasei firmatari della Dichiarazione, nove erano massoni incluso Hancock, ma il più importante padre Fondatore fu proprio George Washington. Ora una chicca: sapete chi accompagnò in Francia nel rito di iniziazione alla Massoneria quel Voltaire che contribuì alla stesura dell’Enciclopedia figlia della cultura illuministica? Benjamin Franklin. Perfino la battaglia di Yorktown del 1783, fondamentale per l’affrancamento statunitense dalla Gran Bretagna, ebbe alla sua guida il marchese La Fayette, massone del 33° grado. La Bibbia sulla quale Washington giurò come primo presidente fu portata da un adepto. Tanto per la cronaca Biden è un iniziato nella Ur-Lodge Maat stando al sito del Grande Oriente D’Italia Democratico.

LA GUERRA DI SECESSIONE

Dopo tanto combattere per essere indipendenti l’unità degli Usa barcollò. C’era un conflitto tra Nord e Sud, dove il Nord era industrializzato, si dava da fare ed era tutto proteso nel futuro. Il Sud, un po’ più statico, era territorio latifondista e per lo più sede di coltivazioni che usavano manodopera a basso costo: gli schiavi. Erano un po’ come in Italia dove il Nord reclama il suo ruolo di motrice della nazione e il Sud, invece, ritenuto a suo rimorchio, latifondista produttore di pomodori frutta e verdura con l’ausilio di manovalanza anch’essa poco costosa che non si chiama schiavitù ma immigrazione.

Nel 1861 i stati del sud si confederarono ponendo la loro capitale a Richmond in Virginia e reclamando la loro indipendenza. Le truppe sudiste erano guidate dal Generale Lee (l’autovettura della serie televisiva Hazaard porta il suo nome). Non mi dilungherò sulla vicenda. Vinsero i nordisti meglio attrezzati e tecnologicamente più avanzati. Le vittime del conflitto? Settecentomila anime.

LA CAPITOLAZIONE

Il 9 aprile 1865 i sudisti capitolarono. Il 14 aprile ammazzarono Lincoln per mano di un fanatico durante una rappresentazione teatrale: l’attore John Wilkes Booth. Il 6 dicembre di quello stesso anno il tredicesimo emendamento decretava l’abolizione della schiavitù in tutti gli stati dell’Unione. Seguirono il quattordicesimo e quindicesimo che garantirono alla popolazione di colore pieni diritti civili e politici. In seguito Martin Luther King e poi Malcom X lottarono per la libertà dei neri e ci rimisero la pelle. “I had a dream” disse Martin Luther King e ci crederete? Dopo tanti anni gli americani elessero un presidente di colore… . E gli indiani? Sempre nelle riserve.

LA STATUA DELLA LIBERTÀ

Le due statue a confronto

Nel 1865, in una conversazione l’intellettuale francese Edouard Laboulaye, sostenitore dell’Unione nella Guerra di Secessione americana, se ne uscì con questa frase: ”Se un monumento deve sorgere negli Stati Uniti come un ricordo della loro indipendenza, devo credere che sia naturale realizzarlo con sforzi comuni, un lavoro comune delle nostre due nazioni: Francia e America.” Lo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi sentita l’uscita dell’intellettuale se ne fece carico e lo realizzò.

San Carlo Borromeo

Lo scheletro della statua era opera di Gustave Eiffel quello della Torre. La statua fu regalata dai francesi agli Americani. Fu consegnata smontata in 1883 casse, come un mobile dell’Ikea, trasportate a New York con una piccola nave costretta a fare numerosi viaggi avanti e indietro per recapitare il tutto. L’opera colossale fu poi assemblata sul posto. Pochi sanno che Frédéric-Auguste Bartholdi, soggiornò nella città di Arona per studiare bene il colosso di San Carlo Borromeo. La statua americana mutua infatti la struttura da quella italiana. A Milano, invece, sulla facciata del Duomo si erge una scultura intitolata “La Nuova Legge” e realizzata da Camillo Pacetti nel 1810. Secondo alcuni lo scultore francese si ispirò a questa opera quando mise mano alla Statua della Libertà di New York. Ah, les Italiens… .

Lasciatemelo dire: quanti guai causarono quei padri pellegrini! Furono la dimostrazione del detto:”le vie dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni“… . Non fosse mai partita la Mayflower… ! Termina qui la mia breve storia degli Usa. Non ho trattato la seconda guerra mondiale né quella di Corea o il Viet-Nam ma lo spazio a disposizione è poca cosa come pure il narratore. Un saluto da un metro e mezzo di distanza.

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