Lo Stretto di Hormuz? Non solo “arma” di dissuasione: scrigno di meraviglie dalla Valle dell’Arcobaleno, alle Spiagge Rosse e al Dio Zoroastro dei Persiani

La Spiaggia Rossa dell'Isola d Hormuz (Foto tratta dal sito www.irun2iran.com/it)

Chi non ricorda Tobruk? Durante la prima guerra mondiale fu lo storico assedio che vide schierate le forze dell’asse Italo-tedesco contro le truppe della perfida Albione. Gli inglesi disponevano dei temibili carri Matilda dalle corrazze impenetrabili mentre le truppe dell’asse schieravano i Panzer nazisti e le famose “scatolette di sardine” della italica Divisione Ariete. Le cose durarono per oltre duecentonovanta giorni finchè i crucchi pensarono di usare i insolitamente i cannoni antiaerei da 88 mm. contro i carri anglosassoni, quelle bestie meccaniche definite: “le regine del deserto”.

Oggi le cose si stanno ripetendo con lo stretto di Hormuz, ma mentre all’epoca, oltre alla divisione Ariete e Trieste del regio esercito, c’era l’Afrika Korps comandata da Erwin Rommel “la volpe del deserto“, le truppe americane sono guidate da Trump il “Taco” (Trump always chickens out – Trump fa sempre marcia indietro). Pare di vedere una scena di Karate Kid: “Apri lo stretto, chiudi lo stretto“. Gli USA schierano ad Hormuz fior di navi da battaglia ma gli esiti sono esigui nonostante il volume di fuoco in campo.

Chi ci pensava allo stretto di Hormuz? Nessuno sapeva manco che esistesse. Adesso è alla ribalta e tutti i media ne straparlano. Ma di che roba si tratta? Lo stretto di Hormuz è forse, un famoso, allampanato, attore Iraniano? “Hormuz!” è il rumore del flato che si emette a fine pasto? È un dolce tipico arabo come il Parrozzo in Abruzzo? (“Per favore mi dia una fetta di Hormuz, quella con la ciliegina grazie!”). Insomma di cosa si parla? Vediamolo insieme,,, ,

Lo Stretto di Hormuz è attualmente uno dei luoghi strategicamente più importanti della Terra. È una sorta di canale a forma di gomito che separa la Penisola arabica dalle coste dell’Iran e collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman. Il fatto, poi, che questo passaggio marittimo separi le coste dell’Iran da quelle degli Emirati Arabi Unti ne aumenta considerevolmente l’importanza. In queste acque transita circa il 20% del petrolio globale e dal 20% del GNL.

Dopo i bombardamenti sull’Iran da parte della “strana coppia” Trump/Netanyahu, un commentatore del Tg (non vi dico quale) disse: ”mi pare strano che gli iraniani non abbiano ancora chiuso lo stretto di Hormuz…”. “Ohibò!– si dissero gli Ayatollah – Non ci avevamo pensato!” Detto fatto: il giorno dopo l’Iran ne annunciava la chiusura! 

Una cosa sfugge ai più: il suo fondale ospita anche una fitta rete di cavi sottomarini, cruciali per le comunicazioni digitali. L’Iran ha già annunciato che ha l’ “intenzioncella” di usare le forbici su quei cavi e rendere telematicamente muto mezzo mondo.

Ecco cosa dice il governo iraniano: “Dallo Stretto di Hormuz non passano solo petrolio e gas, ma anche una fitta rete di cavi sottomarini. Se venissero tagliati, una catastrofe digitale si abbatterebbe sui Paesi del Golfo“.
I cavi in fibra ottica, che attraversano i fondali dello Stretto di Hormuz, costituiscono la spina dorsale delle comunicazioni globali. Se Teheran decidesse di tranciarli, le conseguenze potrebbero avere effetti desolanti fino in Europa: Internet potrebbe subire ritardi causando danni alle reti elettriche, ai mercati finanziari, al settore sanitario considerando la telemedicina.

Lo stretto prende il nome dal dio persiano Zoroastro, Ahura Mazda. Il Regno di Hormuz  è stato una delle talassocrazie più potenti e ricche del Medioevo, trasformando un’isola arida e senza acqua dolce in quello che i contemporanei definivano il “centro del mondo”. A chi interessa, una talassocrazia è il dominio che uno stato esercita attraverso la supremazia marittima. Si fonda sul controllo delle rotte commerciali, dei porti e delle aree costiere per ottenere egemonia economica e militare. La parola deriva dal greco Thalassa, mare. “Thalassa! Thalassa!” (il mare! il mare!), nelle Anabasi di Senofonte, fu il grido di esultanza dei diecimila mercenari greci quando finalmente arrivarono al mar nero!

Inizialmente il regno era posto sulla terraferma vicino all’attuale Minab, in Iran. Intorno al X secolo, era il porto principale per la regione del Kerman.  Siccome i mongoli altro non facevano che continue e devastanti incursioni, nel 1301 il sovrano Baha ud-Din Ayaz si disse: “È meglio che ce ne andiamo”, quindi prese armi e bagagli, popolazione inclusa, imballò tappeti e minareti trasferendosi sull’isola di Jarun che sarebbe l’attuale isola di Hormuz a pochi chilometri dalla costa.

