L’Arca dell’Alleanza reperto leggendario e realmente esistito, sogno proibito di storici e archeologi di tutti i tempi

Per alcuni l’Arca è si leggendaria ma anche molto reale. Se qualcuno dovesse mai localizzarla, avrebbe fatto una delle più grandi scoperte della storia.

La Bibbia ci offre una larga e varia oggettistica atta agli scopi più sacri. Si va dalle Tavole della Legge al bastone di Aronne di cui Mosè fece ampio uso, fino alle trombe di Gerico. Ma l’oggetto per eccellenza che ha fatto sognare scrittori, scienziati, archeologi e religiosi è uno solo: l’Arca dell’Alleanza. Come era fatta? A cosa serviva? Ma soprattutto che fine ha fatto?

COME ERA FATTA?

Esodo (37, 1-9) “Bezaleel fece l’arca in legno di acacia: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza, un cubito e mezzo di altezza. La rivestì d’oro puro, dentro e fuori. Le fece intorno un bordo d’oro. Fuse per essa quattro anelli d’oro e li fissò ai suoi quattro piedi: due anelli su di un lato e due anelli sull ‘altro. Fece stanghe di legno di acacia e le rivestì d’oro.

Introdusse le stanghe negli anelli sui due Iati dell’arca per trasportare l’arca Fece il coperchio d’oro puro: aveva due cubiti e mezzo di lunghezza e un cubito e mezzo di larghezza. Fece due cherubini d’oro: li fece lavorati a martello sulle due estremità del coperchio: un cherubino ad una estremità e un cherubino all’altra estremità.

Fece i cherubini tutti dl un pezzo con il coperchio, alle sue due estremità. I cherubini avevano le due ali stese di sopra, proteggendo con le ali il coperchio; erano rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini erano rivolte verso il coperchio.”

INSOMMA COSA ERA?

Per farla breve era una cassetta in legno di acacia di circa 110×66×66 cm. Dentro e fuori era tutta ricoperta d’oro massiccio. Agli angoli della base erano infissi quattro anelli d’oro dentro i quali scorrevano due stanghe di acacia per il trasporto. Sulla faccia superiore era appoggiata una lastra d’oro con due statuette di cherubini con le ali stese. Se nessuno ve lo ha detto ve lo dico io: i due cherubini erano l’Angelo Metatron e l’Angelo Sandalphon. L’Arca dell’Alleanza era ritenuta dagli Ebrei il trono di Dio, lo “sgabello dei suoi piedi”. Attraverso quella Yahvèh  parlava a Mosè.

Ma chi era ‘sto Bezaleel? 

Vediamo un po’ da dove salta fuori.  Fu espressamente indicato dal Signore. L’Altissimo comunicò a Mosè di aver scelto per la costruzione dell’opera Bezaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda. Disse inoltre di averlo riempito dello Spirito Santo, perché avesse saggezza, intelligenza e scienza in ogni genere di lavoro. Sapeva, pertanto, concepire progetti e realizzarli in oro, argento e rame, intagliare le pietre da incastonare, scolpire il legno e compiere ogni sorta di lavoro. Insomma fu il primo “Factotum” a propulsione religiosa.

Una domanda sorge spontanea: Come trasportavano l’Arca? Il Signore ordinò che fosse portata a mano. Ecco il problema: il solo coperchio era formato da una lastra d’oro di 8,25 centimetri di spessore, con sopra due cherubini in oro ad ali spiegate. Se un’oncia di oro è pari a 31,10 grammi; il solo propiziatorio pesava circa 40.000 once ossia 1.231 chili. Stando agli ordini divini come potevano otto uomini trasportare, a mezzo di sbarre, un peso minimo di oltre una tonnellata?

A CHE SERVIVA L’ARCA?

