“Le Storie dello Storico”. Testimonianza di vita, di fede e di coraggio: la catacomba di superaequum

CASTELVECCHIO SUBEQUO- Proseguiamo il nostro viaggio lungo l’antica Via Valeria: la tappa che affronteremo oggi ci racconta di paura, di fede, di speranza e perché no anche di coraggio. Oggi vi racconteremo della “catacomba di superaequum” situata nel comune di Castelvecchio Subequo nel cuore del territorio Peligno in provincia dell’Aquila. Insomma, sarà un viaggio davvero interessane.. dai, seguiteci.

“ I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. […] Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale[…]”. Questo è un frammento estratto dal V capitolo della Lettera a Diogneto un testo anonimo cristiano del II secolo d.C in cui ci parla di come i fedeli cristiani non fossero come extraterrestri nel tessuto sociale romano. Abbiamo voluto riportare questo breve testo perché ci può ben esser utile per entrare all’interno della storia della “catacomba di superaequum”. E’ un luogo in cui la fede e la morte si uniscono portandoci a quei sentimenti che Diogneto ci parla nella sua lettera, che vi invitiamo nel leggerla. E’ vero, il cristiano non era diverso dal romano oppure dal barbaro e condividevano lo stesso vivere nella città, però, dal punto di vista religioso, non avevano poi tutta questa libertà: ed erano costretti nel rifugiarsi sottoterra per professare la loro fede in maniera libera. Erano come le radici di un albero, che ben radicate al suolo, permettono di far sorreggere l’albero e di nutrirlo.

Però questa storia, non inizia nell’antica Roma, bensì nel luglio del 1943. Era una torrida estate sia per il caldo e sia per il clima politico che si stava creando in Italia, quando un ragazzotto stava giocando con i suoi compagni ed improvvisamente sprofondò in una buca nei pressi del Colle Moria. Immaginate la paura del ragazzo e dei suoi compagni di gioco! Oltre allo spavento, il giovane, poté osservare il frutto della sua distrazione. Successivamente sia la Soprintendenza di L’Aquila-Chieti e sia la Pontificia Commissione di Archeologia sacra fecero il classico sopralluogo, e si trovarono dinanzi agli occhi un vero e proprio spettacolo.

In foto: la catacomba di superaequum

Ma com’è composta tale meraviglia? La catacomba in questione è databile intorno al IV secolo d.C e per accedervi si entra dalla chiesa di San Francesco: è lunga circa una quarantina di metri ed è composta da grandi banchi di sabbiolina bianca. Essa è divisa in due bracci ad angolo retto lunghi circa una ventina di metri: in entrambi i lati si notano delle importanti sepolture che testimoniano la memoria del defunto e la fede in Cristo. Nel complesso sacro sono state rinvenute diversi tipi di sepoltura: a fossa, nei loculi oppure ad arcosoli: ciò che è emerso dallo studio di tali sepolture hanno rilevato una particolarità davvero interessante agli occhi degli studiosi, ovvero gli scheletri degli uomini che sono stati rinvenuti erano di grande corporatura. Qualcosa che riallaccia alla statura dei popoli italici (come i Marsi ed i Peligni) che, rispetto ai romani, erano un pochino più alti e grossi.

Infine, possiamo notare nella galleria, oltre alle numerose iscrizioni, una stupenda croce uncinata alta sedici centimetri. Ma ciò che spicca, anche per curiosità storico-archeologica, è il monogramma dell’imperatore Costantino alto circa tredici centimetri.

E ci piace concludere questa nostra tappa con una frase di Giustino Martire, primo filosofo e santo cristiano, che nella Seconda Apologetica – una lettera inviata all’imperatore Adriano nella quale difende il cristianesimo da svariate accuse- scrive: “Io confesso di vantarmi e di combattere decisamente per essere trovato cristiano, non perché le dottrine di Platone siano diverse da quelle di Cristo, ma perché non sono del tutto simili, così come quelle degli altri, Stoici e poeti e scrittori”.

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