L’esposto flop di Cesareo: il Consiglio respinge e chiude i conti. Del Boccio “bassezza”. L’ultima assise di Avezzano finisce tra gli applausi, con i ringraziamenti di sindaco e presidente

AVEZZANO – Non passa. E soprattutto non convince. Il consiglio rigetta la presunta incompatibilità di Antonio Del Boccio. Il punto erra stato messo all’ordine del giorno dopo l’esposto presentato alla Prefettura dal candidato sindaco Alessio Cesareo. Ma tutto finisce dove molti, in aula, avevano previsto: respinto, archiviato e bollato come “bassezza politica”.

Il Consiglio comunale chiude così una vicenda che era finita anche sulla stampa ma che la maggioranza aveva considerato paradossale e neanche troppo elegante. Perché mentre gli atti parlano chiaro – Del Boccio non è dirigente ma istruttore direttivo di vigilanza, come certificato dalla Provincia su richiesta del segretario generale Gianpiero Attili – il tempismo dell’esposto racconta un’altra storia: piena campagna elettorale, e cinque anni passati senza che nessuno avesse sulla vicenda nulla da dire.

Il risultato? Un boomerang.

In aula la reazione è compatta. Il sindaco Giovanni Di Pangrazio parla senza giri di parole, definendo l’operazione fuori luogo e offensiva, tra l’altro paradossale perché generata da qualcuno che dovrebbe conoscere le regole elementari della pubblica amministrazione. Del Boccio sintetizza la vicenda e la chiama con il suo nome: “bassezza”. E quando si passa dalla politica al diritto, la norma risulta chiarissima: l’incompatibilità riguarda i dirigenti. Punto.

Il consigliere, da una vita nella Polizia Provinciale ricorda: “Mio padre è stato sindaco di Trasacco. Faceva consigli comunali fiume, con colleghi di cultura accademica, c’erano scontri anche accesi ma poi, dopo aver discusso di programmi, di delibere, quegli amministratori si ritrovavano con rispetto, magari la sera stessa. Questo attacco scomposto spiega perché la politica ha perso interesse tra la gente. Fare un esposto di questo tipo è un colpo basso che dà esempio di cattiva politica. In anni non ho mai avuto un rimprovero neppure verbale. Indosso la divisa con onore e rispetto. Avrei la facoltà di chiedere 10 giorni di tempo per presentare le memorie ma non lo farò perché è tutto chiaro ed evidente. Io non sono un dirigente e non l’ho voluto fare per la passione per la politica. Chiedo al consiglio di validare nuovamente la mia posizione – come già fatto all’inizio del mandato – perché quest’atto è una mancanza di rispetto per tutto il consiglio” 

Intervengono Carpineta, Iucci che cita Flaiano “la situazione è grave ma non è seria”, Chiantini, Simonelli e poi il voto certifica tutto: contestazione respinta, aula contraria, qualche astensione nella minoranza (3). Nessun voto favorevole all’ “esposto elettorale” di Cesareo.

Ma il vero segnale arriva nel finale, quando i toni si abbassano e restano i bilanci. Il presidente del Consiglio, Fabrizio Ridolfi, ringrazia tutti e incassa il riconoscimento dell’opposizione (Genovesi) per la correttezza istituzionale.

Poi tocca al sindaco. E qui, tra ringraziamenti e numeri snocciolati (dirigenti inseriti, organico rinnovato, 30 nuove persone assunte, macchina comunale rimessa in moto), e un po’ di commozione, arriva la chiosa finale: “abbiamo rimesso in piedi la struttura del comune. Altri sindaci ci vengono a chiedere i dirigenti, perché abbiamo inserito figure eccellenti, abbiamo preso finanziamenti non chiedendoli a qualche amico ma grazie alla competenza tecnica e alla correttezza istituzionale che regge la Repubblica”. Poi la battuta: “Chi verrà dopo, tra cinque anni, troverà tutto pronto”.

Messaggio semplice: abbiamo lavorato tutti insieme. E chi ha provato a sporcare il finale, è rimasto con un pugno di niente.

Coalizione Di Pangrazio Sindaco 2026