Era una sorta di grosso astuccio di legno. Al suo interno era custodito un vaso d’oro contenente la manna del deserto, il bastone di Aronne e le Tavole della Legge. Era un po’ la memoria storica dell’esodo israelita. In effetti, durante quel periodo, al popolo arrivò la manna, un cibo che letteralmente pioveva dal cielo. Presso il Monte Sinai, Mosè ricevette le Tavole della Legge, segno di Alleanza tra l’Onnipotente e il popolo d’Israele. Il bastone di Aronne è invece citato come miracoloso in diversi passi biblici. Nell’Esodo si trasforma in serpente per convincere il Faraone egiziano a liberare gli israeliti. Nel libro dei Numeri addirittura fiorisce, come segno di benedizione del Signore verso la tribù di Levi.

I leviti

Leviti all’opera

Proprio ai leviti e soltanto a loro, era consentito trasportare e toccare l’Arca dell’Alleanza, ne erano i manovratori. Chiunque altro l’avesse solo sfiorata sarebbe morto sul colpo. L’Arca dell’Alleanza era conservata all’interno del Sancta Sanctorum, il vano più sacro e inaccessibile del Tempio di Gerusalemme. I sacerdoti leviti di Aronne si occupavano dei riti e dei sacrifici all’interno del Tempio, mentre il resto della tribù era addetta ai canti e alla preparazione delle cerimonie. L’Arca dell’Alleanza poteva essere osservata una sola volta all’anno dal Gran Sacerdote, poiché soltanto durante la festa della Propiziazione questo poteva avere accesso al Sancta Sanctorum. Qui diamo la stura alle ipotesi sull’uso di questo “Sacro Attrezzo”.

Una radio trasmittente

Per gli Israeliti, durante il loro esodo, era un mezzo per comunicare col Padre Eterno. Quando era attivo, si diceva che l’immagine di Dio apparisse tra i due cherubini che risiedono in cima all’Arca. Era il Sedile della Misericordia. Alcuni sostengono che le apparizioni del Signore nella Bibbia sono sovente raffigurate come fiamme o fumo o luci brillanti. Dato che molti ritengono che l’Arca sia stata una sorta di dispositivo elettrico (che vedremo più avanti), è possibile pensare che quando era “attivato” si sarebbero sprigionate scintille e lampi scambiati per l’Eterno.

Una teoria un po’ più fantascientifica suggerisce che l’Arca era letteralmente un dispositivo di comunicazione dal quale si originava un ologramma della persona dall’altra parte.

Un condensatore

Bottiglia di Leyda

Alcuni tecnici ritengono che il Sacro Contenitore fosse una sorta di bottiglia di Leyda o qualche astruso condensatore. L’Arca era fatta di legno completamente ricoperto, all’interno e all’esterno, d’oro. Il legno avrebbe potuto agire essenzialmente come un isolante tra la carica positiva (la placcatura esterna) e la carica negativa (la placcatura interna). I cherubini erano posti sopra il coperchio dell’Arca, anch’esso placcato in oro su entrambi i lati. Il cherubino positivo sarebbe attaccato al rivestimento esterno, mentre sotto al cherubino negativo ci sarebbe un altro strato di legno a fungere da isolante, con una barra che lo collega al rivestimento interno.

Questo spiegherebbe gli episodi delle morti avvenute per contatto con l’Arca come quelle di Uzzà e del fratello di Mosè, Aronne, i cui due figli furono “bruciati dall’interno”.

Una terribile arma

Pare fosse una potente arma che assicurava la vittoria agli israeliti. Le sue folgori distrussero decine di armate nemiche. Si sollevava da terra dopo aver emesso un lugubre suono e andava incontro ai nemici che fuggivano inutilmente perché venivano massacrati. in tutta la Bibbia si fa riferimento al suo importante ruolo militare.

I Filistei e l’Arca

Vale ricordare un episodio descritto nel Libro Sacro. I Filistei avevano rubato l’Arca e mal gliene incolse. Trentamila di loro morirono di peste e l’arca fu portata ad Ashdod, nel tempio di Dagon il dio dei Filistei.

