Le sculture immersive al belvedere di Atri respirano d’incanto e seducono l’anima di passione

ATRI –“Troppo alta la montagna, troppo lunga la linea del mare” questo pensiero lavorato in ferro battuto e posto sulla balaustra del belvedere di Atri, ci lascia subito contemplare la bellezza del Gran Sasso e della costa adriatica. 

Molteplici lucchetti aggrappati sulla verità di un pensiero pregno di significato accentrano un segno di lunga durata sugli innamorati che romanticano la frase esprimendo le loro promesse d’amore. 

Promesse che poi ci lasciano entrare nel vivo di un piccante calore, in una particolare raccolta visiva data dall’atmosfera del paesaggio poeta.

Con passo lento avanza l’emozione e, mentre il cuore si scalda su visioni artistiche, giungiamo ad Atri nella magnificenza della semplicità. 

Una magica bellezza esplorativa divampa sull’animo, canalizzando un’energia accesa e profonda sulle corde della nostra conoscenza. 

Giunti al belvedere, dinnanzi al plauso della visione che fa conquista ai nostri occhi, troviamo delle sculture date dalla collettività degli artisti durante il primo simposio estemporaneo del 1995 ove vi sono state scolpite le pietre di Carrara, evento che vi è stato ripetuto anche nel secondo simposio risalente al 1996 con la lavorazione della pietra bianca della Maiella. 

Oltre al belvedere atriano, queste opere scultoree sono state disseminate in vari angoli della città aprendo un sipario sulla scena e rendendo il luogo un affascinante teatro di interpretazione.

In questa piacevole veduta troviamo un esempio di Moai (statua monolitica) che spazia sull’infinita spiritualità dal legame protettivo e prospero.

Occhi chiusi e simboli incisi incorniciano il volto come un faro della sapienza, al centro, la sua meditazione colmativa, appagante sul flusso della buona energia.

Sulla fronte del Moai vi è sdraiato un uccello, quasi a volerci indurre in un approccio incoraggiante sulla razionalità che vi è intrisa da una mente illuminata e da un corpo stilizzato ma ricco di simbologie interpreti di analisi universali che possono spiccare il volo.

Lasciandoci guidare dalla bellezza delle forme un’altra grande opera d’arte sobbalza ai nostri occhi, intitolata “Filo virtuale” di Leonardo Cumino, affiora con audacia creativa ponendo due forme (una di fronte all’altra) con suggestiva relazione. 

Difatti, a sinistra della composizione vediamo una mano che tiene un filo invisibile tra le dita, questo filo vi è ben teso poiché nella statua di destra vediamo raffigurato su pietra un telaio che al centro porta in avanti la stoffa in modo da creare un punto immaginario di ancoraggio sul quale vi è attaccato.

Il filo in questione è dunque un elemento illusorio, non realmente posto nell’opera. 

Questo gioco di espressione creativa e interessante, ci permette di comprendere il significato delle nostre percezioni, delle illusioni e delle opportunità che talvolta non vediamo poiché delineate dall’impalpabile. 

Così come la vita quando ci lascia assaporare il piacere ma ci orienta nelle lunghe traversate rocciose, seppur il desiderio beato vi è ad un passo da noi, per arrivarvi dobbiamo affrontare un percorso impervio e lì dove c’è un blocco c’è la nostra sostanza per creare un ponte. 

Il vero viaggio è quello dentro noi stessi, giungendo alla forza interiore e alimentandone la conoscenza. 

In fondo ognuno di noi è un ingegnere sulle emozioni e creando strutture dove lasciar abitare le nostre verità, percepiremo le più ruvide pieghe della nostra vita. 

Un filo teso invisibile che crea tensione sulla nostra coscienza ma che al contempo alleggerisce il dolore trasformandolo nella definizione dell’essere umano. 

Inoltre, lanciando un messaggio chiaro sulle giunture tra partenza e arrivo, ci orienteremo sull’esperienza della vita come una missione di speranza, di liberazione e di trionfo.

Spostandoci sull’opera di F. Muller resteremo appagati dalla sinuosità delle forme, da una potenza tutta al femminile, poiché questo incanto vi è ‘Donna’. 

Corpo ammaliante che seduce nella carezza di un nudo fremente, energico, passionale e vibrante, come le corde di un basso quando si agitano e penetrano nell’anima con ritmo audace. 

Il bacino spinto in avanti lascia inarcare il fondoschiena con molta naturalezza spingendo il seno verso l’immensità del cielo e ornandolo di sensuale armonia. 

L’opera scultorea vi è stata interrotta al collo, alle braccia e alle ginocchia, lasciando alla nostra immaginazione il proseguimento del completamento fisico.

Questo speciale incontro tra arte, luogo ed empatia, ci accompagna nel sogno della condivisione, incrociando occhi che si emozionano, silenzi che si specchiano nell’ascolto e cuori che palpitano di benessere formativo.

Noi tutti amanti di un solo abbraccio del tempo quando il nostro amore per la creazione e per il Creato si fa voce nello spirito e, in un richiamo universale, possiamo unirci come in un bacio all’unisono respiro.