Se l’isola era disponibile, un motivo doveva pur esserci e infatti la totale mancanza di acqua dolce e le temperature estremamente alte costringevano gli abitanti a vivere arsi dalla sete e in ammollo nel mare per tutto il giorno. Però… era un posto di passaggio, di posizione strategica, proprio all’imbocco del Golfo Persico e le cose, infatti, non andarono poi così male: divenne presto un emporio leggendario.

Tra il XIV e il XV secolo, il Regno di Hormuz controllava quasi tutto il commercio marittimo tra l’India, l’Africa Orientale e il Medio Oriente. Ci andò due volte persino Marco Polo che andava ovunque e in qualità di mercante arraffava la marce portata colà da navi cariche di spezie, pietre preziose e tessuti d’oro.

Perfino i cinesi se ne interessarono e l’ammiraglio Zheng He vi approdò con la flotta imperiale nei primi del XV secolo, trovando il posto come uno dei regni più raffinati ed eleganti della zona. 

Poteva mai sfuggire la cosa agli europei ai quali, quando possono sfruttare un popolo non par vero? Eccoti arrivare Il generale portoghese Afonso de Albuquerque. Il tizio conquistò l’isola e vi costruì il Forte di Nostra Signora della Concezione. Per più di cento anni Hormuz divenne uno Stato sottomeso al Portogallo, regalando a Lisbona il monopolio sulle rotte del Golfo.

Poi lo Scià persiano Abbas I, personcina non molto trattabile, nel 1662, si fece girare i cosidetti e con il supporto navale della sempiterna Compagnia britannica delle Indie Orientali, assediò prima e riconquistò poi, l’isola. Allo Scià, però, come andavano le cose su quello scoglio non piaceva proprio, quindi spostò le attività commerciali nel nuovo porto di Bandar Abbas sulla terraferma. Hormuz perse tutta la sua importanza e divenne un villaggio di pescatori.

Una fetta di Tomshi?

Hormuz ha una particolarità incredibile: la terra si può mangiare! L’isola è ricca di ematite chiamata dal popolo Gelek.
Questa polvere minerale è utilizzata come spezia per cucinare un pane tradizionale che si chiama Tomshi ed anche per condire il pesce. Probabilmente è l’unica parte del mondo dove il suolo è un ingrediente di cucina. Andando in Iran assaggiate la salsa mahyawa che pare sia stata inventata da Avicenna, fatta col pesce fermentato e che potrete gustare su una bella fetta di Tomshi: cosa c’è di meglio che un pesce andato a male spalmato su una fetta di terra?

Se vi scappa l’uzzolo di prendere un traghetto da Bandar Abbas (quanti braccianti della bassa Lomellina lo fanno…) potete arrivare all’isola di Hormuz. Qui godrete delle sue spiagge rosse. Quando il mare scivola sula battigia o la pioggia bagna le montagne, l’acqua si tinge di rosso cupo creando l’illusione di un mare di sangue.
Ma i colori non terminano qui. Oltre al color rosso il suolo presenta sfumature gialle, bianche, arancione e verdi.
Ogni anno gli artisti locali creano enormi tappeti di sabbia sulla spiaggia utilizzando esclusivamente le terre colorate dell’isola disegnando motivi geometrici e mitologici, un po’ come l’infiorata di Genzano.
Volendo ancora vagare per l’isola ci sono le montagne di sale dove il vento ha scolpito immagini fantasiose. C’è talmente tanto turismo in quel posto che la gente del luogo, disperata, offre da mangiare e gite gratis ai visitatori.

Volete vedere un posto particolare? Ecco la Valle Arcobaleno. Oltre 70 colori adornano montagne e canyon. I rossi derivano dagli ossidi di ferro, i verdi e i blu dal rame, i gialli dallo zolfo e altri minerali contribuiscono ai colori arancione, viola e bianco. Occhio: ci sono pure i sentieri escursionistici che permettono di esplorare la zona da vicino.

Non vi è venuta la voglia di una bella scorpacciata di terra in mezzo al sale o su una spiaggia rossa? Difficile resistere alla tentazione.
Dimenticavo… Nello stretto si verifica il termoclino. Questo fenomeno ha un impatto significativo sulla propagazione del suono sott’acqua e di conseguenza, sul funzionamento del sonar e dell’ecoscandaglio, per cui è difficile rilevare i piccoli sottomarini iraniani e le mine. Brutto cliente per Trump! Oddio alla fine gli rimangono Cuba e Groenlandia ammesso che i Russi e gli europei stiano buoni. Me la fate dire una? Mai visto un presidente degli Stati Uniti fare così tante figuracce in poco tempo. Vabbè tanto poi si sfoga col Papa che è pure un suo compaesano… .

Un saluto