Libertà e Covid. Contraddizioni e trappole dal Green Pass allo Spid navigando in internet

Noi tutti ci dichiariamo per la libertà,

ma nell’utilizzare la medesima parola

non tutti le diamo lo stesso significato“.

lo diceva Abramo Lincoln che di libertà se ne intendeva. Mi piacerebbe discutere della libertà in tempo di Covid e di come essa sia intesa.

Ve lo ricordate quando cantavamo “Ma il cielo è sempre più blu”? Tutti assieme in un afflato d’amore, dai balconi, sui tetti e sporgendoci dalle finestre ci dicevamo l’un l’altro : “Andrà tutto bene” (mai affermazione ha portato più sfiga).

Nessuno al mondo avrebbe immaginato che gli amorosi italiani si sarebbero poi becchettati tra loro, come i proverbiali capponi di Renzo.

Ed ecco che bande di No-Vax  inveiscono contro coloro ai quali, prima, sorridevano dai caseggiati.

LA DISILLUSIONE

Siccome in natura “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma” il bersaglio è mutato e il popolo “no vax” è diventato “Anti Green Pass”, acerrimi nemici di quel curioso documento che, secondo le intenzioni degli estensori, avrebbe dovuto porre un freno al contagio.

Tutto fa brodo pur di combattere qualcosa.

Diamine se uno s’è fatto due vaccinazioni e naviga verso la terza sicuramente non nuoce più alla comunità e invece no. Gli esperti ci fanno sapere che seppur vaccinati si può prendere il virus, ma questo, fate mente locale, lo abbiamo sempre saputo.

Cosa ripetono i medici a coloro che si vaccinano per prevenire l’influenza stagionale? “Il malanno puoi beccartelo ugualmente ma in una forma leggera”.

Se i vaccini funzionano così, stessa cosa dovrebbe accadere col Coronavirus… .

Eravamo, stranamente, convinti del contrario ma, triste risveglio, scopriamo che sebbene immunizzati, si può comunque essere contagiati e portatori dell’epocale virus.

Una domanda sorge spontanea “ma allora il Green Pass a che serve”?

In primis verrebbe da pensare che sia utile a rompere le scatole alla gente, poi, ripensandoci bene, costituisce uno stimolo che posiziona i riottosi sulla strada del prezioso antidoto.

Ecco, quindi, l’obbligo di questa certificazione tanto odiata e la relativa punizione ai trasgressori.

Ai lavoratori privati non “Green-muniti” cala sul collo la sospensione immediata ma “senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro“.

Quasi quasi conviene presentarsi in ufficio senza ‘sto pezzetto di carta e ottenere, così, un ulteriore permesso. Non è retribuito, ma utile per chi ha altro da fare.

Contraddizioni

Le contraddizioni non terminano qui, perché avanzando di scoperta in scoperta cosa salta fuori?

Se il tampone fatto in mattinata risulta essere negativo, una successiva analisi alla sera potrebbe fornire il risultato opposto. Sarebbe utile un continuo “leva e metti” dal naso di quell’affare diagnostico ma è praticamente impossibile da realizzare.

Spulciando la Costituzione Italiana altre contraddizioni ci corrono festosamente incontro.

L’ articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Nel passo successivo a seguire: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Salute e tamponi

Tamponi e mascherine non sono gratuiti e questo fa pensare che la salute sia a pagamento e lo stare bene a volte è garantito ed altre no.

Strana democrazia, la nostra, che somiglia sempre più a una forma di diseguaglianza sociale. Alcuni possono “tamponarsi” e “mascherarsi” e altri no.

Questo non interessa agli odiatori del Green pass che vedono tutte le anomalie liberticide unicamente concentrate in questo pezzo di carta. 

L’obbligo del passaporto verde rappresenta la seconda contraddizione cui facevo cenno. Il trattamento può essere reso obbligatorio per legge a meno che si travalichino “i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Se il Coronavirus è inoppugnabilmente nocivo alla salute pubblica (come credo sia) perché non si applicano i dettami della Costituzione (sempre nel rispetto della persona umana) rendendo obbligatoria la vaccinazione?

LIBERTÀ’ VIOLATA

Il Green Pass solleva l’indignazione di taluni quasi sia l’unico atto liberticida. La realtà ci dice, invece, che siamo quotidianamente limitati nella nostra indipendenza.

Non trovano assurdo, le sensibilità democratiche, il divieto di fumare nei luoghi pubblici o nelle sale di attesa per non parlare dei cani e degli altri animali? Qualcuno dirà: “caro Leo guarda che il fumo passivo nuoce gravemente alla salute”, certamente, ma anche il contagio bene non fa e tanto meno gli animali a chi è allergico (e sono altre contraddizioni).

Informatica e libertà

Violare la libertà, ormai, sta diventando un sistema istituzionalizzato.

Prendiamo la richiesta dell’ormai tanto indispensabile SPID. Ne volete uno? Provateci. Arrivati, ignari, all’ufficio postale o dove può essere invocato questo passepartout si entra in un tunnell di disperazione. Compilati i moduli bisogna possedere uno “smartphone” o un computer per terminare la procedura di acquisizione.

Nel caso di Poste Italiane bisogna anche richiedere una password per usufruire di un servizio con il quale si accede ad un ulteriore servizio che finalmente consente l’accesso al servizio con la procedura SPID. Tutto questo bestemmiando come un camallo genovese.

Tassazione occulta o falsamente indotta

Dove, in tutto questo risiede la libertà? Un anziano o una persona poco pratica di “cose informatiche” diventano novelli portatori di handicap. Non sono autosufficienti quindi costretti a chiedere aiuto, qualche volta pagando.

I servizi “on-line hanno aggiunto alla già impervia vita del cittadino quelle che sono vere e proprie tasse. Serve uno smartphone (soldi) o un computer (altri soldi).

C’è poi il canone internet per il PC (sempre soldi) e quello per lo smartphone (ancora soldi). Se Tizio non desidera usufruire di connessioni, per quale strampalato motivo deve obbligatoriamente esserne munito pagando, di fatto, una ulteriore tassa?

L’art. 53 della Costituzione, sancisce che ogni contribuente deve partecipare alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Queste tasse occulte non volute, invece, sono versate indistintamente da ricchi e poveri, famiglie in difficoltà economica e benestanti.

Ci sono poi i cookies che in inglese significano “biscottino” ma che in informatica significano “spionaggio”. Se non si accettano questi “dolcetti” inviati dal sito che vogliamo consultare si è estromessi dal suo accesso. Accondiscendendo l’utente è, però, tracciato.

Il titolare del sito può registrare la zona dalla quale si è collegati, le pagine consultate, gusti e talvolta anche dati sensibili. Si è spiati, schedati e questo con buona pace di quella libertà che è rivendicata dagli avversatori del Passaporto Verde.

Ma di quale libertà stiamo parlando? Perché coloro che si oppongono al Green Pass non si occupano anche di questo che forse è ancor più importante?

Temo che dei sacrosanti principi libertari se ne freghino tutti, eccezion fatta per quelle cose per cui si può essere bastian contrari ottenendo risalto o lucro. Dite di no? Sperèm. Intanto ci godiamo le “Green Tass“. Saluti da un metro e mezzo di distanza.

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