Il Primo Libro di Samuele (5,6,7) ci racconta che appena arrivata l’arca decapitò la statua di Dagon. Anche qui provocò una pestilenza e tumori. Pensarono che era meglio spostarla e la portarono a Gat. Peggio che peggio! Si dissero ”portiamola ad Accaron e ce la leviamo dai piedi” ma pure lì un’ecatombe. Alla fine i Filistei, decimati, la restituirono ad Israele. La riempirono con doni votivi in oro e fu messa sopra un carro trainato da vacche e senza un guidatore. Le bestie giunsero da sole alla città di Bet-Semesh.

L’arca colpisce ancora

Gli abitanti furono felici di riavere l’Arca e infatti settanta di loro creparono solo per averci guardato dentro. Esasperati la portarono a Kiriat-Iearim nella casa di Abinadad, genero di Salomone. Era il padre di Uzzà (ancora non sapeva che fine avrebbe fatto il figlio). Qui il sacro oggetto rimase tra i 50 e i 70 anni.

Quando Davide divenne re di Israele decise di portare l’Arca a Gerusalemme. Durante il trasporto: “…i buoi inciamparono; Uzzà, con la mano, trattenne l’Arca di Dio. Il Signore si adirò contro Uzzà e per quell’errore lo colpì. Uzzà morì sul posto. Davide fu sconvolto e chiamò il posto Perez-Uzzà.” (Samuele II libro 6). A onor del vero Davide disobbedì al Signore il quale aveva comandato che l’Arca fosse trasportata unicamente a mano e lui (Davide) l’aveva piazzata su un carro.

L’arca finì per tre mesi in casa di Obed-Edom che era uno dei principali guardiani del tempio. Davide visti i precedenti non se la sentiva di portarla a Gerusalemme e ci credo! Alla fine, però, la dovette trascinare nella città obtorto collo. Fu collocata nel Tempio in un posto adatto a proteggerla. Si dissero nella loro lingua: “lascialalà ch’è megl !. Una curiosità: Micol, moglie di Davide, stava alla finestra a guardare il trasporto dell’Arca a Gerusalemme e vedeva il marito danzare per la contentezza. Lo criticò e… zàkkete il Padre Eterno, per punizione, la rese sterile. La morale? Se non fai un accidente e stai solo a guardare che ti critichi?

L’ARCA E L’EGITTO

Arca Egiziana con Anubi e sotto la Dea Maat

Howard Carter, il giornalista archeologo trovò tracce di una tecnologia avanzata proprio nella tomba di Tutankhamen. Erano diverse scatole rettangolari di legno rivestite, dentro e fuori, con oro zecchino, provviste di aste per il loro trasporto. Tra queste l’arca di Anubis molto simile a quella dell’Alleanza. L’Egittolo inglese W. M. Petrie fu abbastanza esplicito: “Sopra l’arca stavano due cherubini, ciascuno posto all’estremità del propiziatorio che ne formava il coperchio. Questa raffigurazione combaciava con le arche di fattura egizia, dove si osserva la dea Maat che, con le sue ali spiegate, ricopriva il sarcofago”. Una domanda sorge spontanea: e se fosse stata presa “abusivamente” agli egiziani?

Bisogna ammettere che realizzare quel po’ po’ di Arca nel bel mezzo del deserto, senza l’attrezzatura necessaria sarebbe stato un po’ difficile. L’acacia, poi, dove l’avrebbero potuta recuperare? 

Ecco che i soliti detrattori presentano un diverso scenario. Lo scrigno era un reliquiario trafugato dall’Egitto. Siccome durante la permanenza nel deserto del Sinai si verificò l’episodio dell’adorazione del vitello d’oro, la cosa fa pensare che certi “vizietti” religiosi facevano ancora parte del bagaglio devozionale dei fuggiaschi. Forse la statua d’oro era l’effigie del dio egizio Apis o della vacca cosmica Hathor asportata da qualche tempio egizio. L’Arca poteva essere qualcosa del genere? L’inseguimento degli ebrei ad opera del Faraone sarebbe dovuto proprio al furto? Certo l’idea di un esercito egiziano con un faraone in testa che corre appresso a dei ladri appare un tantino fantasiosa e fa sorridere un po’. Vabbè io ve l’ho detto per amor di completezza.

DOVE STA?

La Bibbia nomina l’Arca dell’Alleanza fino al giorno in cui si dice che sia stata collocata nel Tempio di Re Salomone. Poi non se ne fa più parola. Ed ecco nascere delle ipotesi sulla sua fine. Si dice che sia stata distrutta nel 586 a.C. dai Babilonesi assieme al Tempio di Gerusalemme, dopo la conquista della città. Tuttavia, il Libro dei Maccabei, che fa parte dell’Antico Testamento, riferisce che il profeta Geremia la salvò dalla distruzione nascondendola sul monte Nebo, in Giordania. Alcuni ritengono che lassù si trovi anche la tomba di Mosè.

L’ARCA IN ETIOPIA

Oggi pare collocata ad Axum, nel nord dell’Etiopia e precisamente nella chiesa di Nostra Signora Maria di Sion. Nessuno, però, può dirlo con certezza. La cattedrale che la custodisce, infatti, è sorvegliata da un sacerdote che ha l’ordine di non lasciare la cappella dove si trova il manufatto per nessuna ragione al mondo. Ma come sarebbe finita in quel posto? Il mito prende spunto dal testo sacro etiope Kebra Nagast. Stando al Libro, Re Salomone l’avrebbe donata a Menelik I, il figlio avuto dalla regina di Saba, che poi era la leggendaria fondatrice dell’Etiopia.

La Cattedrale di Axum

Nostra Signora Maria di Sion sede dell’Arca in Etiopia

Da allora l’Arca sarebbe custodita nella cattedrale di Axum e i religiosi copti lo giurano con fervore. Nel 2009 l’allora patriarca della Chiesa ortodossa etiopica, Abuna Paulos, dichiarò che l’Arca dell’Alleanza “si trova da tremila anni in Etiopia, e con la volontà di Dio continuerà ad essere lì”. Non vi venga in mente d’andare ad Axum per darle un’occhiata. Manco Il custode la può vedere: per poter essere scelto deve essere cieco. Secondo la tradizione, infatti, chiunque guardi l’Arca, rimarrebbe folgorato dalla potenza del fascio di luce divina. Starà veramente lì? Nessuno la può guardare e il custode non la può vedere. Come si fa a sapere se c’è veramente? Per la pro loco del posto è un affare miracoloso quanto la manna. Secondo me, invece, è una bufala africana.

Dimenticavo… ricordate il costruttore dell’Arca Bezaleel? Guarda caso faceva parte della tribù di Giuda. Il suo simbolo (della tribù), il leone, rappresenta, in Etiopia, l’imperatore Haile Selassie I ed è il vessillo nazionale. Insomma loro l’avrebbero fatta, loro se la tengono e noi ci dovremmo credere… .

I TEMPLARI E L’ARCA

Un’ultima ipotesi è che l’Arca dell’Alleanza nascosta nel Tempio di Gerusalemme sia stata ritrovata dai Templari nel Medioevo. Insomma i Cavalieri Templari pare l’abbiano nascosta per secoli, spostandola di volta in volta in diverse parti del mondo. A causa della loro persecuzione voluta dal Re di Francia Filippo “il Bello”, avrebbero deciso di attraversare l’Oceano Atlantico per rifugiarsi nelle Americhe (prima di Colombo). Laggiù sarebbero ancora nascosti i loro tesori, Arca compresa! Vi lascio al filmato di Massimo Polidoro Segretario Nazionale del CICAP.

Per ora l’Arca dell’Alleanza sembra destinata a rimanere un oggetto leggendario. Ma se la Bibbia dice il vero nel Libro dell’Apocalisse, state tranquilli: l’arca riapparirà il giorno del Giudizio Finale e noi la potremo vedere nella Valle di Josafat quando risorgeremo. Un saluto da un metro e mezzo di distanza.

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